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Il diritto alla residenza dei richiedenti asilo a Modena

Storia di una battaglia vinta grazie alla collaborazione tra società civile, protagonismo migrante e ASGI

25 gennaio 2018

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La storia della lotta per il diritto alla residenza dei richiedenti asilo a Modena mostra che l’intreccio tra società civile, protagonismo migrante e solidarietà attiva può ottenere risultati importanti.
Premessa: l’iscrizione anagrafica è un diritto fondamentale di tutti i richiedenti asilo, tutelato dalla legge e riconosciuto dallo stesso Ministero dell’Interno come “presupposto indispensabile di qualsiasi processo d’integrazione”. Tuttavia non sempre questo diritto viene rispettato: Modena in questo senso rappresenta un caso emblematico.
Su Melting Pot già un anno fa avevamo dato notizia della grave situazione a Modena su questo tema: dall’inizio del progetto Mare Nostrum nessun richiedente asilo nei CAS di tutta la provincia medenese era uscito ad ottenere la residenza.
Ad ottobre 2016 alcuni richiedenti asilo si rivolsero a Giulia Ognibene e a Manuela Di Grazia, loro amiche, volontarie presso la parrocchia di Sant’Antonio in Cittadella a Modena. Dissero loro: «Abbiamo un problema. Noi vorremmo avere la residenza e la carta d’identità, ma non riusciamo ad averle. Quando chiediamo ai nostri operatori, ci sentiamo rispondere che in questo progetto (i CAS di Mare Nostrum, ndr.) non è possibile averle. Però vediamo che i nostri amici che stanno a Bologna, a Reggio Emilia, a Parma e in molte le altre province hanno la residenza e la carta d’identità. Abbiamo fatto delle ricerche su Internet e abbiamo trovato dei documenti che dicono che in effetti la residenza e la carta d’identità sono un nostro diritto. E allora perché da noi questo non è possibile?».

INCONTRI CON I DIRIGENTI DELLE COOPERATIVE ENTI GESTORI
Giulia e Manuela si presero subito a cuore questa battaglia e cominciarono a contattare gli operatori e i coordinatori dei progetti di accoglienza delle cooperative. Le risposte ricevute erano tutte simili: veniva loro spiegato che in pratica era stato posto in essere un accordo tra cooperative e Comuni che prevedeva che i richiedenti asilo dei CAS di Modena e provincia non ottenessero la residenza. Chiaramente tale accordo era illegittimo, dal momento che il diritto di tutti i richiedenti asilo alla residenza era già stato confermato in modo chiaro senza margini di interpretazione dalle linee guida ministeriali e dal decreto legislativo 142/2015, e poi ulteriormente ribadito dalla circolare del Ministero dell’Interno del 17 agosto 2016. Al coordinatore di uno dei progetti di accoglienza sordo alle istanze che provenivano da Giulia, e che anzi, non si diceva disponibile ad attivarsi per garantire un diritto dei loro assistiti, lei rispose: «Guardi che noi andremo fino in fondo».

SEGNALAZIONI ALLA PREFETTURA
Giulia e Manuela, spinte dai loro amici richiedenti asilo che chiedevano giustizia, non si sono fermate e hanno contattato l’ASGI, nella persona del referente regionale, l’ avv. Massimo Cipolla. In data 5 gennaio 2017 hanno scritto una lettera alla Prefettura [1]. Anche LasciateCIEntrare ha segnalato e riconfermato il problema alla Prefettura [2].
Tuttavia le segnalazioni non sono state sufficienti, tanto che nei mesi successivi il problema non si è risolto. Anzi, nel mese di febbraio 2017 la Prefettura, per motivi ancora non chiariti, ha ripescato la nota del Ministero dell’Interno del 1 aprile 2016, che prevedeva che i richiedenti asilo venissero iscritti all’anagrafe della popolazione temporanea e non a quella della popolazione residente. Tale circolare era però un clamoroso errore, non poteva essere valida per il principio giuridico della gerarchia delle norme, per cui lo stesso Ministero in data 17 agosto 2016 aveva emanato un nuova circolare per correggere lo sbaglio e ribadire che, sulla base della legge vigente, tutti i richiedenti avevano il diritto/dovere alla residenza.
Giulia e Manuela, forti di questo, in data 6 marzo 2017 hanno incontrato i funzionari della Prefettura, che hanno assicurato loro che la Prefettura avrebbe garantito il rispetto del diritto di tutti i richiedenti asilo alla residenza.

INTERROGAZIONI CONSILIARI
Nonostante la promossa, non si vedeva ancora nessun risultato. Anzi, in data 16 marzo 2017 il sindaco di Modena, rispondendo a un’interrogazione consiliare presentata da Memi Campana, della lista civica Per me Modena, su questi temi, rispondeva che «ai richiedenti asilo ospitati nello SPRAR viene concessa l’iscrizione anagrafica, mentre ciò non avviene per quelli ospitati nei CAS» [3].

