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Raccontare l’Africa fuori dagli schemi: il Burkina Faso, un paese giovane e ricco di risorse

Intervista a Chiara Gardinale del progetto Somwata

20 settembre 2017

Il 30 settembre 2017 ad Argo 16 (Associazione Culturale Spazio Aereo, via delle Industrie 27/5, Marghera, Venezia) il primo appuntamento della rassegna Rendez vous chez nous, dedicata alla culture, tradizioni e arti dei paesi del continente africano.
Protagonista di questo appuntamento è il Burkina Faso raccontato live dalle rime taglienti di Joey Le Soldat e dalla performance del gruppo di danze tradizionali e contemporanee Rawelgue.
Ad organizzare la rassegna i ragazzi del progetto Somwata che in Burkina Faso e In Italia stanno lavorando a diversi progetti.
"Quando si pensa all’immagine dei ragazzi africani", ci racconta Chiara in questa intervista sulle attività di Somwata e sul Burkina Faso , "li si immagina sui barconi pronti a essere catapultati sulle nostre coste. In realtà c’è una gioventù africana che sta combattendo, nel silenzio assordante dei media, pronta ad “osare inventare l’avvenire” come diceva Sankara".


Somwata è un progetto nasce dall’incrocio di storie e percorsi di vita diversi legati all’Africa. Spiegateci meglio come è nato...

E’ un progetto in cantiere da diverso tempo. Siamo ragazzi di Napoli e Venezia, burkinabé e non, con un forte legame con questo continente. La maggior parte di noi si sono conosciuti nella capitale del Burkina Faso, Ouagadougou, all’interno di alcune specifiche realtà legate all’infanzia (Fondation Bras Ouverts e Association Kam Na Y Nere). Per alcuni di noi il Burkina era il paese d’origine, per altri il paese d’arrivo. La maggior parte di noi va in Burkina ogni anno (le nostre ferie) con l’obbiettivo di realizzare delle attività ludico-ricreative legate alla promozione dei diritti dei bambini. Abbiamo iniziato così a frequentarci anche in Italia e a coinvolgere altri amici dicendoci sempre che sarebbe stato necessario costruire un progetto maggiormente strutturato che ci permettesse di lavorare sia in Italia sia in Burkina.

Il vostro approccio ci pare molto attento alla dimensione contemporanea della cultura africana fuori dall’immaginario stereotipato classico fatto da esotismi di coloniale memoria...

Parlando di cultura africana devo fare una premessa. Ogni cultura è un cantiere che si modifica costantemente dall’interno attraverso gli individui, i gruppi e le società che la compongono. La cultura è un cantiere: da un lato non può essere isolata dal sistema di valori e significati in cui si inserisce, dall’altro non può essere considerata come statica. Nel suo divenire si evolve e si modifica costantemente portando con sé un principio di progresso.
Lo stesso approccio vale anche per la cultura africana, sempre che sia possibile sotto questo cappello appiattire e essenzializzare un universo estremamente eterogeneo e vasto.
Nel particolare, Il Burkina Faso è un paese dal forte fermento culturale. Ogni due anni si svolge nella capitale Ouagadougou il FESPACO, Festival Panafricano del Cinema di Ouagadougou. Sempre in Burkina si svolge il SIAO il Salone Internazionale dell’Artigianato di Ouagadougou che rappresenta il più grande salone nel settore nel continente africano. Così come il mondo dell’arte contemporanea africana non è infatti solo africano, non è stanziale e non è esclusivamente residente sul continente. Noi vorremo raccontare questi mondi che si intrecciano, più di quanto non possiamo immaginare, attraverso la voce dei diretti interessati.
Questo format “Rendez vous chez nous” sarà dedicato a diversi paesi africani cercando ogni volta di offrire proposte culturali variegate in cui, attraverso le opere di scrittori, musicisti, attori e più in generale artisti si possa raccontare un paese, in maniera diversa da come siamo abituati dai media.
Rispetto alla giornata del 30 settembre, vorremo dimostrare che le espressioni artistiche e musicali che hanno origine in Africa, non si riducono alla, seppur importante, lunga tradizione di percussionisti e danzatori, ma che esistono artisti virtuosi, spesso sconosciuti in Italia, in grado di emanciparsi da alcune etichette che il colonialismo ed il post-colonialismo hanno lasciato, esprimendo ciò che è anche frutto delle varie contaminazioni che pervadono e modificano gli aspetti culturali della società nel continente africano.


