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Algeria - Al via la costruzione dell’ennesimo muro della vergogna sul confine con il Marocco

4 novembre 2017

Il paese ha annunciato la costruzione di un muro “ad elevata tecnologia” alla frontiera con il Marocco. Dietro ventilate esigenze di sicurezza nazionale, l’ombra della volontà di lasciar fuori i flussi migratori.

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Stando a quanto pubblicato lo scorso 29 ottobre dal sito algerie-focus.com, le autorità algerine avrebbero disposto l’avvio dei lavori per la costruzione di un nuovo muro alla frontiera con il vicino Marocco.

Allo scopo di “supervisionare e monitorare” l’implementazione dell’opera, sarebbe stata nominata una “Commissione di alto livello” composta da funzionari di alto rango e responsabili ministeriali di prim’ordine.

La notizia, ripresa dal quotidiano in lingua araba El Bilad, parla della costruzione di un muro dotato di sistemi altamente tecnologici, inclusa una rete di telecamere e un sistema di sorveglianza radar, quest’ultimo ideato in Algeria in collaborazione con un costruttore tedesco.

La nuova opera, la cui esatta localizzazione resta ad ora sconosciuta, sarebbe stata giustificata dalle autorità adducendo generiche “minacce alla sicurezza del paese”.

Ad ogni modo, la decisione di Algeri va ad inserirsi in un quadro di complicate relazioni diplomatiche tra i due paesi del Maghreb. Questa segue infatti a stretto giro l’annuncio, da parte marocchina, del lancio di un satellite di sorveglianza militare previsto per il prossimo 8 novembre. Anche in questo caso si è parlato di ragioni di sicurezza: il regno marocchino accusa infatti l’Algeria di interferire nei suoi affari interni, e il satellite consentirà a Rabat di monitorare il confine orientale del paese, oltre a fornire informazioni sui movimenti civili e militari nell’area.

Inoltre, sono di pochi giorni fa le dichiarazioni del Ministro degli Esteri algerino, Abdelkader Messahel, che nell’ambito di un forum economico ha accusato il regno alawita di riciclare i proventi dell’hashish nelle banche africane, aggiungendo che gli aerei della RAM (Royal Air Maroc) trasporterebbero ben altro che passeggeri. Fatto, quest’ultimo, che ha portato il Marocco a richiamare il proprio ambasciatore nel paese.

Nel botta e risposta dello scontro diplomatico, il punto fermo - comune ad entrambi i paesi - resta la corsa sfrenata a rendere ermetiche ed inviolabili le rispettive frontiere.

Sebbene nessuno dei due paesi parli in maniera esplicita della necessità di blindare le frontiere per arginare i flussi migratori, una delle ragioni di fondo, se non la principale, sembra infatti essere proprio questa.

Il Marocco sta fronteggiando da quasi un anno le proteste nell’area del Rif – con tutto ciò che ne consegue in termini di confusione e fermento a livello sociale – e i flussi migratori che interessano il paese, oltre a seguire la rotta delle enclave spagnole di Ceuta e Melilla, potrebbero cercare un varco proprio nella frontiera orientale con l’Algeria, sostanzialmente serrata dal 1994.

Inoltre, nelle ultime settimane in Algeria si sta assistendo ad una nuova escalation repressiva a danno dei migranti di origine sub-sahariana, questione che ancora una volta rende palese quella che è la politica del paese in materia di gestione dei flussi: repressione sistematica, espulsioni indiscriminate e chiusura delle frontiere.

Con buona pace delle vite di migliaia di migranti, stretti nella morsa di un Maghreb che rischia di diventare per loro solo l’ennesima prigione.