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SOS Minori Stranieri Non Accompagnati

"L’esercito dei bambini fantasma" cresce sempre di più: 5.526 minorenni spariti solo nel 2017

30 aprile 2018

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I minori stranieri non accompagnati sono una categoria che aumenta con il fenomeno migratorio stesso, una frangia di esseri umani facilmente accalappiabili dalle organizzazioni criminali nazionali ed internazionali.
Hanno in mano qualche sogno ed al massimo una bambola o un peluche. Con gli occhi spaventati ma adulti di chi ha conosciuto precocemente il sapore della morte. Un sapore (e un costo) salato, quello del Mediteranno.

Conoscono il fetore dell’inumanità, la stretta della morte.
Arrivano soli. Sperduti. Con gli occhi nel vuoto e lo sguardo vitreo. La pelle tatuata di tizzoni caldi, di torture. Violati nell’intimo, nel corpo e nell’anima.
Per immaginare la proporzione del dramma, pensatevi a sei anni: casa, scuola, famiglia. Il pensiero più grande è fare il "pensierino" e scappare a giocare. Oppure pensatevi a quattordici: il problema è l’interrogazione di latino ed una ragazza a cui si fa il filo.
Ecco, dimenticate tutto questo.
Pensate, invece, se al posto del compitino per la scuola avreste dovuto superare deserti e frontiere, imbarcarvi in un gommone e morire di sete e di fame. Pensate se al posto dell’interrogazione il vostro problema sia come evitare tizzoni bollenti sulle guance, sigarette bruciate su petto e schiena, violenze sessuali.

In molti arrivano perdendo lungo il tragitto madre, padre, fratelli e sorelle. Se si chiudono gli occhi, si possono immaginare che camminano con passo lento e stanco lungo il deserto.
Ma, infondo, non serve immaginazione: basta pensare a Marwen, quattro anni, che solo attraversa il confine tra Siria e Giordania. In mano una busta di indumenti, alle spalle il nulla. Deserto. Afa. Solitudine. Morte. Bombe e distruzione.
Oppure chi, dopo il trattato UE-Erdogan, rischia di rimanere bloccato in Turchia nelle industrie tessili dove prolifera lo sfruttamento del lavoro minorile. O rispedito indietro, nella nazione da cui si fugge. Rispedito al mittente, senza scampo. Come un pacco con l’adesivo posta prioritaria: caricati nei pullman e tanti saluti.

Così come basta poco per immaginarsi un ragazzino afghano che chiede in regalo un giubbotto di salvataggio, pronto per imbarcarsi su un gommone. A quindici anni i ragazzini europei chiedono il motorino oppure lo smartphone. La playstation.
Non si dovrebbe chiedere un giubbotto di salvataggio. E’ una violazione immane.
Nelle notti dell’autogolpe di Erdogan, delle epurazioni, delle purghe, delle carceri riempite di professori e giornalisti, in Turchia succedeva anche questo. Che un ragazzino chiedeva un giubbotto di salvataggio, pronto a sfidare il Mediterraneo e le sue fauci.

Oppure i ragazzini che chiedono elemosina ai semafori delle città italiane.
Minorenni, soldati senza armi dell’esercito dei bambini fantasma.
Gli fai una domanda, rispondono terrorizzati:
"Ma sei un poliziotto?".
"No, guarda, ho due orecchini, i poliziotti non li hanno!".
Terrorizzati dalle forze dell’ordine perché senza documenti. Tramortiti dalla paura della polizia perché, quella incontrata nei paesi di transito, non è stata docile. Tutt’altro.
In mezzo alle frontiere africane la divisa viene utilizzata per abusare del potere e dei corpi. Un cocktail devastante che manda in tilt la vittima.
Così succede che non tutti rientrano nei programmi di protezione dello Stato Italiano: scappano, si danno alla macchia, si volatilizzano.

Il minore che arriva in Italia, spesso e volentieri, ha necessità urgente di lavorare per estinguere i debiti che la famiglia contrae nel paese di origine: una situazione di pressione fortissima per il MSNA, che deve quindi soddisfare le aspettative dei familiari e farsi carico del futuro di un intero nucleo familiare sotto ricatto.
Un soggetto perfetto per le mani avide della malavita organizzata: i maschi diventano manodopera a basso costo. Spacciatori il cui "stipendio" è nettamente inferiore a quello dei ragazzini italiani.
Gli autoctoni costano un cinquantino e un fisso mensile di 400, 500, 600 euro. Il minore straniero la metà.

