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La Grecia deve trasferire i richiedenti asilo in un luogo sicuro prima dell’inverno

Un appello di 12 organizzazioni umanitarie

11 dicembre 2017

La CEAR (Commissione Spagnola di Aiuto ai Rifugiati) si unisce alla richiesta di altre 11 organizzazioni di porre fine alla politica di contenimento europea prima che arrivi l’inverno.

Il governo greco, con l’appoggio degli altri leader dell’Unione Europea, deve agire adesso, prima che cominci l’inverno, ponendo fine alla “politica di contenimento”, hanno chiesto oggi 12 organizzazioni umanitarie e per i diritti umani.

Per questo motivo è cominciato un conto alla rovescia, che terminerà con l’inizio ufficiale dell’inverno, il 21 dicembre 2017, durante il quale faranno pressione sul primo ministro Alexis Tsipras affinché, con l’appoggio degli altri leader della UE, faccia immediatamente trasferire nella penisola greca tutte le persone che si trovano nelle isole, al fine di garantire loro migliori condizioni di vita, attuando quindi misure concrete affinché nessun richiedente asilo debba, dopo il 21 dicembre, affrontare il freddo e le intemperie.

Ad oggi, 30 novembre 2017, negli hotspot (centri di prima accoglienza per migranti) di Lesbo, Chio, Samo, Lero e Coo sono presenti 12.744 persone, quando la capienza massima è di appena 5.576.

Migliaia di persone, incluso donne sole, padri di famiglia, e bambini molto piccoli, vivono in tende da campeggio, dormendo per terra, esposti al freddo, l’umidità e la pioggia, mentre il clima continua a peggiorare. Alcune donne sono costrette a condividere le tende o i container con uomini estranei, mettendo così a rischio la loro sicurezza. Non c’è acqua pulita, non vi sono impianti né servizi sanitari.

Questo sarà il secondo inverno che i richiedenti asilo dovranno trascorrere nelle isole in centri inadeguati da quando è entrato in vigore l’Accordo UE-Turchia, nel marzo del 2016. Lo scorso inverno, a Lesbo, tra il 24 e il 30 gennaio sono morti tre uomini. Ad oggi non c’è ancora una dichiarazione ufficiale circa la causa di queste morti, attribuite all’intossicazione dal monossido di carbonio degli apparecchi di riscaldamento improvvisati che i rifugiati utilizzano per non congelare dentro le loro tende.

Alla fine del 2016, un’esplosione, causata probabilmente da una bombola a gas da cucina, ha ucciso una donna curda e il suo nipotino, mentre dormivano in una tenda a Lesbo. Funzionari dell’UE e della Grecia si richiamano all’accordo UE-Turchia per giustificare questa politica di contenimento.

Tale politica, quale parte dell’accordo, obbliga i richiedenti asilo che arrivano sulle isole greche a rimanervi fin quando non vengano esaminate le loro istanze di asilo, indipendentemente dalla capacità di accoglienza dei centri e dalla possibilità o meno di garantire loro un accesso adeguato ai servizi.

Costringere i richiedenti asilo a vivere in condizioni che violano i loro diritti e sono nocive per la loro salute e la loro dignità, è ingiustificabile”, hanno dichiarato le organizzazioni. I richiedenti asilo arrivati sulle isole greche dopo la firma dell’accordo sono rimasti intrappolati là per 20 mesi.

Le organizzazioni stanno unendo le loro forze per perseguire tre principali obiettivi: porre all’attenzione pubblica le condizioni deplorabili in cui versano i richiedenti asilo intrappolati nelle isole greche; fare un appello ai cittadini europei perché partecipino all’iniziativa, e monitorare e attivare la società civile affinché il governo greco e i leader dell’UE diano presto una risposta.

Organizzazioni che aderiscono alla campagna

CEAR
Amnistía Internacional
Caritas Hellas Grecia
Greek Council for Refugees
Human Rights Watch
International Rescue Committee
Jesuit Refugee Service
Oxfam
Praksis
Solidarity now
Terre des Hommes