Quali sono i progetti a cui state lavorando? Nella vostra pagina Facebook abbiamo letto di Faso Couture per TE, un progetto che vuole cucire insieme le identità di popoli attraverso la moda vostro ospite il 30 settembre a Rendez vous chez nous...

In Burkina stiamo lavorando a progetti di sostegno a distanza per garantire l’istruzione a un maggior numero di bambini possibili. Molti di noi già lo fanno attraverso la collaborazione di amici e parenti. Vorremmo strutturare in maniera migliore questo sistema di sostegno già avviato e costruire alcune iniziative in loco dedicate ai bambini, cercando una collaborazione fattiva con scuole ed insegnanti locali. Vogliamo sviluppare un network virtuoso, con ricadute positive sui ragazzi, sulle famiglie e sul quartiere. Ad esempio ora i ragazzi di Napoli hanno istituito una raccolta giocattoli per donarli ai bambini dei quartieri più poveri di Ouagadougou. Tra Natale e la Befana l’Associazione “Kam Na Y Nere” organizzerà una tombola in capitale con l’idea che i bambini che vinceranno i giochi li metteranno a disposizione dei loro coetanei nel quartiere una volta alla settimana.

L’obiettivo qui in Italia, invece, è quello di sviluppare degli scambi artistici tra realtà oggi attive, mantenendo un percorso che di volta in volta passerà dalla tradizione alla modernità e viceversa, cercando di includere attivamente le comunità locali. Inoltre vorremmo proporci alle scuole di vario ordine e grado (con cui alcuni di noi hanno già lavorato) per portare la nostra esperienza ma soprattutto parlare d’Africa (e della sua storia) cercando di destrutturare la prospettiva eurocentrica stimolando un pensiero critico-riflessivo nei nostri ragazzi.
L’ambizione più grande è di far si che le attività in Italia e Burkina, riescano ad interloquire tra di loro e sostenersi vicendevolmente.


Faso Couture per Te”, è un progetto davvero molto ambizioso di una persona vicina a Somwata, e che noi appoggiamo in pieno. “Faso Couture” nasce nel 2003, nella città di Ouagadougou, da una idea di una giovane donna burkinabé, che decise di avviare una piccola sartoria insieme ad altre donne con la sua stessa passione.
Nel 2011, Faso Couture, ha raggiunto il continente europeo, grazie alla collaborazione del figlio della fondatrice dell’azienda, Ousmane Konate, da sempre appassionato di moda. Ousmane lavora in Europa e si occupa di organizzare eventi e sfilate, importare e vendere i capi “Faso Couture” ma al tempo stesso fornire idee e istruzioni tecniche per realizzare nuovi modelli che combinino la ricca tradizione sartoriale burkinabé con lo stile occidentale. Sarà presente a Marghera il 30 settembre, come componente del gruppo Rawelgue e con un piccolo stand in cui esporrà alcuni capi di “Faso Couture”. Ousmane si racconterà al pubblico per far conoscere il suo progetto imprenditoriale e portando, al tempo stesso, la sua esperienza migratoria qui in Italia.

Il primo appuntamento della rassegna RENDEZ VOUS CHEZ NOUS, che avete organizzato per il 30 settembre a Argo 16 a Marghera (VE) è dedicato al Burkina Faso. Raccontateci di questo paese che conoscete bene...

