logo

Documento a cura del
Progetto Melting Pot Europa
web site: http://www.meltingpot.org

redazione@meltingpot.org

Home » Cittadinanze » Notizie, approfondimenti, interviste e appelli

Iuventa: ultimi preparativi ed istruzioni prima di partire

Durante la missione la nave umanitaria potrebbe incrociare la Guardia costiera libica o la nave nera C-Star

24 luglio 2017

Video intervista a Pia, capitano delle missione e secondo report a bordo della Iuventa impegnata in operazioni SAR nel Mar Mediterraneo.

- Leggi il primo report: Sulla nave Iuventa ci si prepara a salpare

Per la prossima missione mi aspetto, come sempre, l’imprevedibile”, commenta Katherine, il comandante della Iuventa poco prima della partenza della nave dal porto di Malta. “Ma questo non significa che non abbiamo alcun dato”.
Ieri infatti, dopo una settimana di relativa calma sono ricominciati i salvataggi, spiega al resto dell’equipaggio, e più di 400 persone sono state portate in salvo.
Il tempo è soleggiato e stabile, ma al contrario dei molti turisti che affollano l’isola per noi questo non significa che ci sono le condizioni ottimali per andare in spiaggia. Significa, invece, che probabilmente le imbarcazioni precarie e cariche di vite e speranze ricominceranno a partire dalla Libia, che ci sia qualcuno a soccorrerle o meno.
Attualmente ci sono diverse navi, come quelle di MSF o la Vos Hestia di Save the Children, nella zona SAR pronte ai soccorsi, ma potremmo non incontrarle. Se oggi e domani infatti avverranno molti salvataggi, queste navi ritorneranno con donne, uomini e bambini soccorsi verso le coste italiane, compiendo un viaggio che tra andata e ritorno potrebbe occupare diversi giorni. Questo vuol dire che c’è la possibilità che quando arriveremo sulla prima linea saremo i soli attori presenti.

Non saremo lì solo a soccorrere le persone: avere la possibilità di monitorare quello che accade in quel tratto di mare aperto è riconosciuto da tutti come un’azione fondamentale. Per esempio per registrare i comportamenti della Guardia costiera libica.
O meglio delle varie fazioni delle Guardie costiere: è importante ricordare che non c’è un vero e proprio governo alle spalle delle guardia costiera libica, ma nemmeno un comando centrale. Alcune pattuglie si comportando seguendo le leggi del mare con lo scopo di aiutare chi si trovasse in difficoltà. Altre fanno riferimento a gruppi armati minori, e non di rado sono proprio queste che gestiscono il traffico di esseri umani. Il loro interesse è esclusivamente economico, chi paga meglio ha l’ultima parola.
Secondo le testimonianze raccolte nel rapporto “L’inferno al di là del mare” di Oxfam, MEDU e Borderline Sicilia, i migranti raccontano di essere stati picchiati, abusati, venduti e arrestati illegalmente dalle milizie locali, dai trafficanti di esseri umani e dalle bande armate che “controllano” gran parte del territorio libico.

Questa pluralità e diversità di intenti, se così si possono definire, all’interno della Guardia costiera riflette i comportamenti che potrebbero aver in mare. E’ successo che gli agenti siano stati molto cortesi, non solo aiutando le navi delle ONG a soccorrere i migranti, ma anche condividendo una tazza di the con l’equipaggio dei volontari. Tuttavia è avvenuto anche l’esatto contrario: hanno infatti interferito con le operazioni di salvataggio, hanno avuto atteggiamenti minacciosi e aggressivi, arrivando perfino ad aprire il fuoco contro una delle navi di ricerca e soccorso.
Secondo quanto raccolto da Human Rights Watch "il 10 e il 23 maggio, forze della guardia costiera libica sono intervenute, in acque internazionali, in operazioni di soccorso già avviate da ONG, tenendo comportamenti minacciosi, tali da poter creare panico, e senza fornire giubbotti di salvataggio a persone in cerca di soccorso su imbarcazioni inadatte alla navigazione. Il 23 maggio alcuni gruppi non-governativi hanno visto, e filmato, degli agenti della guardia costiera libica mentre sparavano in aria, e hanno raccolto testimonianze dai sopravvissuti secondo cui gli agenti avevano anche sparato in acqua dopo che le persone, in preda al panico, si erano tuffate in mare".

Nel qual caso dovessimo incrociare le motovedette regalate dal governo italiano a Serraj oppure altre imbarcazioni della Guardia costiera libica, le procedure possono essere molto diverse: all’inizio è consigliabile mantenere un rapporto amichevole e cercare di tenere la situazione più calma possibile, anche nel caso di un abbordaggio.
La Guardia costiera è infatti autorizzata a controllare le navi poco al di fuori del limite delle proprie acque territoriali, e non è improbabile che decidano di salire a bordo per controllare i documenti ed ispezionare la nave. In questo caso si cerca di dialogare consegnando ciò che viene richiesto, cercando di evitare ulteriori problemi. Nel caso in cui invece ci fosse una pattuglia molto aggressiva esiste una procedura di lock down. Tutto l’equipaggio si deve recare nel reparto macchine, dove una porta viene sigillata chiudendo tutti dentro. In questa stanza non solo vi sono provviste e dispositivi medici, ma è possibile governare l’intera nave riportandola verso Nord, impedendo a chiunque altro di accedere ai comandi sul ponte.

