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Belgio: uniti contro il razzismo, insieme per i diritti sociali

Sabato 24 marzo manifestazione nazionale a Bruxelles

21 marzo 2018

Il mondo dell’associazionismo, i movimenti e i cittadini belgi hanno indetto una manifestazione nazionale a Bruxelles per il prossimo 24 marzo. “Lottiamo insieme contro l’odio e la violenza, contro la discriminazione, il razzismo e le diseguaglianze”, scrivono annunciando l’iniziativa.

La Giornata internazionale contro il razzismo e la discriminazione, che ricorre il 21 marzo, è un’occasione per dare una forma unitaria alle varie voci che, in Belgio, negli ultimi mesi, si sono levate in opposizione ai modi con cui la politica sta affrontando la presenza di migranti all’interno del Paese.

La piattaforma dei promotori della manifestazione del 24 marzo, denuncia il clima discriminatorio nel quale è calata la vita degli immigrati, anche quando di seconda generazione, nati e cresciuti in Belgio, additati erroneamente quali responsabili delle difficoltà del Paese, in termini di crisi economica e smantellamento dei servizi sociali. “Esiste una discriminazione strutturale sul mercato nel mercato del lavoro, in quello delle locazioni abitative, nell’istruzione scolastica e nei servizi pubblici. Lavorare e studiare per un futuro migliore? Non per i figli di immigrati in Belgio”, scrivono gli organizzatori.

Già lo scorso gennaio alcune migliaia di cittadini belgi avevano manifestato la loro opposizione alle politiche del Segretario di Stato per l’Asilo e la Migrazione Theo Franckie e del Governo Federale, in occasione di un’operazione di polizia pianificata nella zona della Gare du Nord di Bruxelles e del Maximilian Park con lo scopo di arrestare migranti. Il cordone umano di oltre 2.000 cittadini nella sera del 21 gennaio era stato promosso e organizzato dalla “Plateforme Citoyenne de Soutien aux Réfugiés” con lo slogan “La solidarité n’est pas un délit” [La solidarietà non è un reato].

Una seconda azione al Maximilian Park è stata indetta per denunciare l’adozione di misure arbitrarie da ben 169 associazioni, sociali, culturali e sindacali, dopo l’operazione di polizia con cui, il 9 febbraio, due sans papier sono stati arrestati nei locali della Globe Aroma, associazione culturale che organizza momenti ed eventi di artistico-culturali di integrazione.

Dell’episodio si è contestata l’ambiguità, l’arbitrarietà e il rischio che gli spazi associativi, da luoghi “protetti” e di protezione, per i migranti possano trasformarsi in trappole. “Rifiutiamo di essere strumentalizzati” hanno scritto le tantissime associazioni culturali e sociali che hanno sottoscritto l’appello per denunciare questo grave episodio.
Se l’obiettivo del blitz di polizia all’interno del Globe Aroma, giustificato con diverse versioni, davvero non erano i migranti, “è comunque su di loro che si è abbattuta la repressione”. E le associazioni non intendono essere complici, “controlli di identità di questo genere sono incompatibili coi valori difesi dal terzo settore”.

Anche il mondo accademico belga, sotto l’iniziativa di un collettivo di ricercatori di Scienze Politiche, ha dichiarato la sua netta contrarietà alla direzione verso la quale va muovendosi progressivamente la politica del Governo, definendo «inutile, pericoloso e fondato sulla menzogna» il nuovo progetto di legge, che «mina i principi cardine dello stato di diritto democratico».

Il documento di protesta dei ricercatori punta il dito, in particolare, sulle nuove disposizioni che intenderebbero “autorizzare l’entrata degli ufficiali della polizia nel luogo di residenza di un migrante o nell’abitazione di un terzo” non in conseguenza di un’infrazione penale, ma per l’esecuzione di una procedura amministrativa.
Non tocchiamo i principi cardine dello Stato di diritto”, scrivono gli accademici, dichiarando, tra l’altro, la preoccupazione per un possibile rischio di scivolamento progressivo della politica belga verso la violazione sistematica di diritti umani.

La “Piattaforma 21 marzo”, che promuove la manifestazione del 24 marzo, rivendica la necessità di una logica di vera politica dell’accoglienza e dell’integrazione.

Qui la traduzione della piattaforma 21 marzo a cura di Lucia Angileri


Le associazioni si riuniranno il 21 marzo, in occasione della Giornata internazionale contro il razzismo e la discriminazione.

Con la manifestazione nazionale organizzata a Bruxelles per il 24 marzo, intendiamo dimostrare che non ci lasciamo dividere dal razzismo e dalle misure discriminatorie, e che continuiamo a batterci per una società in cui tutti contano e in cui l’uguaglianza sia la regola. Commemoreremo allo stesso tempo le vittime dell’odio e del terrore, a Bruxelles e altrove.