Le minorenni, invece, prendono l’altro ramo: prostituzione minorile. Nelle metropoli italiane, tra binari e bagni, è pieno. Anche loro sono costrette a vendere il corpo per paura di ritorsioni alla famiglia che vive nel paese di origine.
O più semplicemente circuite nella loro terra natìa e convinte a venire in Europa, "dove c’è tutto e tutto è possibile".
"Nell’intera Unione 15.8467 vittime accertate o presunte. Di queste ultime, il 76% sono donne e il 15% bambini e adolescenti. Rispetto al totale, il 67% è vittima di prostituzione forzata, prevalentemente di origine nigeriana e rumena, mentre il 21% ha subito sfruttamento lavorativo soprattutto in ambito agricolo, manifatturiero, edile, dei servizi domestici e della ristorazione.
I quattro principali ambiti in cui molti minori stranieri sono impiegati in condizioni servili o para-schiavistiche, sono l’agricoltura, la ristorazione, la prostituzione e
l’accattonaggio
" [1].
In questo contesto, le vittime più vulnerabili sono i minori stranieri non accompagnati, "giunti in Italia per sfuggire da povertà, tensioni politiche e serie crisi umanitarie" [2].

Quella dei minori stranieri non accompagnati è una fascia da proteggere, senza se e senza ma.
"I minori stranieri non accompagnati transitanti sul territorio italiano, anche quando non inseriti direttamente nei circuiti dello sfruttamento organizzato, vivono condizioni di estrema precarietà, trovando riparo in strada ed essendo sistematicamente esposti ad abusi e violenze" [3]: quanto emerge è un quadro dove uomini italiani offrono beni, servizi ed assistenza in cambio di prestazioni sessuali. Oppure, come detto prima, vengono inseriti nel mondo dello spaccio.

La tutela del minore parte dal Vangelo della tutela dei diritti fondamentali, e cioè la Convenzione di Ginevra, prevede l’obbligo per gli stati contraenti di prendere "le misure necessarie affinché i fanciulli d’età inferiore ai quindici anni, divenuti orfani o separati dalla loro famiglia a cagione della guerra, non siano abbandonati a se stessi e siano facilitati, in ogni circostanza, il loro sostentamento, l’esercizio della loro religione e la loro educazione".

Una forma di protezione importante appoggiata da altre normative, che ne chiarisce i tratti e le tutele:

- CONVENZIONE SUI DIRITTI DEL FANCIULLO, New York, 20 Novembre 1989

- DPCM 535/1999, per minore straniero non accompagnato presente nel territorio dello Stato, "s’intende il minorenne non avente cittadinanza italiana o di altri Stati dell’Unione europea che, non avendo presentato domanda di asilo, si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato privo di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano".

- TU 286/98, art.19, comma 2, "Non è consentita l’espulsione" degli "stranieri minori di anni diciotto, salvo il diritto a seguire il genitore o l’affidatario espulso".

- direttiva europea 2001/55/CE, recante norme sulla definizione di minori non accompagnati, cioè "i cittadini di paesi terzi o gli apolidi di età inferiore ai diciotto anni che entrano nel territorio degli Stati membri senza essere accompagnati da una persona adulta responsabile per essi in base alla legge o agli usi, finché non ne assuma effettivamente la custodia una persona per essi responsabile, ovvero i minori che sono lasciati senza accompagnamento una volta entrati nel territorio degli Stati membri".

- Legge 7 aprile 2017 n.47 recante "Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati", normativa che ha portato:

1) Al DLGS 286/98, altresì chiamato TU, riguardante la normativa sulla condizione dello straniero, alcune modifiche.
Al comma 1 dell’art. 19 "in nessun caso può disporsi l’espulsione o il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali, ovvero possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione" è inserito l’1-bis, a rafforzamento del principio di non-refoulement: "In nessun caso può disporsi il respingimento alla frontiera di minori stranieri non accompagnati".

2) Modifica del DLGS 142/2015, art.19, comma 2: "I minori non accompagnati sono accolti nell’ambito del Sistema di protezione per richiedenti asilo, rifugiati e minori stranieri non accompagnati".

