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L’istruzione degli stranieri adulti: dal panorama nazionale alla realtà territoriale del CPIA di Cosenza

Tesi di Claudia Vanzillotta (Master Migration and Development - Università La Sapienza)

7 luglio 2018

Una rubrica di Melting Pot per la condivisione di tesi di laurea, ricerche e studi
Il sapere non s’accresce se non condiviso

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Ringraziamo l’autrice per averci inviato questo lavoro.

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Anno accademico 2017/2018

Sapienza, Università di Roma
Dipartimento di Scienze sociali ed economiche

Master II Livello
Migration and Development

Ora non può narrare. Quanto preme e travaglia arresta il tempo,
il labbro, spinge contro il muro alto, nel cerchio breve, scioglie il lamento, il pianto.
Solo può dire intanto che un giorno se ne partì con un bagaglio di rimorsi e pene. Partì da una valle d’assenza e di silenzio, mute di randagi, nugoli di corvi su tufi e calcinacci.
Vincenzo Consolo, L’olivo e l’olivastro (1994)

Introduzione

Il dibattito mediatico degli ultimi anni vede nella migrazione una tematica assai presente e considerata. Le politiche nazionali dei paesi occidentali appaiono sempre più chiuse, vigili rispetto ai propri confini e allarmate dai flussi migratori. L’unico rimedio per pacificare le retoriche vigenti di paura e sospetto sembra essere un metodico “addomesticamento” dello straniero mediante appositi processi di integrazione. La scuola, in questo senso, assume un ruolo fondamentale. Pare infatti che, entrando in un’istituzione pubblica che opera per la sua educazione e formazione, lo straniero ripaghi il proprio debito con la comunità che lo ospita diventandone parte integrante. In questo modo però la sua personale volontà di apprendimento è rimpiazzata dalla perentorietà della frequenza e dall’urgenza di conquistare un titolo formalmente valido.

Sono molte le convenzioni internazionali che affrontano il tema del diritto all’istruzione che deve essere garantito a tutti, senza alcuna distinzione. Agli stranieri è inoltre assicurato l’accesso a corsi per apprendere la lingua del paese ospitante. Tale diritto, negli ultimi anni, si è in realtà trasformato in un dovere. Sono infatti sempre di più i paesi dell’Unione Europea che legano il possesso di una certificazione linguistica, che attesti la conoscenza dell’idioma nazionale, al rilascio del permesso di soggiorno. Il mio lavoro, frutto di un tirocinio svolto presso il Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti di Cosenza, si propone pertanto di analizzare la contraddittoria ambiguità tra diritto all’istruzione e dovere di essere istruiti. Nel farlo, analizza anzitutto il profilo normativo europeo e italiano rispetto alla questione del diritto all’istruzione in generale, per poi entrare nello specifico del diritto all’istruzione degli stranieri adulti.

L’analisi della prima parte dell’elaborato si conclude con un focus sull’importanza dell’apprendimento della lingua del paese ospitante per lo straniero che vi risiede, senza escludere le criticità di tale acquisizione, che si realizzano esattamente quando l’apprendimento è una forzatura imposta dalle norme che regolano il sistema di accoglienza. Il bisogno oggettivo del migrante di imparare la lingua non si lega infatti necessariamente alla dimostrazione certificata di aver perseguito lo scopo. Proprio perché condizione basilare per vivere una vita autonoma e indipendente, l’apprendimento della lingua del paese in cui lo straniero fissa la sua dimora è un passaggio imprescindibile all’interno del suo progetto migratorio e dovrebbe essere affrontato gradualmente, serenamente e nel rispetto della sua cultura d’origine.

Il secondo capitolo definisce in maniera più chiara il quadro nazionale relativo all’erogazione di servizi educativi loro destinati in ambito pubblico. Viene infatti tracciato il profilo dei Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti attraverso la descrizione degli obiettivi perseguiti, del tipo di utenza e della suddivisione dei corsi che vengono svolti nelle sedi associate di tutto il paese. Dalla realtà nazionale, si procede a un graduale restringimento del campo d’indagine, che affronta così, prima la specificità regionale della Calabria, indicando le varie sedi dei CPIA e i progetti in comune e, infine, quella ancora più ristretta della provincia cosentina. Del CPIA di Cosenza vengono descritti più in dettaglio numeri, programmi e prospettive future.

Il terzo e ultimo capitolo si impernia e riallaccia al precedente perché contiene i risultati di una ricerca qualitativa svolta proprio nel CPIA cosentino. L’indagine e i suoi contenuti sono preceduti da un’ampia introduzione sulla rappresentazione socio-culturale dello straniero nel panorama occidentale. La ricerca, infatti, portata avanti mediante l’elaborazione di quattro racconti di vita di alcune studentesse dei corsi di alfabetizzazione del CPIA di Cosenza, mira a delineare il profilo della loro alterità, il loro sentirsi straniere nella società che le accoglie oltre che, ovviamente, il loro grado di soddisfazione all’interno della scuola e di integrazione nella società in generale.