In tutte queste variabili c’è un punto fermo: “La Iuventa non aiuta o supporta nessuno che intenda riportare i migranti in Libia o in un altro Paese africano”, sottolinea Katherine alla mia domanda. E la Guardia costiera potrebbe non essere più l’unica interessata a farlo.

Siamo in teoria alla vigilia dell’arrivo nel Mediterraneo della C-Star, la nave nera degli identitari con a bordo mercenari e paramilitari. C’è molta curiosità a proposito, poiché è davvero imprevedibile capire cosa realmente abbiano intenzione di fare in mare aperto. Soccorrere i migranti per consegnarli alla Guardia costiera libica? Semplicemente osservare il lavoro delle ONG o cercare di interferire con le loro operazioni?
Dalla Iuventa tutti seguono con attenzione i movimenti di questa nave, che due giorni fa ha lasciato il canale di Suez per dirigersi verso un porto ancora sconosciuto. Anche in questo caso diventa fondamentale monitorare e registrare ogni contatto che potrebbero avere sia con le navi umanitarie sia con i libici, ma soprattutto con le imbarcazioni dei migranti.
Un altro aspetto che può mettere seriamente a rischio le operazioni di salvataggio è il codice di condotta delle ONG voluto da Minniti.
Secondo il professore Fulvio Vassallo Paleologo "il codice è privo di basi legali vincolanti ma, in linea con la macchina del fango che per mesi ha martellato sulla distinzione tra ONG buone e cattive a seconda dei loro rapporti con la polizia, avrà l’effetto di produrre una caduta degli attuali livelli di coordinamento operativo in mare, finora garantiti anche dalla Guardia Costiera di Roma, ed una ripresa dei naufragi, in questo ultimo periodo diminuiti, dopo l’impennata di giugno, quando si era permesso alla sedicente Guardia Costiera libica di operare anche in acque internazionali. Risultato, decine di morti e dispersi ogni settimana". Sempre secondo lo studioso "sull’accettazione del Codice di condotta si gioca la militarizzazione delle navi private che fanno soccorso umanitario. Chi lo accetta sarà nelle mani del Ministero dell’Interno, anche a scapito del soccorso in mare. Minniti dichiara come un grande progresso l’invio di una motovedetta della Guardia di Finanza nella zona SAR libica, non per salvare vite ma per sorvegliare le ONG ed aiutare la sedicente Guardia costiera libica. Esattamente la stessa missione che si proponevano quelli di Generazione identitaria, con il loro catorcio C-Star che vaga ancora nel Mediterraneo orientale. Tanto al posto loro funzionano meglio le motovedette di Minniti".

Mentre scrivo si stanno svolgendo gli ultimi preparativi prima della partenza: si ricarica la nave di carburante, d’acqua potabile e delle provviste per le prossime settimane. Si toglie ogni tipo di spazzatura, un altro problema durante la missione. Tutto il rifiuto prodotto va conservato per due settimane.
Il capitano Pia ci tiene a sottolineare che le operazioni hanno già un altissimo costo ambientale, tra barconi lasciati in mare e idrocarburi bruciati dalla Iuventa, e per questo ha intenzione di essere molto rigida sulle cose da lanciare in mare. “I rifiuti organici vanno bene, ma non vi azzardate a buttare a mare nemmeno un mozzicone di sigaretta o una bottiglia d’acqua”.
Non è l’unica ad essere così preoccupata per l’ambiente: l’equipaggio è composto da un paio di vegani, tra cui lei stessa, e diversi vegetariani. Inoltre il primo ingegnere arriva da una lunga esperienza con Sea Shepherd, una nave che si occupa della salvaguardia dell’ambiente marino e dei suoi abitanti, principalmente inseguendo e impedendo alle baleniere illegali di colpire gli animali.

Dal momento in cui salperemo ci vorranno tra le 24 e le 26 ore per arrivare nella zona SAR. L’arrivo è previsto per martedì mattina, ma già da lunedì notte dovremo essere pronti ed operativi in qualsiasi momento. La connessione internet sarà molto debole e rara, prevalentemente riservata per le comunicazioni del ponte di comando. Ogni volta che sarà possibile tuttavia manderemo un testo per aggiornare la situazione e rendere pubblico cosa accadde in quel lembo di mare. Un mare che è già un cimitero, e che per cinica scelta dei governi europei è conosciuto come il confine più mortale al mondo.