3) Modifica del DLGS 142/2015, art 19, comma 3: inserimento della dicitura "tenendo in considerazione prioritariamente il superiore interesse del minore".

4) Accompagnamento del minore verso la maggiore età e verso un processo d’integrazione a lungo raggio: "Quando un minore straniero non accompagnato, al compimento della maggiore età, pur avendo intrapreso un percorso di inserimento sociale, necessita di un supporto prolungato volto al buon esito di tale percorso finalizzato all’autonomia, il tribunale per i minorenni può disporre, anche su richiesta dei servizi sociali, con decreto motivato, l’affidamento ai servizi sociali, comunque non oltre il compimento del ventunesimo anno di età".
Se in Italia il diciottesimo è giorno di festa grande, non era così per il minore straniero non accompagnato: la maggiore età, infatti, equivaleva alla perdita dei diritti e delle tutele. Quindi, un inserimento nel mondo adulto molto violento e fragoroso: al pari di una catapulta che lancia un masso.

5) Diritto all’istruzione rafforzato: "A decorrere dal momento dell’inserimento del minore nelle strutture di accoglienza, le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e le istituzioni formative accreditate dalle regioni e dalle Province autonome di Trento e di Bolzano attivano le misure per favorire l’assolvimento dell’obbligo scolastico".

6) DLGS 142/2015, art.18, comma 2. Aggiunta del 2-bis: "L’assistenza affettiva e psicologica dei minori stranieri non accompagnati è assicurata, in ogni stato e grado del procedimento, dalla presenza di persone idonee indicate dal minore, nonché di gruppi, fondazioni, associazioni od organizzazioni non governative di comprovata esperienza nel settore dell’assistenza ai minori stranieri" e del 2-ter "Il minore straniero non accompagnato ha diritto di partecipare per mezzo di un suo rappresentante legale a tutti i procedimenti giurisdizionali e amministrativi che lo riguardano e di essere ascoltato nel merito. A tale fine e’ assicurata la presenza di un mediatore culturale".

7) DPR 115/2002 art.76, aggiunta del comma 4-quater: "Il minore straniero non accompagnato coinvolto a qualsiasi titolo in un procedimento giurisdizionale ha diritto di essere informato dell’opportunità di nominare un legale di fiducia, anche attraverso il tutore nominato o l’esercente la responsabilità genitoriale" nonché la possibilità di usufruire del gratuito patrocinio a spese dello Stato in ogni grado del procedimento. La somma annuale, da quest’anno, è 771.470 euro.

8) DLGS 228/2003, art. 13 comma 2, aggiunta nel fine: "particolare tutela deve essere garantita nei confronti dei minori stranieri non accompagnati, predisponendo un programma specifico di assistenza che assicuri adeguate condizioni di accoglienza e di assistenza psico-sociale, sanitaria e legale, prevedendo soluzioni di lungo periodo, anche oltre il compimento della maggiore età".

9) DLGS 222/1985, art.48: aggiunta, accanto al termine rifugiati, della figura "dei minori stranieri non accompagnati".

Questa intelaiatura normativa affianca e costeggia il fenomeno migratorio dei minori, che, numeri alla mano, si sta intensificando sempre di più.

Gli arrivi in Italia dei MSNA negli ultimi anni

Negli anni 2015 e 2016 sono stati assai consistenti [4], per poi diminuire in maniera inquietante nell’anno 2018 a seguito del patto Italia-Libia.

Per quanto riguarda il numero dei censimenti, invece, i numeri aumentano:

Negli ultimi sei anni i minori stranieri non accompagnati giunti in Italia sono 62.672.
Tra i censiti, però, uno su quattro scappa dalla rete dei sistemi di accoglienza: per raggiungere familiari in altri paesi europei, perché troppo frustrante aspettare i tempi dell’iter per la protezione internazionale.
Bisogna contestualizzare, infatti, la situazione del minorenne che giunge in Italia: l’attesa per lo status di rifugiato o per ricongiungersi alla famiglia diventa un peso insopportabile dopo aver viaggiato per mesi oppure anni per arrivare in Italia.

