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Violent Borders: il reportage video che racconta la violenza contro le donne e minori lungo la Balkan Route

Il 20 giugno esce online su Melting Pot Europa e Cafébabel in inglese, italiano e francese

18 giugno 2018

Il documentario investigativo ha ricevuto il patrocinio di Amnesty International Italia e sarà pubblicato in due episodi: il primo, il 20 giugno, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, con un focus sulle donne; mentre il secondo, il 27 giugno, con la parte sui minori non accompagnati.
Alcuni estratti di "Violent Borders" sono stati presentati allo Human Rights Nights Festival presso la Cineteca di Bologna lo scorso 10 maggio.

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Il 20 giugno "Violent Borders" verrà inoltre proiettato a:
- Perugia alle ore 18.30 con la presenza della co-autrice del reportage Valentina Marconi (organizza YaBasta Perugia - evento FB)
- Verona alle ore 20 con la presenza del regista Michele Aiello (organizza One Bridge To Idomeni - evento FB)

Grazie a una serie di racconti personali ambientati in Serbia, il reportage video "Violent Borders" - realizzato da Michele Aiello, Giorgio Fruscione e Valentina Marconi - racconta la violenza inflitta a donne e bambini da parte di forze di polizia di alcuni paesi dell’UE e di alcuni gruppi di trafficanti.

Il racconto è portato avanti quasi esclusivamente attraverso la voce dei diretti interessati: le donne ospitate nei centri governativi serbi; e i minori nelle famose baracche di Belgrado, rase al suolo un anno fa.

Il reportage è ambientato nella primavera 2017, ma è tuttora, purtroppo, attuale.

I minori continuano a essere respinti dall’UE illegalmente. Le donne continuano a rimanere in una posizione di vulnerabilità che le espone a molestie, stupri e traffico di esseri umani.

«Le persone continuano a spostarsi lungo la Rotta Balcanica e la Serbia è diventato il luogo principe per la documentazione e la denuncia delle violenze in corso. Da una parte, i migranti possono testimoniare ciò che vivono tentando di superare le frontiere a nord della Serbia (Ungheria, Croazia e Romania), dall’altra, possono raccontare ciò che è avvenuto sui confini precedenti (Macedonia, Bulgaria, Turchia e per alcuni anche Iran) - afferma Michele Aiello, giornalista freelance -. Di qui l’idea e lo sforzo di realizzare un reportage, interamente auto-prodotto, che desse voce alle categorie più vulnerabili in transito in Serbia per parlare di violenza fisica ma soprattutto, se uno potesse leggerla in un certo modo, biopolitica».

La sinossi

Cosa significa essere una madre, un bambino o un adolescente quando viaggi a piedi per 4.000 km, spendendo 4.500 euro per passare numerosi confini, non potendoti fidare nemmeno delle forze di polizia e rimanendo bloccati in un Paese di cui non si conosceva l’esistenza?

La Serbia, definita da molti la nuova Calais, ha visto diminuire il numero di richiedenti asilo “accolti” rispetto agli anni scorsi, ma rimane un angosciante limbo per tutte le persone in transito, forzati a permanere in centri governativi alienanti e sconnessi dalla vita quotidiana dei centri abitati.
A causa dei respingimenti croati e rumeni e dell’esiguo numero di persone che l’Ungheria accetta (circa 10 alla settimana), i tempi di attesa per uscire legalmente dalla Serbia possono superare l’anno. Durante tutto questo periodo le persone rischiano di impazzire, condizione aggravata dai numerosi traumi subiti nei precedenti passaggi di frontiera. Si contano ancora 3.200 rifugiati fermi in Serbia: 35% di loro sono minori; il 15% sono donne adulte.

Questo reportage tenta di dare loro voce attraverso alcuni personaggi e racconti paradigmatici.

