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La Francia per l’accoglienza: sindaci e associazioni rispondono all’ultimo disegno di legge sull’immigrazione

5 marzo 2018

Una convention organizzata a Grande-Synthe (Nord) dai sindaci francesi e dalle associazioni che hanno aperto il primo campo dei migranti con Médecins sans frontières nel marzo 2016 risponde al ministro degli Interni e propone una rete nazionale di attori locali.

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Giovedì 1 e venerdì 2 marzo circa 2.000 persone si sono ritrovate Grande-Synthe (Nord) e hanno discusso sulla necessità di un intervento strutturato a fronte della politica di rifiuto di accoglienza per i migranti che arrivano in Francia, riaffermando valori comuni del diritto.

L’iniziativa è partita dal sindaco di Grande-Synthe, Damien Carême, con un Manifesto per "L’Accoglienza e le Migrazioni" [1]. Il programma intende riunire l’insieme degli attori, associazioni, ONG, deputati e amministratori locali impegnati nell’accoglienza dei richiedenti asilo. Il dibattito si rivendica militante e vuole andare oltre il quadro dei diritti e dello statuto dei richiedenti asilo. Le proposte emergono dalle esperienze positive di base, disseminate in tutto il paese, che hanno dimostrato la forza del lavoro comune.

Si sottolinea come, al di là del progetto di legge del ministro dell’Interno Gérard Collomb, che riduce i diritti dei richiedenti asilo e che riguarda specificatamente il territorio nazionale, la "crisi" deriva dalla politica dell’Unione Europea che impedisce, a tutti i costi, anche i più inumani, l’arrivo delle persone che fuggono dal loro paese per venire in Europa. E che le politiche migratorie europee, declinate successivamente in ogni paese membro, sono uno degli aspetti più visibili del progetto politico in cui l’assenza di solidarietà tra Stati e nel contempo verso i migranti sono complementari. Il nodo da sciogliere e da eliminare per primo, a livello europeo, sono le regole del trattato di Dublino che destinano i paesi alle frontiere dell’Europa a farsi carico dei rifugiati in arrivo.

Il Manifesto insiste in particolare sul rifiuto dell’amalgama tra immigrazione e asilo.
Nella pratica significa rendere città e comuni territori rifugio e di protezione per chiunque ne abbia bisogno. Esistono molti esempi ovunque, si tratta quindi di dare vita a queste spinte cittadine e assumerle con pragmatismo.

Come fare a prendere l’iniziativa e non farsi inibire dalle decisioni di un potere centrale e di Stato?
Come ha fatto la Grande-Synthe aprendo un luogo di accoglienza innovativo grazie alla sinergia di MSF e del Comune. Per realizzarlo, l’amministrazione si è fatta carico di una revisione del Diritto di Asilo e l’ha convertito in diritto di ospitalità per rispondere innanzitutto all’urgenza presente alla frontiera francese a nord, quella legata all’accesso incondizionato all’alloggio, al cibo e all’igiene, alla salute, all’educazione, ai bisogni vitali per chiunque. Questo per il tempo necessario che permette alla persone di accedere al diritto comune.

L’impegno amministrativo consiste nel riconoscere la "cittadinanza", un documento che può emettere ogni comune e che può permettere alle persone, a prescindere dal loro statuto, di vivere sul territorio. Questo aiuto di base evita di farsi carico amministrativamente dell’asilo, della naturalizzazione o dell’obbligo definitivo di integrarsi (o di assimilarsi), prerogative che sono dello Stato. Una soluzione che offre la possibilità sia di decidere un percorso nazionale, sia di beneficiare dell’accoglienza temporanea in caso di transito o di rientro nel proprio paese d’origine.
Costruire le città-rifugio vuole anche dire posizionarsi rispetto alla questione della nazionalità nella dimensione contemporanea della mobilità, molto più spesso imposta che scelta.

Un percorso di base di buone pratiche quotidiane

L’insieme degli attori che hanno aderito alla convocazione partono da un percorso di base, da pratiche sul campo e dall’esperienza diretta, lontani dal ’buonismo’ di facciata e sprovvisti di ogni attitudine ’caritatevole’. Dopo anni di politiche migratorie disumane e assassine, ogni forma di pietà è ormai fuori luogo e fuori uso, la questione che si pone sui tavoli locali è di sottrarre i migranti alle disparate forme di traffico e anticipare gli ineluttabili arrivi, una sfida che pone ad esempio la questione del cambiamento climatico prima di ogni altra congiuntura.

"Chi oserà credere che si possa impedire alle popolazioni di migrare in cerca di una terra più sicura?"

Al di là della richiesta di asilo in Francia, chi interviene deve pensare il percorso dell’esiliato/a come un tempo di presenza nel Paese e inserirlo nei propri territori senza immaginare che la soluzione arrivi dalle istanze nazionali ed europee in tempi brevi e sufficienti ad un cambiamento complessivo del livello istituzionale. Per questo motivo è indispensabile proporre, oltre all’ospitalità, il riconoscimento della presenza temporanea, del ’transito’. Questa è la vera forma di sicurezza del percorso migrante, offrire il tempo necessario al progetto migratorio e poi, successivamente, permettere di scegliere, di continuarlo, di interromperlo o di rinunciare ad esso.
Più in generale, bisogna combattere ogni visione che riduce il fenomeno migratorio ad una contrapposizione tra richiedenti asilo e migranti o tra migranti e francesi, parlando apertamente e pubblicamente e razionalmente della vera questione in gioco: come organizzare e accompagnare politicamente il "percorso migratorio" senza negare la realtà e far credere che si possa "controllare il flusso migratorio", linguaggio che in Francia risale al 1974 (e corrisponde alla fase cosiddetta "post-coloniale" ndr).
In sintesi, sostituire il discorso dell’identité con quello sull’égalité.