Il rapporto dell’UNICEF "Children on the move in Italy and Greece" sottolinea proprio questo particolare aspetto: "In media, il viaggio dei bambini dura un anno e due mesi a partire dalla partenza dal paese di origine fino all’arrivo in Italia. Ripetutamente durante le interviste di gruppo, i bambini hanno riferito di essere stati rapiti da gruppi armati che gli hanno portati in posti denominati “Connection Houses” per estorcere soldi alle famiglie o per forzarli a lavorare in condizioni critiche. I bambini hanno parlato del loro tempo trascorso nelle “Connection Houses” come la più drammatica esperienza della loro vita. Le “Connection Houses” sono state descritte come strutture aperte, dove un gran numero di persone sono state tenute in cattività, talvolta sottoterra. I bambini hanno descritto di essere testimoni di torture quotidiane, uccisioni e violenze sessuali; tutti i bambini hanno riferito di essere stati picchiati, bruciati e torturati, e molti di loro hanno tutt’ora i segni di queste torture. Le torture di solito seguivano ai tentativi falliti per scappare dalle “Connection Houses”.

In questo contesto, se la normativa italiana sta facendo notevoli progressi per quanto concerne la tutela del minore non accompagnato, non si può dire altrettanto di quella comunitaria volta ad avere un’impronta securitaria e non solidale. A trattare, cioè, il fenomeno degli MSNA come mera questione di ordine pubblico e non come categoria da tutelare sempre e comunque.
In tal senso, lampante è il comportamento della polizia francese al confine di Ventimiglia. E cioè l’identificazione come maggiorenni di ragazzini che si dichiarano minorennie che tali erano stati riconosciuti dallo Stato Italiano.
Quindi, trattasi di minori stranieri non accompagnati rispediti dalla Francia all’Italia come maggiorenni. Oppure in Svizzera, dove numerose sono le denunce per casi in cui il minore è stato costretto a spogliarsi dinanzi ad altre persone per le perquisizioni. O in Austria, dove al minore viene negato l’inizio dell’iter per la protezione internazionale e dove regnano i respingimenti collettivi sistematici.

Quanto emerge è un quadro piuttosto complicato:
Paesi che chiudono le frontiere ed innalzano muri ed il diritto comunitario che non fronteggia adeguatamente la situazione. In Italia, invece, si assiste ad una giurisprudenza che cerca di dare risposte esaustive e tutelative verso i migranti [5] e che cerca di controbbattere agli accordi bilaterali fatti dal Governo. Quest’ultimo, infatti, dopo l’accordo con la Turchia ha siglato accordi con Libia ed è stato firmatario del Migration Compacts tra UE e Giordania, Niger, Nigeria, Mali, Senegal.

In questo ingarbugliato quadro, le vittime sono sempre i migranti ed, in particolare, i bambini.
Nel 2016, dei 25.846 minori arrivati in Italia, 17.373 sono i minori entrati nel circuito dell’accoglienza.
Di 6.561, invece, si è persa traccia.
Nel 2017, 12.700 i minori sbarcati nelle coste italiane: di 5.226 non si ha più notizia.

Tra 2016 e 2017 di 11.787 minori si sono perse le tracce.

Nel 2017, secondo il rapporto di INTERSOS "I minori stranieri non accompagnati lungo il confine settentrionale italiano", la nazionalità di provenienza più corposa resta ancora l’Egitto, seguendo gli standard dell’anno precedente.

Un esercito di bambini fantasma proveniente da nazioni dove la situazione politica ed economica è assolutamente precaria e devastante.
Situazioni al limite, storie di vita allucinanti.
Dopo 4 anni di viaggio, di cui 2 passati in Turchia fabbricando mattoni per guadagnarmi qualche soldo per proseguire il viaggio, sono arrivato a Patrasso, in Grecia.
Sono stato nel “capannone” per quasi un anno nell’attesa del mio turno e del TIR sotto il quale nascondermi. La mia occasione è arrivata a luglio, ho saltato la recinzione e mi sono nascosto sotto il TIR, praticamente nel motore. Avevo indossato 4 paia di jeans ma ciò nonostante, il calore del motore era così forte da bruciarmi la pelle.
Salito sulla nave sono rimasto sotto il TIR nella stiva durante la traversata notturna, l’aria era irrespirabile. Mai come quel giorno ho avuto paura di non farcela. Arrivati al porto di Ancona, sono scappato più velocemente possibile
”. [6]

