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Governo italiano e UE condannati dal Tribunale Permanente dei Popoli per le costanti violazioni dei diritti del popolo dei migranti

Non solo un atto di accusa, ma una sentenza per il diritto di migrare e per un diritto all’accoglienza

23 dicembre 2017

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Il Tribunale Permanente dei Popoli (da ora TPP), come un moderno Atlante, vive l’onore e l’onere di sostenere e garantire la stabilità, nonché il rispetto, dei diritti dei popoli; istituito a tal scopo, nel 1979 a Bologna, ha costantemente svolto il suo compito correndo in soccorso a quei popoli privati della propria dignità e operando secondo i criteri della Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli (di seguito Carta di Algeri), siglata ad Algeri nel 1976.

Il Preambolo della Carta di Algeri reca forse il principio fondante dell’attività del TPP, che il rispetto effettivo dei diritti dell’uomo implica il rispetto dei diritti dei popoli; questo e i successivi trenta articoli costituiscono il cuore pulsante del movimento tramutatosi poi nel Tribunale in discorso. Nonostante sia assente la giurisdizione, la composizione di matrice intellettuale del Tribunale lo rende efficace tribuna di visibilità, presa di parola, restituzione della piena dignità di soggetti di diritto alle vittime di violazioni; se ciò poi non fosse sufficiente a legittimare l’attività del TPP, giova ricordare che uno tra gli scopi primari è quello di denuncia. Il diritto non è perfetto, non è completo, ma necessita di un continuo lavorio perché esso muta nella misura in cui è la società a mutare; e mutano anche le contingenze storico-politiche che troppo di frequente, oramai, rendono insufficiente e lacunoso il panorama dei diritti riconosciuti agli individui come singoli e come unica entità, come popolo.

La Sessione svoltasi a Palermo, dal 18 al 20 dicembre, si è incentrata sui diritti delle persone migranti e rifugiate: scaturisce da un lungo atto d’accusa, presentato da oltre 100 organizzazioni internazionali e associazioni, che mette nero su bianco una realtà con cui presto o tardi sarebbe stato obbligatorio confrontarsi. I migranti, il cui numero è in costante aumento, si stagliano sulla scena politica internazionale con la forza di mille testate nucleari, scatenando movimenti intestini ai governi nazionali e sconvolgimenti sul piano internazionale. E sempre i migranti, ad oggi, hanno cessato di essere entità singole e per diventare un popolo vero e proprio che, in quanto tale, chiede di esercitare i diritti che gli spettano. La richiesta è sempre più forte, inarrestabile, e perviene da quei focolai di morte e di speranza insieme, le frontiere; le frontiere di terra e di mare di quella stessa Europa, che da sempre si è autoproclamata terra di libertà e patria dei diritti umani, che oggi soggiace ai giochi del potere e nasconde la testa sotto la sabbia.

L’atto di accusa è stato quindi notificato al Governo italiano, nella persona del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell’Interno, e alle autorità competenti dell’UE al fine di garantire il diritto di difesa, potendo prender parte alla pubblica udienza del TPP (da statuto, in caso di assenza delle anzidette personalità, si procede con un’accurata ricognizione della documentazione più recente perché la Giuria possa esaminarne ugualmente le posizioni).

La sentenza analizza puntualmente le criticità dell’attuale sistema di accoglienza, dell’ipocrisia della politica, della miopia delle politiche migratorie e del non meno importante ruolo dei media, che ha visto alcuni dei suoi esponenti trasformare il “clandestino” in criminale; l’analisi del problema tocca dunque una molteplicità di temi e li affronta in chiave storica e attuale, mostrando le contraddizioni e la mancanza di lungimiranza di molte scelte.

Il TPP, inoltre, nel prendere atto delle violazioni dei diritti del popolo dei migranti conclude la sua dissertazione con delle raccomandazioni per gli attori della scena politica globale, sempre più sordi e distanti dalla cruda realtà dei fatti.
È in questa prospettiva che il ruolo del Tribunale diventa di vitale importanza: dare una voce a chi per troppo tempo è rimasto inascoltato, in un momento storico che con i suoi nuovi muri fisici e morali, contrasta con alcuni dei più importanti strumenti internazionali che garantiscono il diritto a migrare.
Come si può esercitare un diritto quando le istituzioni preposte alla sua tutela rendono difficile, se non impossibile quello stesso esercizio? E quale tutela può offrire un Paese che si allea con il carnefice a scapito della vittima? Forse, ed è questa è la vergogna di una società civile, diventa esso stesso carnefice.

- Leggi la sentenza del TPP

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Tribunale Permanente dei Popoli (18-20 dicembre Palermo): la sentenza