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Spagna - In Andalusia fragole al sapore di precarietà, schiavitù e abusi sessuali

Di Cecilia Vergnano

14 giugno 2018

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Centinaia di braccianti marocchine, impiegate nella raccolta delle fragole nella provincia di Huelva (Andalusia) sono insorte, venerdì 1° giugno, in una protesta spontanea contro lo sfruttamento a cui sono sottoposte. Appoggiate dal SAT (sindacato andaluso dei lavoratori) e da alcuni deputati locali di Podemos, si sono mobilitate contro gli abusi sessuali e le condizioni di semi-schiavitù di cui sono vittime. Le braccianti hanno dichiarato di non essere pagate, di vivere in condizioni penose e di essere state oggetto di molestie e abusi sessuali da parte di un responsabile dell’azienda per cui lavorano. Nove di loro hanno posto formalmente denuncia per abuso sessuale presso la Guardia Civil. Secondo quanto riferisce l’avvocato di quattro delle nove donne, Jeús Díaz Formoso, il giudice di turno di Huelva avrebbe negato di accogliere la denuncia, che è stata presentata pertanto alla Guardia Civil di El Rocío.

In seguito alla denuncia, le lavoratrici sono state sequestrate per alcune ore dai loro superiori, dentro la proprietà, riuscendo poi fortunatamente a scappare.

Pochi giorni dopo, il 4 giugno, i responsabili ministeriali delle ispezioni sul lavoro della provincia di Huelva hanno negato un incontro con i rappresentati del SAT, secondo quanto dichiarato dai militanti dello stesso sindacato. È possibile, di fatto, leggere entrambi i rifiuti (quello del giudice di turno e quello degli ispettori del lavoro) come un indice chiaro della situazione di forte omertà e silenzio che caratterizza e permette da anni le condizioni di sfruttamento estremo del settore agricolo della coltivazione della fragola nella provincia di Huelva.

Nello stesso giorno, circa 400 donne che lavorano come braccianti per l’impresa Doñana 1998 di Almonte (Huelva) sono state “invitate” a salire sugli autobus per essere riportate nel loro paese d’origine, in anticipo rispetto al termine del loro contratto previsto per la prossima settimana, secondo quanto riferito dal giornale "La Mar de Onuba". Si tratterebbe di una rappresaglia dopo le denunce per abuso sessuale fatte presso la Guardia Civil. Proprio il 4 giugno, infatti, i fatti denunciati avrebbero dovuto essere messi a conoscenza de la Inspección de Trabajo del Ministero del Lavoro: la rimozione forzata delle donne avrebbe impedito, pertanto, che gli ispettori del Ministero potessero ascoltare direttamente la versione delle braccianti.

A quanto pare, però, un intervento della Guardia Civil avrebbe impedito che gli autobus già imbarcati continuassero il loro cammino. Le braccianti sarebbero state pertanto riportate nei campi dai quali erano state espulse, ma secondo le informazioni date dal SAT al Tribunale di Huelva le donne sono state nuovamente “trattenute” (c’è chi parla di sequestro) per poterle imbarcare di nuovo verso il Marocco.

Di fatto, José Antonio Brazo Regalado, rappresentante del SAT, ha formalizzato una denuncia per sequestro presso il Tribunale di Huelva.

Da parte sua, l’impresa Doñana 1998 ha negato la le accuse, anche se ammette che si è proceduto “alla risoluzione del contratto delle braccianti stagionali e al loro rimpatrio in Marocco”.

La stessa impresa assicura che si tratta di “un procedimento normale” visto che “la stagione delle fragole è terminata” e che i viaggi erano programmati già da tempo.

Quest’anno ci hanno portato nei campi le puttane marocchine. Basta che le tocchi e ti denunciano”, è la frase pronunciata confidenzialmente da un imprenditore della zona ai giornalisti de "El Español", che hanno deciso di renderla pubblica nonostante la richiesta di confidenzialità.

La coltivazione di fragole, lamponi, mirtilli e more occupa 11.000 ettari nella provincia di Huelva e richiede il lavoro di 70.000 braccianti all’incirca per più di tre mesi all’anno, da fine febbraio a giugno. Le lavoratrici della raccolta delle fragole (in maggioranza marocchine, rumene e polacche) raccolgono ogni anno 250.000 tonnellate di frutti rossi.

Fino a pochi anni fa, era difficile trovare nella provincia di Huelva qualcuno che fosse disposto a parlare apertamente di ciò che si occulta dietro alla raccolta delle fragole. In una provincia poverissima questa frutta, chiamata anche “oro rosso”, produce un fatturato annuale di 320 milioni di euro. Le braccianti guadagnano 37 euro al giorno, dei quali 3 vengono scontati perchè servirebbero, secondo i padroni, per pagare la luce, l’acqua e la bombola del gas nelle baracche in cui sono alloggiate. Nella pratica, però, molte di loro vivono senza luce, acqua e gas, nonostante li paghino.

Guardia Civil, giudici, politici, ispettori del lavoro, giornalisti sono a conoscenza da anni delle condizioni di sfruttamento e abuso ma oggi è la prima volta che le istituzioni locali sono intervenute, in seguito alle denunce delle nove braccianti.

Attualmente uno dei “supervisori” del lavoro delle braccianti, un uomo di 47 anni di nazionalità spagnola, è sotto processo con accuse di abuso sessuale e coercizione.