Il terrore vuole costruire muri, alimentare la divisione tra «noi» e «loro». Non possiamo permetterlo. Insieme, noi lottiamo contro l’odio e la violenza, contro la discriminazione, il razzismo e le disuguaglianze.

La logica politica dominante e i provvedimenti di destra provano a dividerci e creare contrapposizioni tra gli individui e tra le comunità.

Vogliono farci credere che le minoranze, i rifugiati e gli immigrati sono i responsabili dell’impoverimento generale. Invece di garantire una distribuzione equa del lavoro e delle risorse economiche, diritti sociali vengono svuotati e smantellati. I responsabili restano inattaccabili.

Nel frattempo, il razzismo e la discriminazione hanno un impatto distruttivo sulla vita di un numero crescente di persone e di conseguenza sulla società nel suo insieme. I rifugiati non sono ben accolti. Chiudiamo bambini in centri detentivi e rispediamo persone in Paesi dove rischiano di essere torturati.

Continuano ad esistere forti disuguaglianze anche per persone di origine straniera, nate o che vivono in Belgio da molto tempo. Più del 50% di belgi di origine marocchina vivono al di sotto della soglia di povertà (contro il 15% dell’intera popolazione belga). In materia di accesso al mercato del lavoro per le minoranze etnico-culturali, il Belgio figura tra i paesi più iniqui dell’Unione Europea e dei Paesi OCSE.

Tra tutti i Paesi dell’Unione Europa, è il nostro sistema educativo quello che perpetua le maggiori diseguaglianze esistenti. Circa il 55% di belgi immigrati in cerca di lavoro non trovano un impiego prima di un anno, mentre il 50% di belgi autoctoni lo trovano dopo sei mesi.

Esiste una discriminazione strutturale sul mercato locativo, nell’insegnamento e nei servizi pubblici. Lavorare e studiare per un futuro migliore? Non per i figli di immigrati in Belgio.

Le autorità belghe utilizzano la strategia del “divide et impera”, al fine di perseguire tranquillamente lo smantellamento dei nostri diritti sociali. È inaccettabile. Ecco perché la piattaforma mette in primo piano sei rivendicazioni concrete, alle quali ciascun individuo o organizzazione, può aderire se lo vuole:

1. Ogni persona ha diritto a un lavoro e ad un alloggio decente. Combattete la discriminazione con misure concrete piuttosto che con slogan vuoti. Introducete test situazionali proattivi corredati da sanzioni sul mercato del lavoro e delle locazioni.

2. Assicurate un’accoglienza calorosa, umana e adeguata ai rifugiati, nel rispetto dei diritti umani. Non fate accordi sui rifugiati con regimi non democratici.
Lo Stato deve prevedere un’offerta professionale organizzata e un piano di istruzione responsabile che punti all’integrazione e al trattamento sociale uguale a tutti i nuovi arrivati e sans papiers, conformemente alla Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo e alla Convenzione di Ginevra.

3. Il divieto di simboli ideologici impedisce a molte donne di accedere al lavoro e alla formazione. Ci opponiamo al divieto del velo sul luogo di lavoro e nell’ambito dell’istruzione secondaria e superiore.

4. Molti articoli della nuova legge sugli stranieri (‘legge deportazione’) non sono degni del nostro Stato di diritto. Come l’articolo 21 di questa legge che permette l’espulsione di persone munite di un permesso di soggiorno legale, o anche nate in Belgio sulla base di presunzioni (quindi senza colpa avvenuta, senza processo). Abolite questo trattamento discriminatorio dei cittadini.

5. Tutti hanno diritto alla parità di trattamento e alla protezione da parte della polizia. Bisogna far fronte al profiling etnico, alla violenza eccessiva e ai comportamenti discriminatori della polizia per mezzo di una politica di tolleranza zero.

6. Dopo l’indipendenza del Congo, il Belgio non ha fatto il suo esame di coscienza sulla colonizzazione, immensa impresa di saccheggio e di distruzione. Lo si vede dagli spazi pubblici, costellati di riferimenti al periodo coloniale, come nei programmi scolastici di storia. Occorre condurre una riflessione comune e delle azioni simboliche per la decolonizzazione dello spazio pubblico e integrare i programmi scolastici con un’analisi critica della colonizzazione.

Coloro che desiderano sottoscrivere questo testo e mobilitarsi per la manifestazione del 24/3 sono invitati a scrivere a antiracisme2018@gmail.com; e saranno aggiunti alla lista dei firmatari (pubblicata sulla pagina Fb “PF2103”).