logo

Documento a cura del
Progetto Melting Pot Europa
web site: http://www.meltingpot.org

redazione@meltingpot.org

Home » Cittadinanze » Notizie, approfondimenti, interviste e appelli

Libano: sfratti di massa dei rifugiati siriani

Per Human Rights Watch: «Espulsioni discriminatorie da parte dei Comuni»

21 aprile 2018

Traduzione a cura di Carlo Geromel.

- Link articolo originale

Assegna il tuo 5‰ al Progetto Melting Pot!

Beirut - Almeno 13 comuni in Libano hanno sfrattato circa 3.664 rifugiati siriani dalle loro case e li hanno espulsi dal territorio comunale, apparentemente per le loro nazionalità o religione, mentre altri 42.000 rifugiati rimangono a rischio di sfratto. Lo riporta, in un articolo di ieri, Human Rights Watch.

Il report di 57 pagine “Le nostre case non sono per gli estranei: esecuzioni di massa di rifugiati siriani da parte dei Comuni libanesi” racconta le consistenti incoerenze sui motivi dati dai comuni per l’espulsione dei siriani e il fallimento del governo centrale di proteggere i diritti dei rifugiati.
Le Nazioni Unite hanno identificato 3.664 sfratti dal 2016 fino al primo trimestre del 2018. Mentre le autorità municipali libanesi sostengono che gli sfratti sono basati su infrazioni alla regolamentazione degli alloggi, Human Rights Watch ha constatato che le misure adottate da questi Comuni sono state attuate solo ai cittadini siriani e non ai libanesi o altri cittadini stranieri.

"I Comuni non hanno scuse legittime per lo sfratto coatto dei rifugiati siriani, se si tratta di discriminazione basata sulla nazionalità o religiosa", sostiene Bill Frelick, il direttore dei diritti dei rifugiati presso Human Rights Watch e autore del rapporto. "Ogni sfratto di un rifugiato siriano, come chiunque altro, dovrebbe essere su base individuale per ragioni trasparenti, lecite e proporzionate, seguendo procedure adeguate".

Human Rights Watch ha intervistato 57 rifugiati siriani vittime degli sfratti, nonché dei funzionari municipali ed esperti legali. Il 13 aprile l’Unhcr ha rilasciato dati che stimano che circa 13.700 siriani sono stati sfrattati nel 2017. I numeri comprendono sia i 3.664 sfratti comunali che gli sfratti per mancato pagamento dell’affitto e altre controversie con i proprietari o le scelte dei proprietari terrieri, così come gli sfratti "di sicurezza". Il Ministero degli affari sociali Libanese ha pure riferito a Human Rights Watch che 7.524 siriani sono stati nei pressi della base aerea di Rayak nel 2017 e altri 15.126 stanno ancora aspettando le ordinanze di sfratto.

Gli sfratti comunali hanno causato ai rifugiati la perdita di reddito e proprietà. Hanno sconvolto l’educazione dei bambini dei rifugiati, alcune volte facendo perdere mesi di scuola ai bambini o addirittura l’abbandono. I siriani inoltre dichiarano che le autorità hanno ricorso alla violenza al fine di eseguire gli sfratti. Non c’è stata alcuna possibilità per queste persone di contestare i loro sfratti o altre protezioni del processo dovuto basate su standard internazionali.

La fatica di accoglienza dei rifugiati del Libano è stata esacerbata dalla mancanza di supporto internazionale. Solo il 54% degli oltre 2 miliardi di dollari in aiuti internazionali per l’assistenza sanitaria dei rifugiati è stato finanziato, stando a quanto riportano le Nazioni Unite. Il gruppo degli Amici della Siria riunito a Bruxelles il 24-25 aprile 2018, ospitato dall’Unione europea e dall’ONU, dovrebbe fare della protezione dei diritti dei rifugiati e condividere la responsabilità per le esigenze umanitarie delle loro priorità.

Sette anni di crisi in Siria e al momento il Libano dà ospitalità a 1 milione di rifugiati siriani registrati, il più alto numero di qualsiasi Paese. Questi sfratti municipali stanno avvenendo mentre i politici e altri stanno chiedendo sempre più ai rifugiati di tornare in Siria.

"Mahmoud", 56 anni, che dal 2012 viveva nella municipalità di Zahle, riporta che un gruppo della polizia municipale ha preso a calci la porta della sua casa lo scorso agosto e ha chiesto di vedere tutti i loro documenti, inclusi i documenti di residenza legale e la registrazione all’ONU. Mahmoud ha poi dichiarato che un agente ha consegnato un foglio da firmare, nel quale c’era scritto che avrebbe dovuto abbandonare la casa. Poi però, a voce, ha aggiunto che dovevamo lasciare Zahle e tornare in Siria. "Ho risposto che avrei voluto anche io tornare indietro, ma che purtroppo non potevo" dice Mahmoud.

Gli sfratti di massa dei rifugiati siriani avvenuti con esponenziale frequenza nell’ultimo trimestre del 2017 mostrano quanto manchi un piano governativo evidente, al contrario pare essere una risposta ad hoc nella maggior parte dei Comuni, con l’eccezione di Tamnine al-Tahta, città prevalentemente cristiana, 60 chilometri ad Est di Beirut. Tutti i profughi siriani intervistati sono stati identificati come musulmani, anche se sono stati documentati pure lo sfratto dei cristiani siriani. La maggior parte degli intervistati ha collegato la propria identità religiosa allo sfratto.

Il 21 febbraio scorso, Human Rights Watch ha scritto ai ministeri degli interni e dei comuni libanesi, agli affari sociali, all’istruzione e all’istruzione superiore e agli sfollati, con domande inerenti ai risultati del rapporto. Human Rights Watch ha inviato una lettera [1], ricevuta il 12 aprile, il ministero degli Affari sociali ha affermato che è "l’organismo autorizzato a gestire i casi di sfratto", ma che "non fornisce assistenza in denaro; il suo ruolo è di garantire l’approvazione di spazi alternativi e di mettere a disposizione appezzamenti di terreno su cui allestire spazi alternativi".

Il Ministero sostiene di aver concordato in collaborazione con l’UNHCR un piano riguardante gli spostamenti su larga scala di rifugiati che vivono in insediamenti di tende, come la delocalizzazione di rifugiati dalla base aerea di Rayak in un nuovo campo di Bar Elias, ma non ha affrontato direttamente la situazione dei rifugiati siriani sfrattati dai Comuni.

Rilevanti ministeri del governo libanese, incluso il Ministero degli Interni e dei Comuni, dovrebbero intervenire per prevenire maltrattamenti a livello comunale dei rifugiati siriani e per garantire che non vengano lasciati senza alloggio e indigenti a causa di azioni illegali, sostiene Human Rights Watch.

"I paesi riuniti durante la riunione degli “Amici della Siria” dovrebbero aumentare il sostegno al Libano per garantirgli di adempiere ai suoi obblighi legali e umanitari nei confronti dei rifugiati", ha detto Frelick. "Da parte loro, i leader libanesi dovrebbero frenare la retorica che incoraggia o condona espulsioni forzate, espulsioni e altri trattamenti discriminatori riservati ai rifugiati in Libano".

- Scarica il report completo (eng)