logo

Documento a cura del
Progetto Melting Pot Europa
web site: http://www.meltingpot.org

redazione@meltingpot.org

Home » Cittadinanze » Notizie, approfondimenti, interviste e appelli

Modena - La versione della coop. Caleidos: «Una replica scontata e irrispettosa dei diritti della giovane madre»

di Giulia Ognibene e Manuela Di Grazia

5 marzo 2018

Giulia Ognibene, autrice dell’articolo "Denunciata e minacciata di finire in strada perché rivendica i suoi diritti: una donna richiedente asilo e il suo bambino vittime della cattiva accoglienza a Modena", assieme a Manuela Di Grazia, rispondono punto su punto alla replica della cooperativa Caleidos di Modena, pubblicata da Melting Pot il 2 marzo.

Rispondiamo per punti alla replica avanzata dalla Coop. Caleidos.

Il tema della residenza

La replica della coop. Caleidos dice: “Caleidos non ha in alcun modo impedito l’iscrizione anagrafica della sig.ra Precious e del figlio”. Detta così è facile, ma purtroppo la realtà è più cruda. Caleidos infatti ha detto ripetutamente ai beneficiari accolti nel suo progetto che non era possibile per loro accedere all’iscrizione anagrafica, e ovviamente i richiedenti asilo, sentendoselo dire dall’ente gestore, hanno pensato che ciò fosse vero, mentre in realtà non lo era, in quanto a seguito del d.lgs 142/2015 del 18 agosto 2015 il diritto di tutti i richiedenti asilo alla residenza era diventato oltremodo certo.
Quando una persona procede all’iscrizione anagrafica, le anagrafi chiedono come “condicio sine qua non” di dimostrare il titolo di occupazione dell’alloggio: nel caso dei richiedenti asilo ospitati nei CAS, spetta dunque alla cooperativa farlo.
Per ostacolare l’iscrizione anagrafica, non serve che la cooperativa si opponga apertamente: se la cooperativa non affianca la richiesta dei beneficiari, l’iscrizione anagrafica ne viene ostacolata. Fino a giugno 2017 infatti nessun richiedente asilo era ancora riuscito a farlo. Come mai? Perché Caleidos non si era fatta carico di farlo.

Inoltre ci sono diversi punti del comportamento tenuto dalla Caleidos su questa vicenda che devono essere evidenziati. Vediamoli.

- Ci sono testimonianze, riportate dai giornali nel mese di maggio 2017, di alcuni richiedenti asilo che affermano che i loro sindaci erano disponibili a dare loro la residenza, ma sarebbero stati fermati proprio dalla coop. Caleidos:

Nel video il richiedente asilo intervistato affronta il tema della residenza e della carta d’identità due volte: la prima volta al min 2:06 e afferma: “Quando noi facciamo la richiesta al Comune, loro dicono che non c’è problema. Però i progetti (Caleidos, ndr) non danno l’accordo al Comune per disporre la carta d’identità”; poi di nuovo al min 3:44 e dice: “I Comuni devono darci la carta d’identità e sono pronti a farlo, però i progetti (Caleidos, ndr) sempre bloccano questo accordo”.

- L’UNHCR, informata della questione, si è attivata per acquisire informazioni in materia. In data 19 maggio 2017 infatti un alto dirigente di tale organizzazione ci scriveva: “Nei giorni scorsi ho parlato con il comune di Modena che mi ha confermato che da parte loro non ci sono problemi ad iscrivere le persone ospitate nei CAS come d’altronde fanno con quelli ospitati nello SPRAR. La circostanza mi è stata confermata dal coordinatore della Caleidos che mi ha detto che loro non iscrivono nel Comune di Modena per una sorta di pari trattamento con altri richiedenti asilo ospitati in CAS allocati in comuni che non rilasciano la residenza”. Se queste parole fossero state riferite correttamente, vi sarebbe l’assunzione da parte di Caleidos di un ruolo attivo nel non affiancare i richiedenti asilo nella procedura di iscrizione anagrafica.

- I primi richiedenti asilo che a Modena hanno ottenuto la residenza, l’hanno ottenuta il 16.06.2017, senza che Caleidos desse il minimo aiuto (anzi, continuava a dire con i ragazzi che per loro non era possibile avere la residenza) e grazie all’aiuto di alcuni amici e dell’ASGI: se dunque per avere la residenza era sufficiente l’aiuto dell’ASGI, perché Caleidos non lo ha fatto?

