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Appello per porti sicuri e aperti!

“Città della solidarietà e del rifugio” contro la barbarie del razzismo e della chiusura dei confini

18 giugno 2018

Pubblichiamo l’appello per i porti sicuri e aperti e le note introduttive del percorso della Carta di Palermo.

L’11 giugno 2018 il governo italiano ha chiuso i propri porti alla nave NGO Aquarius mentre trasportava oltre 600 migranti soccorsi in mare. Questa decisione tanto drammatica quanto, purtroppo, prevedibile è il culmine di anni di attacchi violenti contro i migranti e contro coloro che sono solidali con loro nel Mediterraneo, in Europa e nel mondo. È un’ulteriore manifestazione della violenza intollerabile dei confini che porta ad innumerevoli morti in mare, nei deserti e all’interno delle nostre stesse comunità. E’ l’ennesima manifestazione della campagna di criminalizzazione che ha portato al sequestro delle navi umanitarie, alle accuse di traffico di esseri umani rivolte ai loro equipaggi nonché ad alcune delle persone soccorse e persino alla detenzione di difensori dei diritti umani. Ed è tutto sottoscritto da una spietata politica di deterrenza e accordi stipulati con alleati quali i dittatori in Libia, Turchia e altrove.

Molti comuni e gruppi non governativi e autogestiti attivi in diverse città si sono mobilitati contro questa situazione, contro i crimini e le atrocità commesse dai governi nazionali e dalle istituzioni sovranazionali. Alcuni di noi si sono incontrati a Palermo a fine maggio per discutere esattamente lo scenario riguardante la chiusura dei porti che ora è diventato realtà. Vogliamo invitare più realtà possibili a unire le forze e mobilitarsi insieme a noi contro questa crescente ondata di oppressione.

Appello per porti sicuri e aperti!

“Città della solidarietà e del rifugio” contro la barbarie del razzismo e della chiusura dei confini

Siamo difensori dei diritti umani, sindacalisti, lavoratori precari, attivisti, sindaci, avvocati e ricercatori. Apparteniamo a comunità di migranti, organizzazioni non governative e gruppi ecclesiali. Siamo gruppi auto-organizzati, individui e istituzioni. Viviamo in piccole e grandi città, in comunità che accolgono i nuovi arrivati e trovano modi per vivere in comune. Ci uniamo perché vogliamo costruire e diffondere strutture transnazionali di solidarietà per una società aperta con uguali diritti per tutti/e. Ciò che ci unisce è un rifiuto della deriva razzista e autoritaria portata avanti da molti governi, partiti e movimenti nazionali in tutta Europa e nel mondo.

Verso strutture transnazionali di solidarietà: vogliamo porti sicuri adesso!
Sappiamo fin troppo bene che il salvataggio in mare non è la soluzione migliore per i migranti che muoiono nei loro viaggi verso l’Europa. Nessuno dovrebbe rischiare la vita per viaggiare verso una qualsiasi destinazione. Ma sappiamo anche che, nella situazione attuale, abbiamo bisogno di operazioni di ricerca e soccorso, e sappiamo che tali operazioni dipendono da "porti sicuri", che si tratti di zone portuali lungo le coste o di comunità nella terraferma che offrono rifugio. Questo è il motivo per cui vogliamo che le nostre città diventino Porti Sicuri, così come di seguito li definiamo, al di là del quadro delle definizioni e degli accordi giuridici esistenti:

1) Un Porto Sicuro è uno spazio aperto, in cui le persone sono accolte e assistite indipendentemente dalla loro origine, razza, genere e classe. È un luogo aperto alla città, dove gli attori della società civile possono entrare e monitorare la situazione.

2) Un Porto Sicuro è uno spazio disobbediente, dove si alzano le voci che denunciano il razzismo, qualsiasi tentativo di bloccare gli arrivi e qualsiasi politica di deterrenza.

3) Un Porto Sicuro è uno spazio in cui i Diritti Umani sono rispettati, dove le persone non sono esposte al rischio di tortura, persecuzione o trattamenti inumani e degradanti.

4) Un Porto Sicuro è uno spazio in cui viene affermato il diritto alla mobilità, in cui alle persone viene concessa la possibilità di rimanere ma anche di proseguire il loro viaggio verso altre destinazioni.

5) Un Porto Sicuro è un luogo dove né i migranti né coloro che sono solidali con loro vengono criminalizzati - né per condurre l’imbarcazione sulla quale hanno viaggiato, né per salvare persone in difficoltà in mare, né per dare informazioni indipendenti ai migranti, né per aiutarli a continuare il loro viaggio.

Vogliamo trasformare le nostre città in spazi di inclusione e non di esclusione, di rifugio e non di deterrenza. Lottiamo per avere comunità di accoglienza e non di segregazione. Come nuova alleanza, vogliamo promuovere la solidarietà tra i singoli comuni e a livello transnazionale che consenta alle persone di spostarsi liberamente dal loro primo luogo di sbarco ad altre destinazioni all’interno e al di fuori del paese in cui sono arrivate, oltre qualsiasi hotspot e oltre qualsiasi regola e sistema connesso al Regolamento Dublino e alla "ricollocazione".

Apriamo subito i porti! Apriamo le città! Mettiamo fine alle morti dei migranti in mare!

Contatti per adesioni: wtm-alarm-phone@antira.info