LA MANIFESTAZIONE DEI 300: IL PROTAGONISMO MIGRANTE SCENDE IN PIAZZA
La situazione insomma ancora non si era sbloccata. I richiedenti asilo decisero allora di scendere direttamente in piazza, convocando una manifestazione autorganizzata il 15 maggio 2017. Scesero in piazza ben 300 richiedenti asilo, che percorsero le vie del centro storico di Modena, dalla stazione dei treni alla Prefettura. Tra le principali rivendicazioni dei manifestanti, c’era proprio il diritto alla residenza e alla carta d’identità [4]. Addirittura, in tale occasione le persone migranti dissero ai giornalisti che in alcune situazioni erano gli enti gestori a boicottare il diritto alla residenza, stoppando i pochi sindaci favorevoli [5]. La Prefettura, ancora una volta, assicurò che avrebbe garantito il rispetto di questo diritto, ma nei giorni successivi la situazione non cambiò.

L’INTERVENTO GIUDIZIARIO DELL’ASGI: LA BRECCIA CHE APRE LA PORTA
Alcuni richiedenti asilo, a nome anche dei loro compagni, decisero dunque di adire a vie legali: Muhammed J. e Abdoullie K. fecero una diffida giudiziaria tramite il referente regionali dell’ASGI, il già citato avv. Massimo Cipolla.
La diffida fu fatta il 7 giugno 2017, e il 23 giugno arrivò finalmente la prima carta d’identità a un richiedente asilo in un CAS a Modena. La diffida giudiziaria è stata la breccia che ha sfondato la porta: dopo Muhammed e Abdoullie, anche i loro compagni sono riusciti ad ottenere la residenza e la carta d’identità, appellandosi a questo fondamentale precedente. A quel punto anche i Comuni e le cooperative si sono mossi istituendo le convivenze anagrafiche. In questi mesi, quasi tutti i richiedenti asilo ospitati nei CAS e Provincia sono così riusciti ad avere la residenza e la carta d’identità: manca ancora qualcuno, perché il numero di persone che doveva essere iscritto era altissimo (più di 1500, cioè tutti i richiedenti asilo ospitati nei CAS in Provincia di Modena), ma grazie all’attenzione della società civile siamo sicuri che tutti riescano a vedere rispettato questo loro diritto.

IL PROTAGONISMO MIGRANTE INCONTRA LA POLITICA
La protesta dei richiedenti asilo è stata così forte, pacifica ed organizzata che avuto la capacità di calamitare l’attenzione della politica istituzionale.
Oltre al già citato consigliere comunale di Per me Modena, anche i referenti di Possibile, Davide Ferraresi e Maria Laura Marescalchi [6], nonché l’europarlamentare Elly Schlein, insieme ai suoi assistenti, hanno deciso di incontrare e sostenere, attraverso una lettera alle istituzioni [7], le rivendicazioni dei richiedenti asilo del collettivo Modena’s refugees e della sezione locale dell’associazione Asahi, cioè Asahi Modena.
L’europarlamentare ha poi incontrato il Prefetto sul grave vulnus del diritto all’iscrizione anagrafica: «Sui diritti fondamentali delle persone non si possono accettare zone grigie» [8].

La storia della battaglia per il diritto alla residenza dei richiedenti asilo a Modena mostra dunque che la costruzione di rete tra il protagonismo migrante, la società civile e le competenze legali, in questo caso dell’ASGI, possono ottenere risultati importanti.
In questa lotta, infatti, Modena’s refugees e ASAHI hanno coinvolto tanti pezzi della società civile: oltre ad ASGI (il cui apporto, grazie al referente regionale Massimo Cipolla, è stato fondamentale) e alle già citate Giulia Ognibene e Manuela Di Grazia, i migranti hanno coinvolto il centro sociale Guernica di Modena e il Tpo di Bologna, l’USB, alcuni studenti del liceo Muratori San Carlo, altri legali volontari come l’avv. Melissa Mariani, l’UNHCR (che con il dott. Andrea De Bonis ha svolto un’importante azione di advocacy), l’ANUSCA (il dott. Romano Minardi ha dato un importante supporto nella veste di esperto) e i sopra citati esponenti del mondo politico. Tutti insieme - con le proprie differenze, ma anche con un obiettivo molto preciso che sui diritti non ci sono mediazioni - sono riusciti a portare a casa un grande risultato.

Certo, parlando con i protagonisti resta la tristezza e la rabbia per il danno subito da tutti quei richiedenti asilo che, arrivati nel 2014 o nel 2015, hanno dovuto aspettare due o addirittura tre anni per avere la residenza, con tutto ciò che la mancanza di iscrizione anagrafica significa (basti pensare ai 10 anni di residenza legale ininterrotta per ottenere la cittadinanza italiana, o ai 3 anni di residenza legale ininterrotta in Emilia-Romagna, richiesti dalla legge Gualmini, per poter presentare domanda di alloggio dell’Edilizia residenziale pubblica). Ma questa storia ha dato anche la speranza che insieme si possono ottenere ancora nuovi risultati per la dignità di tutte e di tutti.