In tutta l’Emilia-Romagna, solo in provincia di Modena, dove Caleidos è il principale ente gestore, ancora a maggio 2017, prima dell’intervento di ASGI, nessun richiedente asilo aveva la residenza. Eppure la residenza, secondo Ministero dell’Interno e UNHCR, è “requisito essenziale per poter effettivamente esercitare altri diritti fondamentali” e “presupposto per qualsiasi processo d’integrazione”.

La questione del pocket money e il food money

La replica di Caleidos dice: “Caleidos non è responsabile del ritardo nella erogazione del pocket money e del food money”. Orbene, gli eventuali ritardi da parte dello Stato nell’erogazione dei fondi ministeriali non giustificano i ritardi di Caleidos nell’erogazione del pocket money e del food money.
Caleidos infatti dovrebbe fornire almeno mensilmente i fondi, ricorrendo eventualmente ai vari mezzi cui può ricorrere chi gestisce un appalto pubblico. Se ci si impegna verso i richiedenti asilo a fornire loro pocket money e food money mensilmente, è una questione di rispetto della loro dignità tenere fede all’impegno preso, anche perché stai gestendo un appalto pubblico e puoi trovare i modi per reperire fondi e adempiere agli impegni presi.

Inoltre proprio nelle scorse settimane due beneficiari accolti nel progetto di Caleidos fino al 09.03.2016 hanno avuto giustizia, dopo quasi 2 anni, di fondi loro destinati che Caleidos aveva trattenuto.
In data 17.07.2017 due ragazzi hanno scritto al coordinatore di Caleidos su WhatsApp chiedendogli di dare loro i pocket money e food money che la cooperativa aveva trattenuto e lui ha risposto che ciò non era vero, che Caleidos aveva dato a loro tutti i soldi che doveva dare e che non doveva dare più niente. In seguito a questa risposta, è stato necessario scrivere alla Prefettura di Modena, in data 06.12.2017.
La Prefettura ha esaminato le posizioni dei due ragazzi ed ha appurato che effettivamente avevano ragione, per cui ha ordinato a Caleidos di dare ai ragazzi le quote di pocket money e food money che la cooperativa aveva trattenuto.
Parliamo di soldi che sono fondi statali, che vengono dalle tasse dei contribuenti!

Sui fatti del 15 maggio

Caleidos afferma: “I fatti del 15 maggio 2017 citati nell’articolo non sono attinenti alle vicende della sig.ra Precious e non si riferiscono a disagi vissuti dai richiedenti asilo nel progetto della Caleidos”.
Come mai allora diversi cartelli dei manifestanti, come riportato anche nelle foto pubblicate sui giornali, riferivano la scritta: “Stiamo male in questo progetto Caleidos"? [1].

Tra le principali contestazioni mosse c’erano infatti i temi della residenza e del pocket money, di cui abbiamo parlato sopra, e il tema del cosiddetto “volontariato” dei richiedenti asilo, percepito da molti di loro come una sorta di lavoro sfruttato: “ci fanno lavorare gratis”, recitava il volantino dei manifestanti, e successivamente gli stessi hanno chiarito che il riferimento era proprio a tale pratica nella lettera pubblica che hanno scritto alla cittadinanza: «Vi spieghiamo la nostra lotta per i diritti di tutti».

Caleidos si è resa protagonista di tale pratica fin dal 2014 siglando diverse convenzioni con varie amministrazioni. Il volontariato dei richiedenti asilo è sì legale, essendo previsto da convenzioni e infine pure dal decreto Minniti-Orlando del 2017, ma è una pratica che presenta forti ambiguità, come chiarito anche da due autorevoli interventi, uno della ricercatrice e giornalista Marta Fana [2] e uno del giurista Francesco Di Pietro [3].
Affermare che “I fatti del 15 maggio 2017 citati nell’articolo non si riferiscono a disagi vissuti dai richiedenti asilo nel progetto della Caleidos” è pertanto sbagliato: l’impossibilità di accedere all’iscrizione anagrafica, il ritardo nell’erogazione dei pocket money, il cosiddetto volontariato dei richiedenti asilo, riguardavano espressamente disagi vissuti dai richiedenti asilo nel progetto di Caleidos; le altre rivendicazioni erano contro i ritardi della Questura nei rinnovi dei permessi di soggiorno, le lunghe attese per le audizioni presso le Commissioni Territoriali e l’alto numero di dinieghi, la ventilata riapertura dei CIE e, in generale, il funzionamento del sistema di accoglienza italiano (“l’accoglienza guadagna dalla nostra presenza e quando finiscono di guadagnarci ci gettano via”, recitava il volantino dei manifestanti).

