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Óscar Camps (Proactiva Open Arms): "Ci vuole più di qualche sparo in aria per farci tornare a casa"

Daniel Martín, El Mundo - 16 agosto 2017

17 agosto 2017

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- Il direttore della ONG denuncia il ruolo della Libia e l’Unione europea nella crisi del Mediterraneo
- La guardia costiera libica minaccia una delle imbarcazioni di salvataggio di Proactiva Open Arms

Óscar Camps, Proactiva Open Arms. Foto: David S. Bustamante

Nell’ultima settimana tre ONG che operavano lungo la costa libica realizzando operazioni di soccorso in mare hanno deciso di ritirarsi o interrompere temporaneamente la propria attività per motivi di sicurezza.

Dinanzi al lavoro di queste organizzazioni, le imbarcazioni del paese nordafricano non esitano ad aprire il fuoco, per il momento sparando in aria, come hanno potuto verificare direttamente, qualche giorno fa, i membri dell’equipaggio dell’imbarcazione Golfo Azzurro, della ONG spagnola Proactiva Open Arms. Tuttavia, le misure dissuasive non basteranno a far desistere questa “ONG di nerd con una nave presa in affitto”, come sono soliti definirsi.

“Abbiamo pensato di usare giubbotti antiproiettile al posto dei giubbotti di salvataggio. Ci vorrà ben più di qualche sparo in aria per farci tornare a casa”, ha affermato stamane il suo direttore e fondatore, Óscar Camps, durante una conferenza stampa tenutasi in occasione della sua partecipazione ad un corso sui rifugiati all’Universidad Internacional Menéndez Pelayo (UIMP), nella città di Santander, dove ha duramente criticato tanto il ruolo della Libia come quello svolto dall’Unione Europea nella crisi dei rifugiati del Mediterraneo: “Le acque internazionali si sono trasformate nel buco nero, o nel tappeto, sotto al quale l’UE nasconde le cose più disgustose”.

Per Camps, “dal cuore dell’Europa si è cercato di mettere in atto una vera e propria manipolazione riguardo alla crisi dei rifugiati”. “In realtà, quanto accaduto nel Mediterraneo è il risultato di una messinscena che va avanti da tempo.

Nel 2016 si è iniziato a screditare le ONG con campagne ben orchestrate atte a minare la nostra credibilità. Hanno detto che rappresentavamo un fattore di attrazione per i rifugiati o che avevamo rapporti con le mafie. I Pubblici Ministeri di Palermo e Catania - entrambe città siciliane - hanno affermato che ricevevamo finanziamenti illegali, arrivando così a toccare gli stessi donatori e finendo per pregiudicare le ONG, che sono testimoni scomodi”, ha dichiarato il direttore di Proactiva, convinto del fatto che dopo aver tentato di fermare il loro lavoro “per vie civili” senza esservi riusciti, ora “proveranno a farlo militarmente”, riferendosi agli spari della guardia costiera libica. Questo martedì [15 agosto 2017 n.d.r.], lo stesso Camps ha avvertito dal suo account Twitter dell’abuso commesso dalle motovedette libiche per far sì che la Golfo Azzurro, la nave di Open Arms, le seguisse fino al porto, atto che ha definito come un “sequestro” durato più di un’ora e mezza.

Una Guardia Costiera che, come ha ricordato Camps, “è finanziata dalla UE”. “Uno degli obiettivi perseguiti dall’Europa, e dall’Italia in questa fase di piena campagna elettorale, è stato quello di generare nel Mediterraneo un caos inesistente. Hanno passato ai media una serie di informazioni infondate, senza ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, al solo scopo di creare la falsa necessità di mettere ordine nel Mediterraneo”, ha dichiarato per condannare, inoltre, il codice di condotta che il Governo italiano ha imposto alle ONG per poter operare al largo delle proprie coste.

Secondo Camps, il prossimo passo dell’UE, riguardo alla Libia, sarà quello di “fornire credibilità ad un Governo che non la merita, ad un paese che tortura, sequestra e non ha il pieno controllo del suo stesso territorio. Come possiamo negoziare con un paese instabile?”, si chiede l’imprenditore di Barcellona fondatore di Proactiva, alludendo allo stato di frammentazione politica nel quale versa il paese africano. “Uno Stato fallito”, stando alle sue parole, con un Governo riconosciuto dall’ONU, quello di Tripoli e zone limitrofe, e un altro che controlla circa il 60% del territorio.

La Libia diventerà un altro di quei paesi che dovremo pagare profumatamente affinché trattenga, per via civile o militare, le persone che vogliono fuggire”, si sbilancia il direttore della ONG, accompagnato durante il suo intervento dal giornalista Antonio Pampliega, sequestrato in Siria per 299 giorni dal Fronte al-Nusra, fazione affiliata ad Al-Qaida.

Entrambi hanno criticato la “deliberata inerzia” dell’UE in materia di soccorso ai rifugiati, sottolineando particolarmente la difficile condizione delle donne. “Il numero di donne che riusciamo a salvare è molto inferiore rispetto a quello delle donne che scappano dai propri paesi. Tutte quelle che arrivano sono state stuprate, vengono stuprate in maniera sistematica. Molte restano incinte in seguito agli abusi. Trascorrono molti anni in Libia e lì vengono usate come giocattoli sessuali. La vita di un nero in Libia vale meno di niente”, ha asserito Camps, alle cui parole Pampliega ha aggiunto che “molte madri rasano la testa delle proprie figlie affinché sembrino maschietti, dato che ai libici non importa che abbiano appena 14 anni”.

L’equipaggio di Open Arms di ritorno dalla missione

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