Parlando di Burkina Faso non si può non parlare di Thomas Sankara, che oltre ad aver forgiato il nome di questo paese, ha forgiato le caratteristiche di questo popolo. Il Burkina è un paese ricco di risorse (naturali, minerarie ecc), ma la risorsa più grande che possiede è la sua popolazione giovane (l’età media è di 17 anni) che nel 2014 si è resa protagonista di una “rivoluzione popolare” che mise fine a 27 anni di governo di Blaise Compaoré. E’ stato un vero e proprio movimento nato dal basso, dove le idee sankariste sono rinate nel popolo e in particolare nei giovani. E’ stata una rivolta genuina fondata sul desiderio onesto di cambiamento ma in realtà l’idea di rivoluzione si è solo accarezzata in quanto non c’è stato un cambiamento radicale con il passato. Ha mantenuto il potere la stessa classe dirigente, l’unico risultato è stato mandare via l’uomo che voleva mantenere il potere a vita.
Questa rivoluzione è stata guidata da un movimento civile non violento, denominato “le Balai Citoyen” che ha come portavoce alcuni musicisti come SamsK’Le Jah e il rapper Smockey.
Negli ultimi anni sempre di più in molti stati africani sono nati movimenti di cittadini che lottano pacificamente in nome delle libertà democratiche e dei principi di cittadinanza attiva. Il fatto che alla guida ci siano degli artisti può agevolare sia la comunicazione sia l’impatto mediatico. I loro testi parlano dei problemi che la gente quotidianamente vive e utilizzano slogan efficaci per comunicare in maniera pragmatica.
Certo, voci di dissenso organizzate sono sempre esistite in ogni paese, con forme e modalità diverse, ma questi movimenti, come appunto “le Balai Citoyen”, assumono forme e linguaggi nuovi, più visibili e diretti.
E qui arrivo al nostro ospite della serata, Joey Le Soldat. Lui è molto vicino a questo movimento e già il suo nome artistico “Le Soldat” fa intendere la sua propensione attivista.

Cresciuto a Tanghin, uno dei più grandi quartieri di Ouagadougou, in cui la vita non è certo facile. La lotta è insita nei geni della sua famiglia: il padre era un militante indipendentista, il nonno un tiratore scelto. Lui stesso dice in alcune interviste che uno dei messaggi più importanti ricevuto dalla sua famiglia è quello di continuare la lotta portata avanti dalla generazioni precedenti. Una lotta che si sente ed è viva se si ascoltano le sue canzoni, fotografie immediate e cupe delle contraddizioni della società africana.
Non a caso il primo testo composto da questo artista nel 1998 ha come protagonista un combattente, Norbert Zongo, direttore di un giornale burkinabé (che Joey aveva conosciuto personalmente attraverso suo padre), “L’indipendent”, e assassinato selvaggiamente il 13 dicembre 1998. Per chi non conoscesse questa vicenda, invito ad approfondire l’argomento.
Ritornando a Joey lui mantiene, attraverso i suoi testi, un forte legame con i suoi coetanei, i giovani, e li invita a risvegliare la loro coscienza politica e sociale. I suoi testi si rivolgono a una gioventù africana che, dimenticata dalla classe dirigente, chiede diritto di parola. Una gioventù che vuole restare nel proprio paese se solo venissero forniti i mezzi per crescere e emanciparsi. Un’Africa diversa è possibile, se le nuove generazioni possono crederci.

Nel pomeriggio è previsto un dibattito in cui i ragazzi e gli artisti burkinabé di Napoli, Treviso e Ouagadougou si racconteranno. Come e con chi avete costruito questo incontro?

In realtà l’idea di confrontarsi su un paese, di cui si sa ancora troppo poco, è venuta da sé mentre stavamo costruendo l’evento. Vorremmo far conoscere al pubblico storie e percorsi di una gioventù africana, che è comunque impegnata a salvare la sua terra.
I ragazzi burkinabé di Napoli e Treviso lo fanno da qui organizzando raccolte di materiale da inviare in Burkina o attraverso iniziative organizzate nei loro quartieri quando rientrano a casa (es. tornei di calcio per bambini, laboratori di attività ricreative). O ancora, attraverso attività d’impresa, come “Faso Couture” di cui abbiamo già parlato.
Anche Joey le Soldat sta ancora combattendo per il suo paese attraverso i suoi testi scomodi, taglienti che dicono la verità. La sua arma è la parola e nei suoi testi le lingue moré e francese si mescolano in maniera straordinaria. Ho incontrato personalmente Joey a febbraio scorso, durante il mio viaggio in Burkina, e mi ha raccontato della sua infanzia, della sua musica e delle sue lotte quotidiane. Lui non ha nessuna intenzione di lasciare il suo paese, nonostante non riesca a vivere della sua musica.
Quando si pensa all’immagine dei ragazzi africani, li si immagina sui barconi pronti a essere catapultati sulle nostre coste. In realtà c’è una gioventù africana che sta combattendo, nel silenzio assordante dei media, pronta ad “osare inventare l’avvenire” come diceva Sankara.
Il dibattito avverrà prima dei concerti proprio per consentire al pubblico di conoscere pienamente gli artisti che presentiamo.


