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Melilla, la città che non ama i bambini

Più di 100 bambini vivono da soli per strada e più di 200 non hanno accesso alla scuola

6 marzo 2018

- Link all’articolo originale (ESP) di Lucila Rodríguez-Alarcón, El País - 5 marzo 2018

A Melilla ci sono molti minori. In effetti, è una delle città con la più alta natalità del paese, secondo i dati del 2016, il suo indice di natalità è doppio rispetto a quello spagnolo ed europeo. È anche una città con molti minori stranieri, soli senza le loro famiglie. Circa 600 sono stipati nei centri di accoglienza e più di 100 vivono abbandonati nelle strade.

Ho la sensazione che questo eccesso di gioventù porti l’amministrazione cittadina a disprezzare profondamente l’infanzia e apparentemente a disconoscere molti dei diritti a questa inerenti. Da quando nel periodo di Natale il consigliere alla previdenza sociale di Melilla, il signor Ventura, accusò pubblicamente un minore che sotto la sua tutela morì da solo in un centro, di essere un drogato, non passa un giorno senza notizie relative al maltrattamento infantile da parte del comune.

Photo credit: José Palazón (Asociacion Prodein)


Ieri mi è giunta un’immagine dell’attivista José Palazón nella quale si può notare che oltre a coprire di concertina la recinzione del porto per ferire quei bambini che tentano di saltarla, hanno anche messo del filo spinato sulla scogliera, dove i bambini di strada passano gran parte del loro tempo. Le frequenti denunce da parte di organismi di tutela dell’infanzia e di organizzazioni locali ricevono risposta dal team del Signor Imbroda e includono elementi strutturali molto pericolosi negli spazi occupati dai minori. Come spiegava la portavoce di UNICEF in una recente intervista su Hoy por Hoy, non si tratta di perseguire i bambini senza famiglia e senza dimora ma di accoglierli, ottenere la loro fiducia, esercitare la tutela con comprensione e prendersi cura di loro.

Allo stesso modo la settimana scorsa un gruppo di genitori e cittadini di Melilla ha lanciato una raccolta firme: erano disperati in seguito a vari mesi di proteste e petizioni volte a richiedere che venga assicurata l’istruzione per più di 200 bambini e bambine che non vanno a scuola nella città perché non viene loro assegnato un posto. Da svariati anni organizzazioni, insegnanti e genitori denunciano le condizioni inadeguate delle aule sovraffollate che superano ampiamente il numero massimo di alunni permessi dalla legge.

A queste lamentele si somma ora il fatto che viene imposto alle famiglie di presentare il certificato anagrafico per poter accedere ad un posto. Secondo vari genitori di bambini coinvolti si tratta di una misura illegale perché contraria ai diritti fondamentali dei bambini. Secondo il ministro dell’Educazione, responsabile nelle città di Ceuta e Melilla, che non hanno poteri delegati in campo educativo, non c’è nessun bambino, i cui genitori non siano capaci di dimostrare che vivono nella città, che non sia scolarizzato. Piccolo problema, a Melilla, città di frontiera, c’è un’enorme fetta della popolazione che si trova in un limbo burocratico e nonostante abbia la tessera sanitaria non ha il certificato anagrafico. Credo che dovrebbe prevalere la responsabilità dello Stato nel provvedere a garantire i diritti dei bambini, rispetto a un procedimento burocratico, però è chiaro che i bambini di Melilla non devono piacere molto al signor Méndez de Vigo.

Da quando mi preoccupo di ciò che succede a Melilla vivo esterrefatta. L’altro giorno il signor Ventura ne ha detta un’altra delle sue quando un reportage de La Sexta mostrava minori che dormivano su cuscini sparsi a terra nel centro di La Purisima. Ha assicurato che era meglio che stessero a terra con dei cuscini che per strada e ha concluso dicendo che il governo non avrebbe espropriato abitazioni per fare centri per i minori marocchini. Questa è la persona responsabile del benessere dei bambini di Melilla. Pare di capire che i bambini non gli piacciano molto e se sono stranieri non gli piacciono per niente.

Da questa tribuna mi non mi resta altro da fare che invitare tutte voi che mi leggete a informarvi e diffondere l’informazione affinché quello che succede a Melilla non rimanga nell’oscurità come accade ora compromettendo il presente e il futuro di centinaia di bambini indifesi.