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Bolzano - Ennesimo attacco alla solidarietà e all’accoglienza non istituzionale

Una nota di SOS Bozen e del Collettivo Mamadou rispetto alle affermazioni dell’assessore Repetto e del sindaco Caramaschi

16 luglio 2017

Bolzano è ormai da tempo un crocevia dei flussi migratori. Chi arriva dal nord Europa, o chi cerca di andarsene dall’Italia e viene respinto al Brennero, per una serie di motivi si trova costretto a fermarsi a Bolzano e, in assenza di servizi preposti, vivere in strada. Pur se i numeri di migranti in transito sono minori di altre zone di confine, la gestione è molto simile a quella che vediamo in atto a Ventimiglia.

Le istituzioni locali appaiono totalmente impreparate a fornire delle risposte che garantiscano la dignità ed i bisogni primari ai circa 200 invisibili che vivono in strada. Anzi, ne ostacolano la vita attraverso gli sgomberi dei piccoli accampamenti e con interventi diretti a limitare la loro presenza.
Circa 80 tra pachistani e afghani, nonostante abbiano deciso di fare regolare richiesta d’asilo, sono ancora in strada per le tempistiche incerte, altri richiedenti asilo subiscono l’effetto di una illegale circolare provinciale - la cosiddetta Critelli - e non hanno garantita né l’accoglienza né i servizi a cui avrebbero diritto.
Le uniche risposte a questa situazione vengono date dagli attivisti e volontari solidali che cercano incessantemente di trovare soluzioni alternative, anche nelle proprie abitazioni, o forniscono loro viveri e beni di prima necessità.
Tuttavia la solidarietà, come a Ventimiglia, viene interpretata dalle istituzioni come un fastidioso impiccio, non solo perché mette in mostra i limiti delle scelte istituzionali, ma perché ha anche il coraggio di mantenere la propria indipendenza senza farsi cooptare ed appiattire.
L’ultimo episodio in ordine tempo è di un paio di giorni fa, quando l’assessore Repetto e il sindaco Caramaschi di Bolzano hanno accusato i volontari di essere i responsabili degli accampamenti informali perché forniscono indumenti e coperte e di non voler lavorare in sinergia con gli enti preposti ai servizi di base.

SOS Bozen, un nutrito gruppo di volontari che oramai da anni lavora quotidianamente per strada, attraverso un comunicato, critica apertamente questa narrazione fuorviante.
"In merito alle vergognose dichiarazioni uscite venerdì 14 luglio sul quotidiano Alto Adige, a firma Campestrini, esprimiamo totale disappunto per l’attacco e le illazioni espresse da chi, a livello istituzionale, ha il dovere di portare avanti un’accoglienza degna per tutti e tutte. Invece sindaco e assessore perdono il loro tempo a rilasciare dichiarazioni totalmente insensate e dettate da necessità politiche e interessi di parte".
"I volontari di SOS Bozen - continua la nota, sottofirmata anche dal collettivo Mamadou - hanno una formazione e delle competenze formatesi in itinere e attraverso un duro lavoro in strada a tal punto che la rete dell’associazione, nell’ultimo anno in particolare, collabora con altre a livello nazionale. Non accettiamo di essere chiamati "volontari" con un virgolettato che sa di beffa; continueremo il nostro lavoro in strada senza se e senza ma, che che ne pensino sindaco o assessore.
Da tempo chiediamo all’amministrazione comunale di aderire al progetto SPRAR proprio per non ritrovare persone a dormire e mangiare per strada; una battaglia che abbiamo vinto in parte dopo un’innumerevole serie di incontri e scontri. E dopo che le istituzioni locali hanno cominciato, di fronte alle nostre richieste di accoglienza degna, a bollarci come fascisti, proprio loro che accecate dall’ideologia securitaria e del decoro rincorrono i deliri razzisti della destra.

La militarizzazione dell’area di Piazza Verdi è l’ennesima trovata di un’amministrazione piegata alle logiche di un’accoglienza istituzionalizzata dove fiumi di denaro pubblico vengono spesi senza un briciolo di lungimiranza!

Sequestrare coperte, sacchi e pelo, kits igienici a persone che dormono per strada da tempo, materiale tra l’altro fornito da Medici Senza Frontiere, è talmente disumano da andare oltre a qualsiasi logica di gentrificazione; si chiama, senza mezzi termini, razzismo istituzionale.
Manteniamo il "salotto" bolzanino, tutto il resto sotto il tappeto.
A tutto questo non ci stiamo e per questo continueremo a portare il nostro corpo per strada contro logiche razziste e legalitarie. Ieri, oggi e domani!"

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