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Naufragio dell’11 ottobre 2013: domani il Gip deciderà se archiviare

12 settembre 2017

Mercoledì 13 settembre il Gip di Roma, Giovanni Giorgianni, è chiamato a decidere in merito all’archiviazione delle accuse contro la comandante Catia Pellegrino, i due capitani di fregata Nicola Giannotta e Luca Licciardi, e a Leopoldo Manna, capo della centrale operativa della Guardia Costiera.
Tutti loro sono indagati per omissione di soccorso per il naufragio dell’11 ottobre 2013, in cui persero la vita 268 persone, 60 delle quali bambini. Per questo procedimento il procuratore Giuseppe Pignatone aveva chiesto l’archiviazione. Ma i magistrati non hanno ascoltato le testimonianze dei sopravvissuti né chiesto all’autorità maltese i rapporti sul naufragio.

Lo ricorda con una nota l’associazione Progetto Diritti onlus che con gli avvocati Arturo Salerni e Mario Angelelli, insieme all’avvocata Alessandra Ballerini assistono i familiari delle persone decedute nel naufragio.

"Il naufragio dei bambini, così come ormai tutto il mondo ricorda il naufragio dell’11 ottobre del 2013 a largo di Lampedusa, è una delle più gravi tragedie occorse nel Mediterraneo negli ultimi anni e nel contempo una delle più emblematiche delle responsabilità delle politiche migratorie europee."

La vicenda - continua il comunicato di Progetto Diritti - è stata ricostruita approfonditamente dalle inchieste realizzate da Fabrizio Gatti per L’Espresso. La Nave Libra, simbolo della Marina Militare Italiana, non rispose alle continue e disperate richieste di soccorso inviate dai naufraghi e, via radio, dall’equipaggio di un aereo militare maltese. Dopo 5 ore di inutile attesa il barcone carico di migranti affondò, nonostante la Libra si trovasse a meno di un’ora di navigazione. La comandante della nave della Marina, Catia Pellegrino, insieme all’ammiraglio Filippo Maria Foffi, ai tenenti di vascello Clarissa Torturro e Antonio Miniero, sono indagati in un secondo procedimento ereditato dalla Procura di Roma e precedentemente in capo alla Procura di Agrigento, con l’accusa di omicidio con dolo eventuale.

Nel frattempo, sempre l’inchiesta dell’Espresso, ha raccolto la testimonianza delle Armed Forces of Malta che ci restituisce una storia molto diversa da quella raccontata dagli ufficiali italiani e si unisce agli audio delle comunicazioni fra i naufraghi e la Guardia Costiera e fra questa e gli ufficiali Maltesi.

Alla luce di tutti questi gravi elementi, Progetto Diritti afferma con forza l’urgenza di respingere l’archiviazione delle indagini e aprire un processo perché tutti i testimoni possano essere ascoltati e gli atti acquisiti e si possano chiaramente affermare le responsabilità di una strage ampiamente prevedibile.

- Il video dell’Epresso