Malika, Fawzia and Maria sono tre donne afgane sui trent’anni, anche se ne dimostrano molti di più. Tutte stanno vivendo in centri governativi serbi, nei quali aspettano da più di un anno di ricevere i documenti per entrare in Ungheria e poi proseguire il viaggio. Anche se queste donne si conoscono, non si raccontano le loro storie, perché all’interno dei centri serbi qualcuno potrebbe usarle contro di loro. Ma all’interno della "stanza" di Malika, lentamente si crea un’atmosfera di fiducia e le tre donne cominciano a raccontare le loro esperienze più tristi.
Malika è stata rapita e derubata di tutti i risparmi familiari dai trafficanti. Maria stava in viaggio con un bambino di 6 mesi che non era in grado di allattare. Fawzia è stata aggredita da poliziotti bulgari e ha perso il suo bambino durante la gravidanza.

Oltre alle donne e ai loro figli, anche i minori non accompagnati sono una delle categorie più vulnerabili. Alcune centinaia di minori non accompagnati si muovono fuori dai centri governativi e cercano di attraversare il confine illegalmente, ma questa pratica prevede sistematicamente il respingimento, preceduto da pestaggi e morsi di cani da parte delle polizie di frontiera.

Abdul (14 anni) ha provato una ventina di volte a passare i confini ungherese, croato e rumeno. Durante la sua testimonianza sorride sardonico e insulta i poliziotti dell’UE. Anche Ansar (15 anni) insulta la Bulgaria con fare divertito e
afferma di non volere che anche suo padre intraprenda la rotta per l’Europa.
Il reportage si muove così tra i centri governativi e gli accampamenti informali di Belgrado, quando ancora esistevano le infauste “barracks”.
All’interno della narrazione si ergono due luoghi che fanno da contraltari alle storie dei rifugiati: da una parte il muro ungherese, disumano, autoritario e militarizzato; dall’altra, un assaggio della vita notturna di Belgrado, che rappresenta, in senso lato, la società europea, sorda e cieca di fronte ai drammi del profugato contemporaneo.

Il 20 giugno dalle ore 12 sarà messo online sui siti web di Melting Pot Europa e Cafébabel il primo episodio del documentario investigativo.
"Violent Borders" sarà disponibile in italiano, inglese e francese.

Gli autori

- Michele Aiello (Verona, 1987), è autore di documentari e formatore di video partecipativo. Socio dell’associazione culturale ZaLab, collabora con Radio3 Rai e il Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli del Teatro di Roma. Laureato in Relazioni Internazionali e specializzato in conflitti armati e marginalizzazione delle minoranze, conduce anche attività di giornalismo free-lance con video-reportage e inchieste. Tra i suoi lavori: FuoriClasse (documentario, 74’, 2016); Radio Freccia Azzurra (radio-documentario, 73’, 2016); El Cambio (reportage, 2016). Vive a Roma.
Contact: micheleaiello@zalab.org

- Giorgio Fruscione (1987) è analista politico specializzato in Storia dei Balcani. Lavora come giornalista freelance ed è Deputy Director di East Journal. Collabora con Il Tascabile, EastWest e Il Reportage. Vive a Belgrado e parla correntemente serbo-croato, inglese e francese.
Contact: giorgio.fruscione1987@gmail.com

- Valentina Marconi (1987) è una giornalista freelance che vive tra Ginevra e Amman. Laureata in Arab World Studies a Durham, ha studiato e lavorato in diversi paesi tra cui Inghilterra, Egitto, Italia e Spagna. Parla fluentemente inglese, spagnolo e arabo e ha lavorato come Research Editor per Ernst & Young a
Roma e per Dow Jones a Barcellona. Ha pubblicato articoli su il Giornale dell’Umbria, The Post Internazionale, Osservatorio Iraq, Papers of Dialogue, Catalan News Agency, The English site of the Agència Catalana de Notícies (ACN) e Melting Pot Europa.
Ha prodotto il documentario “Barcelona: are refugees really welcomed?”.
Contact: valentina.marconi29@gmail.com

Crediti:

Violent Borders, un’inchiesta sulla Rotta Balcanica

Autori: Michele Aiello, Giorgio Fruscione e Valentina Marconi
Regia, Fotografia, Montaggio: Michele Aiello
Musiche: Madmay, Migrants (music by Marco Salaorni, 2017); David Szesztay (Album Acustic, 2016)
Anno: 2018
Durata: 31’
Paese: Serbia
Lingue: Arabo, Farsi, Inglese
Sottotitoli: inglese, francesce, italiano

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