Sul caso di Precious

- Caleidos dice che “ha coinvolto e impegnato personale specializzato (psicologa) con competenze specifiche”. Nel caso di beneficiari portatori di particolare vulnerabilità (come Precious e il suo bambino dopo l’allontanamento del marito, essendosi venuta a trovare nella condizione di genitrice singola con figlio minore e quindi come portatori di vulnerabilità ex art. 17 del d.lgs 142/2015), non è sufficiente impiegare del personale specializzato: occorre che tutto il personale che gestisce la situazione di questa particolare categoria di persone sia adeguato a farlo, con titoli specifici e con competenze dimostrate.

- Caleidos dice che “si è adoperata per adottare opportune misure soprattutto a tutela del minore. Infatti consapevole delle particolari condizioni in cui versava il citato nucleo familiare della sig.ra Precious ha coinvolto e impegnato personale specializzato (psicologa) con competenze specifiche, riferendo il proprio operato ai competenti Uffici ivi compresa la Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni di Bologna”.
Ora, queste misure a tutela del minore sono estremamente riduttive! La legge sull’accoglienza, cui Caleidos è tenuta ad ottemperare, afferma infatti che “assume carattere di priorità il superiore interesse del minore in modo da assicurare condizioni di vita adeguate alla minore etaà, con riguardo alla protezione, al benessere ed allo sviluppo anche sociale del minore” (d.lgs 142/2015, art. 18).

Questo si attua fornendo, come aveva chiesto espressamente Precious, l’assistenza sociale e l’inserimento nei servizi per l’infanzia erogati dal Comune sul territorio, cui aveva pienamente diritto. Perché Caleidos non lo ha fatto? Forse perché ci vuole la residenza? Ma come riportato sopra, pare che il Comune di Modena non avesse problemi a dare la residenza ai richiedenti asilo ospitati nei CAS: era Caleidos, pare, che non li iscriveva per una sorta di pari trattamento con i richiedenti asilo ospitati in Comuni che non erano favorevoli a dare la residenza.

- Caleidos dice che “la scrivente cooperativa fino ad oggi non ha mai denunciato la sig.ra Precious né tanto meno l’ha minacciata di farla “finire in strada” come viceversa riportato a chiare lettere nello stesso titolo dell’articolo sopra menzionato”.
Quanto alla minaccia di finire in strada, in calce all’articolo avevamo già chiarito cosa intendevamo: “Nei confronti di Precious è stato notificato l’avvio del procedimento di revoca delle misure di accoglienza “per grave violazione al relativo regolamento”. Questo purtroppo ha subito una madre, non semplicemente la richiesta di allontanamento da un particolare progetto. Ora la Prefettura sta cercando un nuovo progetto grazie al suo legale, ma purtroppo la notifica dell’avvio del procedimento di revoca delle misure di accoglienza “per grave violazione al relativo regolamento” è stato emesso e lei sarà costretta a portarselo dietro nella struttura alla quale sarà assegnata: anche se è un provvedimento amministrativo e non penale, non aiuta certo avere sulle spalle un decreto con affermazioni così gravi.
Per quanto riguarda la denuncia penale, il provvedimento che la Prefettura ha emanato il 21.10.2017 e che la Questura ha notificato a Precious il 14.11.2017 riferisce espressamente che: “Da un rapporto della Polizia Municipale di Modena in data 18/10/2017 è stato rilevato che la S.V. è stata denunciata per resistenza a P.U. ed è stata destinataria di querela per minacce e percosse presentata da alcuni operatori della Cooperativa Caleidos di Modena”. Se poi, magari a seguito della lotta che è stata intrapresa con la denuncia pubblica su Melting Pot, Caleidos avesse deciso di fare marcia indietro, ce ne rallegriamo: significherebbe che la denuncia pubblica ha conseguito il suo scopo di difendere Precious.

La replica di Caleidos dice: “Le diverse affermazioni della sig.ra Ognibene oltre che inveritiere sono esposte in modo diffamatorio e mirano esclusivamente a ledere la reputazione della cooperativa”.
Questa è un’affermazione diffamatoria nei nostri confronti: non ci interessa la reputazione della cooperativa, ci interessa solo e soltanto il rispetto della dignità e dei diritti di Precious e del suo bambino. Semplicemente, quando si tratta di difendere i diritti delle nostre sorelle e dei nostri fratelli, non abbiamo paura di niente e di nessuno.

Giulia Ognibene e Manuela Di Grazia