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Francia - L’accoglienza “citoyenne” non è quella di Macron

28 giugno 2018

Mentre il Senato intende aggravare la "Legge sull’asilo e l’immigrazione", decine di migliaia di cittadini francesi e stranieri che vivono in Francia praticano l’accoglienza quotidiana dei rifugiati e degli immigrati sans-papiers.

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Parigi - Quando si parla di "accoglienza" in Francia, non si discute delle schermaglie più o meno sfacciate e volgari tra Macron e Salvini, ma si affrontano le difficoltà sul campo: come evitare gli sgomberi o resistere alle prossime espulsioni annunciate a turno dalle prefetture o direttamente dal Ministro dell’interno Collomb. Come organizzarsi, gestire la comunicazione, garantire l’accoglienza in ogni modo dignitoso e sicuro possibile, assicurare le persone più vulnerabili dall’assenza o dall’estrema precarietà di cure, alloggio, tradurre e assistere amministrativamente ogni domanda o richiesta di ospitalità, soggiorno, asilo [1].

Il 19 giugno una manifestazione di denuncia davanti al Senato dove si sta discutendo come restringere ancora di più la legislazione del Diritto all’asilo e all’immigrazione ha ricordato agli eletti il rispetto della Costituzione nazionale e internazionale.

Da tempo non c’è interesse a rincorrere le notizie e il mercato degli annunci di quel variegato e mortifero mondo politico che rivendica frontiere, costruisce muri, istituisce confini interni, controlla e occupa militarmente ogni luogo in cui la norma dell’inaccettabile disumanizzazione di ciascuno di noi non riesce a realizzarsi [2]

Le "marches solidaires et citoyennes" partite da Ventimiglia all’inizio di maggio, arrivate a Parigi domenica 17 giugno e dirette a Calais esprimono pubblicamente non tanto l’ormai inutile indignazione ma la volontà e la forza di questo invisibile ma indispensabile impegno collettivo.

Migliaia di persone hanno accolto la marcia di 1.400 km da frontiera franco-italiana alla frontiera franco-britannica a Place de la République. Questo intervento non si limita alla protesta contro il blocco delle frontiere, contro il delitto di solidarietà per cittadini, collettivi, associazioni e ong, ma si dichiara a favore della "vera accoglienza" delle persone immigrate. L’Aubermage des migrants che ha organizzato la marcia insieme ad altre organizzazioni francesi ed europee, è una struttura attiva nel rispondere alle esigenze necessarie a quella prima accoglienza che da decenni viene presentata come "urgenza". Passo dopo passo, attraversando il paese, si testimoniano le mille solidarietà e si moltiplicano gli incontri mentre le voci delle persone immigrate si amplificano per determinare un destino comune.

Il disastro umanitario non si affronta con le sole marce di solidarietà, le recenti vicende politiche sui soccorsi in mare di SOS-Méditerranée lo dimostrano, ma tutte queste forme di resistenza e di consapevole disobbedienza a leggi ingiuste producono un forte consenso contro le derive razziste e nazionaliste, che quasi sempre si traducono in azioni dirette e coordinate esternamente alle strutture istituzionali territoriali ed extra-territoriali.

La speranza è nel cuore di ogni donna, bambino, adolescente, uomo immigrato: si confrontano con l’Europa dei respingimenti ma sanno che non sono lasciati da soli e che la solidarietà non è una parola vuota, una firma da aggiungere alla fine di uno dei tanti appelli rimasti inascoltati.

I rifugiati sanno anche che tanti francesi aprono le porte delle loro case,e che gli studenti occupano le università insieme a loro [3], che il sostegno è concreto, l’aiuto tangibile nonostante la criminalizzazione della "fraternité".

Le persone immigrate che decidono di restare in Francia spesso aiutano a loro volta i nuovi arrivati. Le ferite si rimarginano e la sofferenza vissuta a volte serve a consolidare la relazione con un ambiente che da integralmente inospitale diventa terreno del possibile. La complessità dei legami che si creano nel contesto dell’accoglienza "citoyenne" come le esperienze della jungle di Calais, e nei campi autogestiti ai margini delle frontiere nazionali, è da sondare caso per caso, non esiste omogeneità nell’"accoglienza" , forse è più adatto il plurale, e praticare tante "accoglienze" quante sono necessarie a fronte della diversità delle persone immigrate che di comune hanno solo il trauma dell’allontanamento o della fuga, quello del percorso migratorio e una grande paura, spesso un insormontabile dolore che lascia tracce nei corpi e nelle menti.
E’ impensabile un "modello" unico di accoglienza nel momento in cui i diritti umani, storicamente difesi, vengono negati e demoliti dalle leggi sull’immigrazione in Europa e nel mondo.

La sola vera e unica "urgenza" oggi è quella di respingere il silenzio e l’odio, di spiegare, parlare senza stancarsi di ripetere tutte queste storie, quelle di chi arriva sulle coste e attraversa l’Europa, e quelle condivise con chi accoglie [4].

Il 21 giugno, la marcia ha ripreso il cammino verso il Nord attraversando le periferie e i quartieri popolari dell’Îe-de-France dove altre esclusioni si stanno sommando a quelle dell’ultima generazione di immigrati non desiderati in Francia.