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Norvegia - Il Parlamento non riesce a proteggere gli afghani dagli orrori della guerra

Amnesty International - 18 gennaio 2018

30 gennaio 2018

- Link al comunicato (ENG)

L’odierna decisione del Parlamento norvegese di respingere la proposta di sospendere temporaneamente i rimpatri in Afghanistan è un colpo devastante per i richiedenti asilo afghani in Norvegia, e dimostra un inquietante disinteresse per le vite di persone in fuga da guerre e persecuzioni, ha dichiarato oggi (18 gennaio, n.d.r.) Amnesty International.

"È una pessima notizia per gli afghani in Norvegia, e un triste segnale di perdita di sensibilità da parte dei politici di uno dei Paesi più benestanti al mondo."
Charmain Mohamed, Head of Refugee and Migrant Rights di Amnesty International.

Il Parlamento ha respinto anche una proposta che avrebbe introdotto un numero maggiore di criteri da soddisfare prima che un richiedente asilo possa essere espulso verso il paese dal quale è fuggito. Questa proposta avrebbe portato la Norvegia ad avere una legislazione più conforme agli standard internazionali.

È una pessima notizia per gli afghani in Norvegia, e un triste segnale di perdita di sensibilità da parte dei politici di uno dei Paesi più benestanti al mondo. Tra bombe, rapimenti e persecuzioni la vita in Afghanistan è piena di pericoli, ed è crudele e immorale mandare lì delle persone” ha affermato Charmain Mohamed, Head of Refugee and Migrant Rights di Amnesty International.

Non è solo profondamente irresponsabile costringere delle persone a trovarsi di nuovo in pericolo, questo è illegale. Con queste proposte la Norvegia ha avuto l’opportunità di mostrarsi come un leader nella difesa dei diritti umani - invece ha gettato via quell’opportunità e ha messo a repentaglio il futuro di centinaia di Afghani.

Sembrerebbe che la Norvegia deporti più afghani che qualsiasi altro Paese europeo – non solo in proporzione alla sua popolazione, ma in termini di valore assoluto. Secondo le autorità afghane, nel primo quadrimestre del 2017 il 32% (97 persone su 304) dei rimpatri forzati dall’Europa proveniva dalla Norvegia.

L’Afghanistan è ancora estremamente pericoloso, con un numero di vittime civili che nel 2017 ha raggiunto livelli record. Meno di un mese fa almeno 40 persone sono state uccise da una bomba nel centro di Kabul, in un attacco che sembrava essere deliberatamente rivolto verso degli studenti.

Un rapporto di Amnesty International relativo al 2017 riportava casi specifici di afghani rimpatriati dai Paesi europei - Norvegia inclusa - rimasti uccisi o feriti in attentati, o che vivono in un costante timore di subire persecuzioni.

Tra gli afghani interessati dalle odierne disposizioni (del Parlamento norvegese, n.d.t.) c’è Taibeh Abbasi, una diciottenne che vive nella città di Trondheim, il cui caso ha innescato grandi proteste studentesche. Taibeh è nata in Iran e non è mai stata in Afghanistan, dove l’idea di dover andare la terrorizza. Durante una protesta, in ottobre, ha detto ai manifestanti: “A Kabul non c’è futuro per me e per i miei fratelli. Saremo esposti alla discriminazione e proveremo la sensazione di sentirci concretamente una minoranza a rischio. Io, in quanto donna, sono ancora più a rischio. I miei sogni di ricevere istruzione e costruirmi una carriera saranno spezzati”.

Più di 100.000 persone in tutto il mondo hanno sottoscritto la petizione di Amnesty International che chiedeva al governo norvegese di sospendere il rimpatrio degli afghani finché l’Afghanistan non sarà un Paese abbastanza stabile da assicurare loro sicurezza e dignità.

Gli afghani come Taibeh e la sua famiglia meritano di vivere in sicurezza e con dignità. Chiediamo ai deputati norvegesi di riconsiderare la loro posizione e assicurarsi che nessun afghano sia costretto ad affrontare di nuovo dei pericoli”, ha dichiarato Charmain Mohamed.

Background

La proposta di sospensione dei provvedimenti di rimpatrio forzato degli afghani è stata avanzata dal Socialist Left Party, dal Green Party e dal Red Party, mentre la proposta riguardante i criteri di ragionevolezza è stata avanzata dal Socialist Left Party. Il 9 gennaio, il Comitato Parlamentare Permanente sul Governo Locale e la Pubblica Amministrazione norvegese ha raccomandato che fossero respinte, e oggi il Parlamento ha votato in linea con la raccomandazione.