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Calais - Dodici mesi dopo lo sgombero della ’Jungle’

Un rapporto di Refugee Rights Data Project - Ottobre 2017

24 novembre 2017

"Dodici mesi dopo - Colmare le lacune d’informazione sui rifugiati e gli sfollati nel nord della Francia, ad un anno dalla demolizione del campo di Calais". Questo è il titolo dell’ultimo rapporto diffuso dalla fondazione di ricerca Refugee Rights Data Project in merito all’attuale situazione dei migranti nei pressi dell’ex-Jungle. Il documento, stilato a margine di un’indagine sul campo condotta tra il 19 e il 22 ottobre 2017, traccia la realtà quotidiana alla quale devono far fronte le centinaia di migranti tuttora presenti nell’area, tra le ripetute violenze della polizia e le ormai strutturali carenze del sistema di accoglienza. Riportiamo qui di seguito la presentazione introduttiva del rapporto.

- Scarica il documento integrale in lingua originale (ENG.pdf)
- Vedi sito Refugee Rights Data Project

Introduzione

Ottobre 2017 segna un anno dallo smantellamento della cosiddetta ‘Jungle’, il campo informale di Calais.

In seguito alla violenta demolizione del campo, si è stimato che all’incirca 1.500 minori non accompagnati siano stati trasferiti in vari centri di accoglienza disseminati attraverso la Francia o si fossero nascosti nelle vicinanze. Altri minori, invece, si pensava fossero semplicemente scomparsi nel mezzo del caos. I gruppi di volontari presenti a Calais stimavano che, prima della demolizione, approssimativamente 2.000 residenti – tra cui adulti e bambini – avessero già lasciato il campo per cercare rifugio altrove, lontano dalle autorità francesi fermamente intenzionate a far piazza pulita dell’intera regione [1].

Eppure, a dodici mesi dallo sgombero, a Calais un gran numero di migranti – tra cui centinaia di minori non accompagnati – dorme ancora all’aperto, cercando rifugio sotto cerate e tende improvvisate. Molti ancora sognano di raggiungere il Regno Unito [2]. Mentre la situazione rimane irrisolta, gruppi di volontari e ONG continuano a denunciare la totale assenza di sicurezza per i minori presenti nell’area di Calais, richiedendo un intervento immediato. Ciononostante, le autorità francesi ed inglesi si mostrano riluttanti nell’affrontare la situazione in modo da raggiungere una soluzione più duratura ed umana a questa crisi.

La maggior parte degli sfollati di Calais e dintorni ha affrontato innumerevoli difficoltà sul proprio cammino. Molti hanno affrontato viaggi estremamente pericolosi per raggiungere e attraversare l’Europa, con gravi ripercussioni sulla loro incolumità – ivi compreso il rischio di decesso [3]. Dormire per strada per lunghi periodi contribuisce al deterioramento delle condizioni fisiche e mentali degli sfollati. Inoltre, l’assenza di un campo organizzato o di una struttura ricettiva adeguata espone gli abitanti di Calais ad un serio rischio di gravi problemi di salute, sfruttamento, violenza e abuso.

Nell’intento di investigare sulla realtà degli sfollati dopo la demolizione del campo di Calais, nel gennaio 2017 il Refugee Rights Data Project (RRDP) ha condotto una ricerca a Parigi [4], seguita da un’approfondita indagine sul campo svolta a Calais nell’aprile 2017 [5]. Qui, il RRDP aveva riscontrato che sia gli adulti che i minori non accompagnati soffrivano di gravi problemi di salute causati dal clima rigido, che spesso i loro beni erano stati depredati, e che spesso venivano cacciati dai loro rifugi per la notte oltre a subire violenza e abusi verbali da parte della polizia. Molti di loro, sperando di raggiungere il Regno Unito, non avevano fatto domanda d’asilo in Francia.

In assenza di informazioni accessibili e di un adeguato accompagnamento nelle procedure d’asilo, la maggior parte degli sfollati viene lasciata in condizioni estremamente precarie, insostenibili.

Nel luglio 2017, Human Rights Watch ha pubblicato un rapporto basato su uno studio approfondito nella zona, che ha rivelato come “la condotta della polizia nella zona di Calais è un abuso di potere che viola il divieto di trattamenti inumani e degradanti e di maltrattamenti, così come un’ingiustificabile interferenza riguardo al diritto di accesso al cibo e all’acqua per i migranti  [6]. In risposta al suddetto rapporto, i dipartimenti investigativi dell’amministrazione francese e delle forze di sicurezza del paese il 23 ottobre 2017 hanno diffuso una relazione che contiene ulteriori testimonianze sull’uso eccessivo della forza da parte della polizia sui rifugiati – adulti e bambini, indistintamente [7].

Questi rapporti sono stati respinti dalle autorità, e Vincent Berton - vice prefetto di Calais - ha dichiarato che “si tratta di accuse infondate, dichiarazioni singole, che non si basano su alcun fatto concreto” . In risposta, e a seguito degli studi già svolti a Calais e Parigi nella prima parte dell’anno, tra il 19 e il 22 ottobre il RRDP ha inviato un gruppo di ricercatori nella zona. I ricercatori del RRDP hanno tentato di documentare ulteriormente la situazione insostenibile nella quale si trovano i circa 700 sfollati che gravitano intorno a quest’area. I risultati dello studio sono illustrati in questo rapporto, e presentano un’immagine straziante dell’attuale situazione.

Il trattamento di rifugiati e sfollati è caratterizzato dall’eccessivo uso della forza da parte della polizia, dalla mancanza strutturale d’informazione riguardo le leggi d’asilo, da condizioni di vita al di sotto degli standard, nonché da una risposta inadeguata alla necessità di salvaguardare i minori non accompagnati.

L’indagine si basa su un campione di 223 individui intervistati nella loro lingua madre, ovvero circa il 33% dei 700 sfollati che si stima risiedano nella zona di Calais [8]. Tra gli intervistati, 94 sono bambini – ovvero il 40,7% del campione.

Pertanto, questo studio rappresenta una delle più ampie indagini indipendenti condotte a Calais in seguito alla demolizione della cosiddetta ‘Jungle, dodici mesi fa.