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Spagna - Il giudice archivia la causa per la morte di 15 migranti a El Tarajal

Lara Carrasco, InfoLibre - 26 gennaio 2018

5 febbraio 2018

- Il giudice ritiene che, “dalle prove esaminate, la perpetrazione dei diversi reati che hanno dato origine al processo non appare debitamente giustificata”.
- Il processo era già stato archiviato nel 2015, ma un anno fa fu riaperto in considerazione del fatto che “nulla giustifica la negligenza” verificatasi nell’accertamento dell’operato della Guardia Civil, che utilizzò dispositivi antisommossa per respingere i migranti.

- Link all’articolo originale (ESP)

- Vedi anche: A tre anni dalla tragedia, El Tarajal chiama Europa - Frontera Sur tra impunità e lotte contro l’oblio

Il giudice istruttore n. 6 di Ceuta ha archiviato questo venerdì (26 gennaio 2018, n.d.t.) il processo aperto per i 15 migranti di origine sub-sahariana deceduti a El Tarajal lo scorso 6 febbraio del 2014. Negli atti, il giudice ritiene che “dalle prove esaminate, la perpetrazione dei diversi reati che hanno dato origine al processo non appare debitamente giustificata”. Il riferimento è ai reati di omicidio e lesioni colpose addebitati a 16 agenti della Guardia Civil che, nel tentativo di dissuadere i migranti dal raggiungere a nuoto la nostra costa, utilizzarono dispositivi antisommossa - come pallottole di gomma o fumogeni – provocando la loro morte per affogamento.

Come ricorda il giudice negli atti di venerdì, nel 2015 fu accordata per la prima volta la sospensione del processo per i reati di omicidio e lesioni colpose e il rinvio per il reato di ‘prevaricazione’ (abuso di potere, n.d.t.). Tuttavia, lo scorso mese di gennaio (gennaio 2017, n.d.t.) la Sezione VI dell’Audiencia Provincial di Cadice ordinò la riapertura del processo in ragione del fatto che “nulla giustifica la negligenza” verificatasi nell’accertamento dell’operato della Guardia Civil.

Ad oggi, il giudice ha ritenuto che, dalle prove esaminate, la perpetrazione dei diversi reati che hanno dato origine al processo non appare debitamente giustificata, pertanto ha disposto, a compimento delle procedure di istruttoria, l’archiviazione del procedimento giudiziario . Alla base di ciò pone l’argomentazione per cui le prove che hanno motivato la riapertura del caso sarebbero “incomplete”. In tal senso, elenca nel dettaglio “la mancata identificazione di due delle persone ritrovate senza vita in territorio spagnolo […], impossibile con le informazioni a disposizione” e “il mancato rispetto, da parte del Marocco, dei termini di rogatoria” richiesti al momento dell’accordo per l’archiviazione provvisoria.

Si avvale, inoltre, della dichiarazione di un testimone oculare che gestiva un chiosco vicino al luogo in cui si verificarono i fatti, “dalla cui testimonianza si deduce che, da parte degli agenti della Guardia Civil, non vide alcun comportamento penalmente contestabile”.

“Nessuna relazione di causa-effetto” tra le pallottole di gomma e le morti

L’allora Ministro dell’Interno, Jorge Fernández Díaz, ammise dinanzi al Congreso de los Diputados che la Guardia Civil di stanza a Ceuta sparò materiale antisommossa in acqua – al contrario di quanto dichiarato inizialmente dalla stessa GC – durante il tentativo del gruppo di migranti di entrare in territorio spagnolo. Nonostante ciò, insistette sul fatto che non vi fosse “nessuna relazione di causa-effetto” tra la suddetta pratica e i decessi.

Al fine di frenare la loro avanzata, furono lanciati in mare dei dispositivi per delimitare la zona di confine, con il consueto ordine di rispettare una distanza di vari metri tra il luogo dell’impatto in acqua e i migranti, per non raggiungerli”, spiegò durante la sua dichiarazione. Così, “si riuscì a far desistere la maggior parte di loro, senza che nessuno risultasse raggiunto” dalle pallottole di gomma che la Guardia Civil aveva sparato. Secondo quanto sostenne, “tutti gli spari furono eseguiti da terra” ad una distanza “come minimo superiore ai 25 metri”, e la zona di impatto “è sempre stata in acque spagnole, lontano da dove si trovavano i migranti”. Inoltre, il Ministro aggiunse che, visto “l’atteggiamento belligerante dei migranti”, l’uso dei dispositivi antisommossa rispondeva a principi di “congruenza”.

L’accaduto provocò allora una valanga di critiche dai partiti di opposizione e da varie ONG, così come dall’Unione Europea, che alla Spagna chiese spiegazioni formali riguardo l’uso di dispositivi antisommossa contro i migranti. Il Governo, dal canto suo, cercò fin dall’inizio di oscurare la questione e negare le accuse che lo tacciavano di essere contraddittorio nel fornire spiegazioni. Senza giungere ad alcuna responsabilità, nell’atto di archiviazione di questo venerdì si sottolinea che, “ai sensi dell’art. 324 della Ley de Enjuiciamiento Criminal, non si potranno aprire ulteriori nuove istruttorie per la scadenza del termine ultimo”.