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Spagna - Almeno 21 i morti nel naufragio di un’imbarcazione nelle vicinanze di Melilla

Paqui Sánchez, El Mundo - 4 febbraio 2018

6 febbraio 2018

- Link all’articolo originale (ESP)

Il dramma della migrazione incarnato dal Mediterraneo - e, in generale, dal confine meridionale dell’Europa - non offre tregua. Almeno una ventina di persone, tutte provenienti dall’Africa Sub-Sahariana, hanno perso la vita a seguito del naufragio dell’imbarcazione a bordo della quale viaggiavano in cerca di una vita migliore. Sabato pomeriggio (il 3 febbraio, n.d.t.), un barcone partito da Melilla e diretto verso Almería è stato ritrovato in mare - circondato da corpi galleggianti - a sole quattro miglia dall’enclave spagnola, nelle vicinanze della località Cabo Tres Forcas.

Diverse motovedette marocchine, con il supporto della Guardia Civil, stanno perlustrando l’area per tentare di localizzare il resto degli occupanti dell’imbarcazione. Secondo Helena Maleno, attivista della ONG Caminando Fronteras, la scialuppa doveva raggiungere Melilla e aveva a bordo 47 migranti provenienti da Mali, Guinea Conakry e Costa d’Avorio. Finora sono stati recuperati i corpi senza vita di 21 di loro, come riportato dalla cooperante. Tra essi anche quello di un giovane magrebino, che la stampa marocchina ha identificato come il padrone della zattera di legno affondata.

Come sottolineato dalla Maleno, se dovesse essere confermato che non ci sono superstiti e che nell’imbarcazione viaggiavano oltre il doppio delle persone individuate, ci troveremmo di fronte alla più vasta tragedia della migrazione avvenuta alla frontiera meridionale di Melilla. E, nell’ultimo decennio, probabilmente anche dell’intera Spagna - seconda solo alle due catastrofi umanitarie più gravi di questo nuovo millennio, entrambe avvenute vicino alle Isole Canarie, dove oltre 100 persone che occupavano una zattera morirono nel 2006 e un’altra cinquantina l’anno seguente.

Casualità ha voluto che questo nuovo dramma sia venuto alla luce mentre all’altra frontiera meridionale d’Europa, Ceuta, si ricordavano con una partecipata marcia le 15 vittime de El Tarajal al IV anniversario della loro morte.

Il rinvenimento ha avuto luogo sabato dopo l’ora di pranzo, poco dopo che, verso le 3 del pomeriggio, il traghetto Sorolla della compagnia Trasmediterránea - che copre il tratto di mare tra Melilla e Almería - era uscito dal porto della città nordafricana. Mezz’ora dopo, quando ancora si trovava vicino al Cabo Tres Forcas, ha dovuto arrestare la sua marcia verso la costa andalusa per la scena dantesca che gli si palesava davanti: circa una ventina di corpi galleggiavano senza vita, sparsi nelle acque gelide e mosse del Mediterraneo. Indossavano i giubbotti di salvataggio non omologati che le mafie sono solite fornire a quanti sono disposti a pagare qualcosa in più per un viaggio tanto pericoloso. Con loro, diversi altri giubbotti senza nessuno da tenere a galla, cosa che ha fatto presagire che potessero esserci ulteriori vittime.

Il traghetto ha allertato Salvamento Marítimo, che immediatamente ha inviato nell’area la nave Salvamar Alcor alla ricerca di possibili sopravvissuti. Non incontrandoli, questa ha offerto la propria collaborazione alle unità di soccorso marocchine, che hanno rifiutato il supporto aggiungendo che si sarebbero fatte carico delle operazioni (essendo, l’incidente, avvenuto in acque territoriali alawite). La Salvamar Alcor, quindi, ha fatto rientro a Melilla.

Per continuare a setacciare un’area più ampia di mare assieme ai guardacoste marocchini, sono invece rimaste le due imbarcazioni del Grupo de Actividades Subacuáticas de la Guardia Civil (GEAS), che erano giunte sul posto assieme a Salvamento Marítimo. Le correnti e le condizioni del mare - da alcuni giorni agitato a causa dei temporali - hanno fatto sì che fosse ampliato il raggio delle ricerche, rimaste in essere fino all’imbrunire.

Dei corpi localizzati dalla nave Sorolla, individuati in acque territoriali, si sono fatti carico i guardacoste marocchini; da quel momento, secondo la stampa marocchina, si trovano nell’obitorio di Nador. Il GEAS, a sua volta, nella traversata di ritorno verso Melilla si è imbattuto nel cadavere di un giovane sub-sahariano, che ha recuperato dalle acque e portato fino alla Città Autonoma.

Le operazioni di ricerca - portate avanti dalle autorità di Spagna e Marocco - sono andate avanti senza che ci fossero novità. La Guardia Civil, che ha sostituito il GEAS e l’elicottero destinato alla sorveglianza del perimetro della frontiera (dell’enclave di Melilla, n.d.t.), ha fatto rientro a Melilla verso mezzogiorno e non è previsto, almeno in linea teorica, che le ricerche proseguano anche nella giornata di lunedì giacché, come reso noto dalla Delegación del Gobierno, l’intera area è stata setacciata senza che sia stato rinvenuto nessun altro cadavere.

Al momento le circostanze in cui ha avuto luogo il naufragio restano ignote, così come si ignora se la morte degli occupanti dell’imbarcazione sia dovuta alla tempesta che ha tenuto Melilla in allerta fino allo scorso venerdì – con venti fino ad 80 km/h e onde alte 3 metri - o all’ipotermia, dato il notevole calo delle temperature registrato nei giorni scorsi. Diversamente da quanto accade di solito, Salvamento Marítimo non ha ricevuto alcuna segnalazione previa circa la partenza di questa imbarcazione, e ne è venuto a conoscenza solo grazie all’allarme lanciato dalla nave Sorolla.

Il tragico naufragio di questa zattera di legno ha generato grande sgomento sui social network, dove in molti si sono chiesti per quanto tempo ancora il Mediterraneo continuerà ad essere teatro di così tante morti. I più pessimisti non auspicano un netto cambiamento nel breve periodo, poiché ritengono che l’aumento del numero delle vittime possa servire da deterrente per quanti pensano di utilizzare questa via nel tentativo di raggiungere l’Europa clandestinamente. La realtà è che il rischio non frena né i migranti, né le mafie. Lo scorso anno Melilla ha registrato un aumento dell’873%, rispetto al 2016, negli arrivi delle imbarcazioni di fortuna, dato che alcuni attribuiscono al fatto che la sorveglianza del Marocco è più centrata sulla barriera che non sulle coste.