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Le preoccupazioni dei migranti africani verso i tentativi italiani di impedire gli sbarchi

Adaobi Tricia Nwaubani, Thomson Reuters Foundation - 18 luglio 2017

24 agosto 2017

- Link all’articolo originale (ENG)

Venezia, Italia, 18 luglio (Thomson Reuters Foundation) - articolo di Adaobi Tricia Nwaubani, editing a cura di Kieran Guilbert e Ros Russell

Tre anni dopo aver rischiato la vita attraversando il Mediterraneo dalla Libia all’Italia su una piccola barca stipata di migranti, il ventiduenne Sow Muhammed fa ancora fatica a credere ai suoi occhi.

Faceva il venditore ambulante in Guinea e ora lavora per un catering a Venezia, paga normalmente l’affitto del suo appartamento e invia regolarmente soldi alla madre e ai fratelli che vivono nel paese dell’Africa Occidentale.

"Sono contento di essere venuto in Europa e lo è anche la mia famiglia" ha dichiarato a Thomson Reuters Foundation mentre impacchettava le immondizie ad un corso di formazione per operatori ed esperti dell’accoglienza dei rifugiati, dove offriva un menù che includeva dei piatti tipici africani.

"Parlo con la mia famiglia abbastanza spesso, chiedo loro di che hanno bisogno e li aiuto in qualsiasi maniera possibile" ha aggiunto il ragazzo.

Tuttavia a circa 40 km dalla città si trova una vecchia caserma che ospita centinaia di richiedenti asilo, tra cui Osayi, un trentacinquenne nigeriano che è sempre pronto a raggiungere il centro cittadino per mendicare e chiedere l’elemosina ai turisti.
"Se avessi saputo che le cose fossero state così, non ci sarei mai venuto" sostiene Osayi, che è arrivato in Italia sei mesi fa sognando una vita migliore per lui, la moglie e i figli.

Muhammed e Osayi sono tra i 600.000 migranti, la maggior parte dei quali dall’Africa Sub Sahariana, che negli ultimi quattro anni hanno raggiunto l’Italia, il principale punto di arrivo europeo per chi fugge da conflitti, persecuzioni e povertà in Africa.

Il Belpaese è stato lodato per la gestione dei migranti, però le ultime impennate degli arrivi hanno fatto molta pressione sul governo, spostando la percezione pubblica e accrescendo le tensioni fino a produrre delle frizioni con gli altri governi europei.

Tra queste incertezze politiche, in Italia - dove le richieste di asilo vengono esaminate lentamente e i migranti vengono ammassati nei centri di accoglienza senza alcuna opportunità lavorativa - decine di migliaia di migranti come Osayi sono preoccupati per il loro futuro.

"Vera sofferenza"

Gli attivisti sono preoccupati per il futuro dei 175.000 richiedenti asilo presenti in Italia, soprattutto dopo che i partiti di centro destra hanno avuto la meglio nelle ultime elezioni amministrative - una battuta d’arresto per il Partito Democratico che attualmente è al governo e che vede una frenata rispetto alle elezioni nazionali dello scorso anno.

Lo scorso mese l’Italia ha chiesto aiuto all’Unione Europea inerentemente ai migranti africani, addirittura minacciando la chiusura dei porti alle ong che salvano le vite in mare cosicché da fare pressione ai governi europei, sostengono fonti d’informazione impegnate con i migranti. "C’è un ampio fronte populista che ha inquinato il dibattito sulle migrazioni" sostiene Stefano Bleggi di Melting Pot, un gruppo di attivisti impegnati nel monitoraggio delle migrazioni. "Anche i partiti progressisti, preoccupati in generale dalla perdita di consenso e costantemente in campagna elettorale, si stanno allineando agli istinti più beceri e associano il tema delle migrazioni alla questione della sicurezza".

Nonostante Venezia abbia una storia fortemente legata all’accoglienza dei migranti, dei rifugiati e come punto di incontro delle diversità culturali, le storie di successo come quella di Mohammed sembrano essere poche e molto distanti rispetto al numero di persone che provano a ottenere quell’obiettivo.

Un numero record pari a 181.000 migranti ha raggiunto le coste italiane con la barca l’anno scorso. Circa 85.000 nuove persone sono giunte dalla Libia quest’anno, circa il 20% in più rispetto allo stesso periodo del 2016.

Questo flusso ha sopraffatto molte città italiane, come Venezia, con molti richiedenti asilo rinchiusi in centri di accoglienza criticati dagli attivisti per le problematicità inerenti alle loro condizioni igieniche e disumane.

All’inizio di quest’anno a Cona in provincia di Venezia, dei migranti hanno denunciato queste condizioni pessime con una rivolta a seguito della morte di una donna ivoriana. La struttura stipa al suo interno circa 1.500 richiedenti asilo.

Ci danno pastasciutta a colazione, pranzo e cena” dichiara Osayi, che dorme in un letto a castello dentro una stanzetta nella ex caserma assieme ad altre 800 persone.
Non ci sono opportunità di lavoro” aggiunge Osayi, che non svela il suo cognome perché ha paura di ritorsioni verso la sua richiesta d’asilo.

Superare l’odio

Il peggioramento della percezione pubblica del fenomeno migratorio aumenta non solo a seguito del numero degli arrivi, ma più che altro per colpa dei centri di accoglienza enormi e intimidatori in cui vengono ammassati i migranti, dichiara Carlo Geromel, un mediatore culturale presso una cooperative sociale locale.
Se i centri di accoglienza sembrano dei lager nazisti o dei ghetti è ovvio che la gente si impaurisce”. La sua cooperativa lavora con numeri ben minori e in centri che ospitano non più di una ventina di persone e le connette con le associazioni locali, fornisce opportunità di lavoro, percorsi formativi, corsi di avviamento al lavoro e volontariato.

In questa maniera la popolazione locale ha l’opportunità di conoscerli, parlare con loro, condividere esperienze e alla fine di superare la paura e l’odio” sostiene Geromel.

Tuttavia l’ostilità dell’opinione pubblica verso I migranti e i rifugiati è ancora diffusa e in molti si oppongono ai piani governativi di redistribuzione dei richiedenti asilo sul territorio, sostengono gli attivisti.

Lo scorso novembre gli abitanti del minuscolo paesino di Gorino, circa 100 km a sud di Venezia (provincia di Ferrara) hanno innalzato delle barricate per impedire a un piccolo numero di migranti donne e bambini di essere accolte in un ostello trasformato in un centro di accoglienza.

All’inizio di quest’anno alcuni magistrati hanno dato inizio a delle indagini a seguito di un video che ritraeva il suicidio di un ragazzo africano nel Canal Grande, mentre tutti lo guardavano filmandolo senza che nessuno lo aiutasse.

Molti richiedenti asilo sono preoccupati dopo le dichiarazioni dell’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi, leader del Partito Democratico, il quale continua a sostenere che l’Italia non ha il dovere morale di accogliere i migranti e che rifiuta le accuse di “buonismo” rivolte al paese.

I migranti come Osay non solo devono sopportare questa retorica negativa dei politici e dell’opinione pubblica italiana, ma a volte si imbattono contro l’opinione contraria dei vecchi migranti giunti in Italia tanti anni fa.

A causa loro ora è anche difficile prendere un appartamento in affitto” rivela Alexander Akinmoladun, un operatore del centro dove vive Osayi, che vive in Italia da circa 10 anni. “Non appena scoprono che sei nigeriano non ti vogliono più affittare l’appartamento. Spesso i rifugiati sono una vera seccatura”.