Per il minore che sbarca in Italia darsi alla macchia è il modo più istintivo per proteggersi dalle paure che lo attanagliano, paure che hanno preso forma lungo il tragitto del tormentato viaggio. In Libia, per esempio, molti per tenersi svegli e non cedere hanno utilizzato ed utilizzano un cocktail di acido di batterie.
Proprio per questo, è facilissimo per il MSNA finire in circuiti di criminalità. Ed è fondamentale, in tal senso, operare immediatamente per l’accoglienza.
Nel sistema italiano, i minorenni e giovani adulti in carico agli Uffici di servizio sociale per i minorenni sono così divisi per paese di provenienza:

Per quanto riguarda specificatamente l’Africa:

Per il minorenne straniero non accompagnato si aprono quindi varie strade:
- rientrare nei programmi di protezione dello Stato (SPRAR);
- trovare immediatamente un lavoro per provare ad estinguere il debito contratto dalla famiglia nel paese di origine per pagare il viaggio;
- raggiungere dei familiari risiedenti in altre nazioni europee.

In questo scenario, il minore che decide di darsi alla macchia è facilmente catapultabile in situazioni di delinquenza. Le pressioni provenienti dalla famiglia unite alla necessità di guadagno ed al timore di essere espulsi (causato dalla mancanza d’informazione riguardo alla legislazione italiana sui MSNA) incanalano il ragazzino verso strade delinquenziali.

I reati dei minorenni e giovani adulti in carico agli Uffici di servizio sociale per i minorenni, nel 2018 (fino al 15 Aprile) parlano di 30.100 situazione d’illegalità per gli italiani e 14.580 per quelli stranieri.
Numeri assolutamente allarmanti poichè, in proporzione, per un minore straniero finire nel circuito dell’illegalità è assai più facile.
Inoltre, entrando nello specifico, il minorenne di sesso maschile commette molti più reati del sesso femminile: 12.590 maschi e 1.990 femmine.
E’ chiaro come il minore straniero diventa facile preda della malavita organizzata. Numeri alla mano, infatti, il reato più frequente è quello del furto (4.739), della rapina (1.546) e degli stupefacenti (829).
Quello dei minori è un problema gravissimo che attanaglia l’intero sistema nazionale: nel 2016, infatti, erano 18.000 i ragazzini condannati. Il 74% erano italiani, i restanti stranieri.

Emerge una situazione assai allarmante: i minori, siano essi italiani o stranieri, in situazione di disagio economico e sociale, diventano facilmente pedine nello scacchiere della criminalità organizzata. Furto, rapina e soprattutto stupefacenti sono i reati più commessi. Reati che, facilmente intuibile, fanno parte di un mondo di delinquenza non spuria, ma ben strutturata.

Concludendo, emergono varie cose:

- la giurisprudenza e la legislazione italiana sta cercando di utilizzare norme per la protezione a trecentosessanta gradi dei MSNA. Può essere vista, a livello comunitario, come esempio da seguire. La Legge 7 Aprile 2017 n.47 amplia e rafforza le forme di tutela verso il minore: cerca sia di introdurli nel sistema di protezione, sia di inserirli, una volta maggiorenni, nel mondo del lavoro;

- l’Europa, con i suoi molteplici strumenti, non può più permettere i comportamenti illegittimi di alcuni suoi Stati membri che hanno cestinato il principio di non-refoulement. Specialmente se la violazione avviene verso un fanciullo. Occorre, più che dare sanzioni irrisorie a chi non rispetta le leggi, attuare un drastico taglio ai finanziamenti europei. Esempio: se l’Austria respinge il MSNA, non la si dovrebbe multare con piccole cifre. Bisognerebbe non finanziare più progetti e decurtare drasticamente i fondi europei;

- in Italia puntare a un modello di accoglienza virtuoso e incentivare gli SPRAR per MSNA e tutelare, tramite dettagliate informazioni, i minorenni. Accompagnarli costantemente nei loro percorsi di crescita e autonomia, nonché vigilare con sguardo attento alla situazione dentro le strutture. Per tutelarli dal rischio di finire nelle mani della criminalità organizzata, due ingredienti sono fondamentali: informazione e sostegno ai percorsi formativi e lavorativi.

- annullare definitivamente i trattati con Paesi non democratici, dove determinate prassi violente sono riconosciute come legali. Intraprendere, a livello governativo, la strada presa dalla giurisprudenza italiana.