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Bardonecchia non vuole diventare "la nuova Ventimiglia o una piccola Calais"

Julie Pietri, France Inter - 20 febbraio 2018

21 febbraio 2018

- Link all’articolo originale (FRA)

Il villaggio italiano di Bardonecchia, una stazione sciistica piemontese, vede ormai arrivare un flusso regolare di migranti che sperano di raggiungere la vicina Francia, nonostante il freddo e i controlli.

Dopo la chiusura della frontiera a Ventimiglia, sulla costa, i migranti hanno iniziato a passare per la montagna, in particolare per la rotta del colle della scala che, lungo 16 chilometri, separa Bardonecchia da Nevache, il primo villaggio francese. Malgrado il freddo e il vento, sfidano tutti i rischi. Quando tentano di varcare la frontiera via treno, le cose non sono di sicuro migliori.

Julie Pietri si è recata a Bardonecchia, piccolo villaggio tra le Alpi italiane, situato a qualche chilometro dalla frontiera francese. Una stazione sciistica nel cuore delle montagne, con 3.000 abitanti fuori dal periodo stagionale e 30.000 durante le vacanze.

Ogni giorno, una decina di esuli arrivano a Bardonecchia con la speranza di raggiungere la Francia.

Youssouf, Malese e Fa, ivoriano, non hanno i documenti: “Costi quel che costi, siamo pronti a tutto. Qui non stiamo bene. Siamo pronti a tutto pur di entrare in Francia. Proveremo ad andare dall’altra parte.” Quello che viene fuori dalla bocca di questi uomini, spesso francofoni, spesso molto giovani, in sintesi: noi abbiamo conosciuto la Libia e attraversato il Mediterraneo, non sarà la montagna a fermarci.

Silvia Massara insegna e vive a Bardonecchia. Passa le sue serate a convincere i migranti a non avventurarsi per la montagna: "Ultimamente almeno sono vestiti, a volte con abiti più pesanti altre meno. Alcuni di noi ‘salgono’ e li trovano già in cammino, quando si è loro detti di non andare, pericolo di morte, non ce la farete a passare. Ma loro rispondono ‘se muoio mi sta bene, voglio vedere con i miei occhi’. Alcuni sono all’ospedale, un ragazzo ha perso i piedi. Spero che il disgelo primaverile non ci farà trovare dei corpi”.

Trovando una strada senza uscita in montagna, i migranti tentano di raggiungere la Francia per altre vie, come i bus e i treni che collegano la Francia.

Il TAV Torino-Parigi si ferma qui tre volte al giorno, è l’ultima fermata sul lato italiano prima della frontiera. Ogni volta gli agenti della polizia di frontiera salgono a bordo, perlustrano ogni vagone e fanno scendere, sul lato francese, quelli che non sono in regola, riportandoli allora a Bardonecchia.

Quella sera, calata la notte, una donna nigeriana incinta di cinque mesi è scortata e fatta scendere dalla polizia davanti alla stazione. Lei si sente male, ha delle contrazioni, non è stata mai seguita da un medico in Italia. Carola Martino, medico per l’Associazione Rainbow for Africa, le appoggia la mano sul ventre, la visita velocemente e chiama i soccorsi: “Ascolta, ho chiamato un’ambulanza per fare un controllo. Tu e tuo marito sarete più tranquilli.”

Suo marito Vito di 31 anni attende in disparte. Sono arrivati in Italia due anni fa e vivono a Milano: “Sono venuto in Italia e non mi hanno fornito i documenti. Ho cercato lavoro per due anni ma non c’è niente. Ho iniziato a medicare per dare da mangiare a mia moglie e adesso è incinta. Voglio lasciare l’Italia e vivere una vita migliore in Francia. Non so che fare adesso. Adesso non ho né soldi né una casa dove mettere al sicuro mia moglie e il mio piccolo. Questa mattina lei non ha mangiato. Una donna incinta che non può mangiare da stamane. Inoltre non è abbastanza in forze per camminare. Che volete che io faccia? Sono stanco.

A Bardonecchia si incrociano persone senza documenti e altri che hanno ottenuto un permesso di soggiorno in Italia ma che non vogliono comunque restarci, non trovando lavoro.

I signori non hanno abbastanza soldi per andare in Francia”, estratto da un colloquio tra alcuni agenti del corpo polizia di frontiera francese e un mediatore del municipio italiano di Bardonecchia. Quest’ultimo non riesce a capire perché un giovane uomo sia stato respinto nonostante avesse tutti i documenti in regola. L’agente ribadisce che questi sono insufficienti. La persona deve inoltre avere con se dei soldi e un’attestato d’alloggio.

Francesco Avato, sindaco di Bardonecchia, dice di averne abbastanza della politica francese. Dal 2015 i controlli alla frontiera sono diventati sistematici e il progetto di legge presentato mercoledì prevede 3750 euro di multa e un anno di prigione per coloro che entreranno illegalmente in Francia.

“La Francia sta diventando il nostro nemico?"

Franco Avato spiega: “Anche se fossero 10 gli anni di prigione, i migranti tenteranno lo stesso. Non non vogliamo diventare un’altra Ventimiglia o una piccola Calais.
La politica francese è difficile da capire. Difficile dire che la Francia è mia nemica. Penso che non sia mai un bene utilizzare il tema della paura per governare
”.

L’Italia è chiamata alle urne all’inizio di marzo per le elezioni legislative. La questione dei migranti è al centro del dibattito politico.