I giovani migranti

Un’attenzione particolare è data all’accoglienza dei migranti minorenni non accompagnati e ai giovani maggiorenni che non possono beneficiare dell’accesso all’alloggio, all’istruzione e al lavoro, i più precari tra i ’precari’, un popolo "invisibile" circa 30.000 persone.
C’è un’urgenza assoluta perché le amministrazioni locali non possono colmare i vuoti delle istituzioni regionali da cui dipendono le strutture idonee all’accoglienza dei bambini, degli adolescenti e dei giovani adulti. I comuni non sono in grado da soli, senza l’aiuto delle Regioni, di fornire assistenza specifica, adatta e di qualità e di assicurare loro la protezione necessaria.

L’accesso all’alloggio anche per i minori deve quindi essere incondizionato e deve essere riconosciuta come norma intangibile, a prescindere dalla situazione amministrativa della persona. Questo proposito non può materializzarsi senza una rete di comuni disponibili ad organizzarsi rispetto all’accoglienza e alla questione migratoria.

La formalizzazione di questa rete su scala nazionale, includendo il tessuto associativo, le ONG, le realtà solidali, vuole rispondere in modo comune e concreto ai bisogni dei migranti perché non esiste UNA soluzione nazionale dell’accoglienza - come preposto dai dispositivi di Stato -, ma tante soluzioni locali quante sono le situazioni che si presentano e che si prospettano.

La rete si presenta come interlocutrice di una piattaforma per l’accoglienza e per l’integrazione [2] che dovrebbe costituirsi a livello nazionale con l’obiettivo di non lasciare il campo libero al Ministero dell’Interno il quale si è auto-proclamato unico depositario della competenza sulle migrazioni con la volontà di chiudere le frontiere, respingere i migranti e rinforzare le politiche di espulsione come cardini delle politiche di governo.

Senza grandi difficoltà, è chiaro ed evidente che la Francia potrebbe accogliere più e meglio gli esiliati, e questo sarebbe il vero progetto per una grande e forte coesione sociale.

Note:

La proposta di legge sull’immigrazione

Il progetto di legge "per un’immigrazione controllata e un diritto di asilo effettivo" è il 20esimo testo dagli anni ’70. La legge del 29 luglio 2015 ha riformato il diritto di asilo, quella del 7 marzo 2016 il soggiorno degli stranieri.
Quest’ultimo progetto di legge è stato presentato il 21 febbraio al Consiglio dei Ministri, sarà discusso in Parlamento in aprile e punta a questi 3 obiettivi:

1) Riduzione dell’esame della domanda di asilo a sei mesi, attualmente è di quattordici mesi. L’Ufficio francese per la protezione dei rifugiati e degli apolidi (Ofra) e la Corte nazionale del diritto di asilo devono ridurre la durata di trattamento dei dossiers. In caso di diniego dell’istanza di asilo, i richiedenti protezione internazionale avranno quindici giorni per depositare un ricorso invece di un mese.

2) L’allungamento della detenzione nei Centri di detenzione amministrativa potrà essere portato a 135 giorni invece dei 45 attuali, e la detenzione amministrativa passerà da 16 a 24 ore. Questa misura dovrebbe facilitare la registrazione delle impronte punendo il rifiuto della registrazione.

3) La facilitazione al soggiorno con un documento valido per quattro anni per coloro a cui viene riconosciuta una protezione sussidiaria; un permesso di "ricerca di lavoro" o di "creazione di impresa" per gli studenti stranieri che intendono restare in Francia.

Il Consiglio di Stato ha segnalato che gli articoli delle due precedenti leggi non sono ancora operativi. Di fatto non c’è alcuna necessità di una nuova legge.
Il tasso di immigrazione resta stabile da anni come dimostrano i dati dell’INED, Istituto nazionale di statistica demografica e dell’Insee, Istituto nazionale di statistica e di economia sociale.
Il numero varia di anno in anno, ma non si tratta sicuramente di una "crisi" che necessita di un intervento legislativo d’urgenza, motivo che ha ispirato quest’ultimo progetto di legge. Quindi questo progetto di legge non risponde a una necessità sociale, ma al bisogno di fornire una risposta politica che si basa sulla mediatizzazione di una "esasperazione".
Il ministro Collomb, come il suo predecessore Valls, e come ha tentato di fare anche il ministro dell’interno italiano Minniti, alimentano una (loro) traiettoria politica con il carburante legislativo.

Questo progetto di legge è irrazionale, non solo perché lo dice lo stesso Consiglio di Stato, ma perché è un circolo vizioso tra consenso popolare/populista e le reazioni stereotipate dell’"opinione pubblica" con l’intenzione dichiarata di eludere i problemi concreti e non rispondere ai bisogni che si presentano sul campo.
La politica del governo Macron non ha alcuna intenzione di cambiare la situazione reale. Non servono ulteriori strumenti legislativi, ma una politica sul campo che accrediti e moltiplichi i mezzi economici per rispondere alle necessità e ai diritti dei migranti e dei rifugiati.