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Il 30 settembre 2017 ad Argo 16 (Associazione Culturale Spazio Aereo, via delle Industrie 27/5, Marghera, Venezia) il protagonista è il Burkina Faso ovvero il “paese degli uomini integri”, raccontato live dalle rime taglienti di JOEY LE SOLDAT e dalla performance del gruppo di danze tradizionali Rawelgue in un connubio tra musica e movimento che attraversa riti e ritmi ancestrali, unendo le forme espressive tradizionali degli altipiani ai campionamenti e break hip-hop delle periferie di Ouagadougou.

L’intenso programma della giornata comincia con un workshop di danza Afro, prosegue nella cena africana e si conclude nel doppio spettacolo live di Rawelgue e Joey le Soldat. Chiude la serata un dj set affidato a DJ Zoobedre che ci trasporterà direttamente nelle atmosfere notturne di Ouagadougou. Sarà, inoltre, previsto un dibattito in cui i ragazzi e gli artisti burkinabé di Napoli, Treviso e Ouagadougou si racconteranno intrecciando le proprie biografie e le proprie esperienze.
Il Burkina Faso è un paese ricco di risorse naturali ma soprattutto umane: la gioventù di questo paese la cui età media è di 17 anni rappresenta il segmento più attivo dal punto di vista artistico e politico della società burkinabè del XXI secolo. Ouagadougou è un vero laboratorio politico contemporaneo per questo popolo, che è stato capace di scendere in piazza nell’ottobre 2014 per mettere fine a 27 anni di tirannia operata dal governo di Blaise Compaoré. Grazie al ruolo operato dai giovani che hanno riscoperto e diffuso nelle piazze le idee di Thomas Sankarà, queste idee oggi vivono nelle gambe, nella testa, nei cuori e nelle musiche di questi uomini che non vogliono essere schiavi, ma liberi cittadini.

Rendez vous chez nous - Burkina Faso

PROGETTO SOMWATA

Se si dovesse tradurre il termine “sviluppo” in lingua mooré, nel linguaggio dei contadini, si impiegherebbe l’espressione “somwata” che significa: “le buone relazioni e i benefici aumentano”.
Il progetto Somwata nasce dall’incrocio di storie e percorsi di vita diversi legati all’Africa. Il Gruppo intende suggerire una forma aperta, mobile, decentrata, attraverso appuntamenti divulgativi e di sensibilizzazione sui temi della cultura africana proponendo al pubblico un’offerta culturale diversificata: concerti, seminari, workshop e percorsi gastronomici. Somwata è una associazione migrante che fa base tra Napoli e Venezia ed i suoi soci sono cittadini del mondo e intrecciano esperienze di vita, professionalità, e passioni al servizio di un fine comune: una parte del ricavato degli eventi verrà infatti destinato a progetti di sostegno a distanza per l’Africa, così da garantire a bambini vulnerabili e provenienti da famiglie prive di mezzi economici il diritto all’istruzione.
Somwata è legata all’associazione Kam Na Y Nere, riconosciuta dalle autorità burkinabé, con sede a Ouagadougou e ad altre realtà territoriali che si occupano di sostegno all’infanzia nei quartieri periferici della capitale.
Con la rassegna “Rendez vous chez nous”, il gruppo Somwata intende organizzare delle giornate tematiche dedicate ai Paesi dell’Africa Occidentale e Subsahariana, focalizzandosi sulla loro cultura e sulle loro espressioni artistiche e proponendo di volta in volta performance dal vivo cercando di coinvolgere attivamente le comunità autoctone.