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Le organizzazioni umanitarie: l’Italia ci sta costringendo a interrompere il salvataggio dei migranti in mare

Anna Momigliano, The Washington Post - 15 agosto 2017

23 agosto 2017

- Link all’articolo originale (ENG)

Milano. Il Mediterraneo centrale è una delle rotte migratorie più mortali del mondo: l’anno scorso, 4.576 migranti hanno perso la vita per raggiungere l’Italia dalla Libia, e più di 2.200 sono annegati nella prima metà del 2017, secondo quanto riportato dai dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni delle Nazioni Unite.

Nel tentativo di porre fine a queste morti, Medici Senza Frontiere - l’organizzazione vincitrice del Nobel per la Pace - ha pattugliato le acque per più di due anni, salvando 69.000 vite. Ma lo scorso sabato ha annunciato (12 agosto 2017 n.d.r.) che avrebbe fermato le operazioni in quest’area.

La sospensione, afferma Loris de Filippi, responsabile dei progetti di MSF in Italia, era dovuta a “minacce molto credibili” contro le navi di salvataggio da parte della guarda costiera libica. Ma il governo italiano, ha aggiunto, sta facendo la sua parte per rendere impossibile il salvataggio imponendo nuove restrizioni e requisiti ai gruppi umanitari che lavorano nell’area.

Le organizzazioni benefiche hanno costantemente pattugliato il Mediterraneo centrale dal 2015, riempiendo il vuoto lasciato da Mare Nostrum, la missione di ricerca e ritrovamento dell’esercito italiano, cancellato nel 2014 perché troppo dispendioso. In un primo momento, il governo italiano era lieto che altri gruppi stessero portando questo fardello economico e fisico. Ma quando gli arrivi dei migranti via mare ha subito un’impennata nel 2016, nel governo è cresciuta la preoccupazione che queste missioni di recupero stiano incoraggiando l’immigrazione. Negli ultimi mesi ha iniziato a inasprire i controlli sui gruppi che salvano i migranti.

Il governo italiano “ha fatto qualsiasi cosa in suo potere per creare condizioni sfavorevoli alle ONG come la nostra”, ha detto De Filippi al Washington Post durante un’intervista telefonica.

In luglio, il Ministro Marco Minniti, noto per la sua linea dura sull’immigrazione, ha minacciato di impedire alle ONG di ormeggiare nei porti italiani. Nei primi di agosto, la polizia italiana ha confiscato la nave dell’organizzazione benefica tedesca Jugend Rettet, accusandola di favorire l’immigrazione illegale. Ci sono state delle accuse a carico di un prete per aver aiutato l’organizzazione.

La scorsa settimana, il governo ha chiesto ai soccorritori di firmare un controverso “codice di condotta” che richiedeva loro di poter inserire ufficiali di polizia a bordo, di stare lontani dalle acque libiche (su un’area non ben specificata molto oltre i confini marittimi del paese) e di evitare di trasferire i migranti soccorsi da una barca all’altra. Molte ONG, compresa MSF, hanno rifiutato di firmare i documenti, affermando che essi confliggono con la loro missione e con la legge marittima internazionale.

Uno dei problemi principali, dice De Filippi, è che “per mantenere la neutralità” le navi umanitarie non possono avere personale delle forze armate a bordo. Un problema anche più grosso, ha aggiunto, è che proibire il trasferimento dei migranti recuperati da una nave all’altra renderà le missioni meno effettive, perché forzerà una nave a tornare indietro sulla terraferma il più in fretta possibile dopo aver soccorso pochi migranti. Le pratiche correnti di MSF è di trasferire i migranti recuperati su altre imbarcazioni già quasi piene o che si stanno già dirigendo verso la terraferma, lasciando così più navi libere di continuare a pattugliare il mare.
Questo codice di condotta è fatto in modo da rendere le navi delle ONG meno effettive”, dice Matteo de Bellis, un ricercatore sulle migrazioni presso Amnesty International. “È il risultato delle sbagliate convinzioni secondo le quali i soccorritori attirino più migrazioni”.

Gianfranco Schiavone, il vice-presidente di ASGI, un istituto di ricerca sul diritto migratorio, concorda col fatto che il codice di condottaè disegnato specificatamente per inibire il lavoro delle navi umanitarie”. Ma afferma che “non ha comunque valore legale” perché confligge con la legge internazionale, che sottolinea la necessità che le missioni di salvataggio siano portate avanti con la maggiore rapidità ed effettività possibile.

Tuttavia, un altro esperto legale - Fulvio Vassallo Paleologo dell’Università di Palermo - mette in guardia sul fatto che il codice potrebbe portare delle “conseguenze serie” per i soccorritori perché potrebbe esporli alle accuse di favorire l’immigrazione irregolare. “È un trucco per rendere le ONG più vulnerabili alle future azioni legali”, ha dichiarato.

Il Ministro dell’Interno italiano ha deciso di non commentare e l’ufficio del primo ministro non ha risposto alle richieste di commenti.

Gli analisti ritengono che le nuove politiche del governo sulle operazioni di salvataggio siano parte del piano più ampio di ridurre gli arrivi via mare dall’Africa, un piano che include la controversa cooperazione con le autorità libiche.

Stanno solo cercando di tenere le ONG lontano dalla Libia così che i libici possano fare ciò che vogliono senza alcun controllo”, ha detto De Filippi. E sembra che stiano avendo successo: mentre l’Italia si avvia verso le elezioni del 2018, il Primo Ministro Paolo Gentiloni si vanta del fatto che il suo duro approccio stia portando a una diminuzione degli arrivi via mare.