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Verona - Non si revocano i diritti, un’altra accoglienza è necessaria

Sette richiedenti asilo lasciati ingiustamente in strada dalla Prefettura. Le realtà solidali e antirazziste veronesi si mobilitano al loro fianco

24 luglio 2018

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Se si facesse una sorta di classifica nazionale tra i territori meno ospitali nell’accoglienza dei richiedenti asilo, quasi sicuramente la provincia di Verona salirebbe su uno dei gradini più alti del podio. Sono molti gli elementi che ci portano a fare questa riflessione: alcuni sono facilmente riconoscibili, come le presenze di comitati "spontanei" capeggiati da individui legati alla destra fascista o alla curva dell’Hellas Verona ogni qual volta un edificio viene adibito all’accoglienza; altri sono dettati dalla cronica incapacità di gestire l’accoglienza da parte della Prefettura e dei vari enti gestori improvvisati più interessanti al profitto che a offrire un servizio adeguato; e, last but not least, la colpevole ritrosia di troppi enti locali a non aver elaborato una strategia comune con cui affrontare l’accoglienza dei richiedenti asilo, rifiutando la gestione diretta dei progetti tramite il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar).

E’ in un territorio così complesso che venerdì 13 luglio è avvenuto l’ennesimo episodio raccontato attraverso la pagina facebook di "Veronesi aperti al mondo", nel quale si sono nuovamente intrecciati improvvisazione e malaccoglienza a propaganda politica.

"10 richiedenti asilo - scrivono i firmatari delle nota - vengono trasportati dalla cooperativa San Francesco, cui è affidata la loro accoglienza, in una contrada a Castagnè nel comune di Mezzane di Sotto in provincia di Verona".

Le persone sono state trasferite da Bovolone, altro piccolo paese della provincia veronese, dove per più di un anno sono stati oggetto di una permanente e feroce campagna elettorale anti-accoglienza.
In sintesi, i ragazzi anche a Castagnè vengono "accolti" da un comitato spontaneo con in testa una giovane coppia di vicini di casa, che all’arrivo del gruppo si lascia scappare qualche urlo e qualche insulto. Anche qui, i richiedenti asilo si accorgono di essere nuovamente confinati in un territorio ostile e isolato: nei mesi scorsi hanno avuto modo di conoscere le storie di altri ospiti sparsi nella provincia veronese, lontani dai servizi e dalla possibilità di trovarsi un lavoro, di costruirsi un presente dignitoso. Sette di loro, perciò, decidono di non scendere dalle macchine della cooperativa.

I responsabili della San Francesco non la prendono bene e dichiarano ai giornalisti del quotidiano "L’Arena" che la colpa della situazione è dei sette ragazzi e che questi “non sono in vacanza”.
Non possiamo retrocedere”, dichiara il presidente della San Francesco, “altrimenti si creerebbe un precedente!”.
La risposta della Prefettura, nota per le sue revoche facili, non tarda ad arrivare e si adegua alle indicazioni probabilmente suggerite dall’ente gestore.
Cinque giorni dopo arriva il provvedimento di revoca dal progetto di accoglienza.

Ciò non significa espulsione o allontanamento dal territorio: esclusivamente condanna alla strada, a dormire in stazione in attesa che la commissione territoriale di Verona si esprima sulla loro richiesta d’asilo.

Secondo la nota congiunta delle realtà veronesi (Assemblea 17 dicembre, Circolo Pink Verona e Potere al Popolo) si tratta di "un provvedimento gretto anche nella sua forma di “decreto di revoca multipla”. Nemmeno personalizzato ma di massa. Vittime sacrificali e capri espiatori per nascondere le nudità imbarazzanti nelle responsabilità di gestione di una non emergenza, di un non problema".

Da allora i richiedenti asilo vengono sostenuti dalle realtà solidali e antirazziste di Verona che da ieri sono in presidio in Piazza dei Signori, accanto ai cancelli della Prefettura, per denunciare questa grande ingiustizia e richiedere la reintegrazione dei sette ragazzi in accoglienza.

Un lungo striscione recita: "NON SI REVOCANO I DIRITTI, UN’ALTRA ACCOGLIENZA E’ NECESSARIA"

"I sette ragazzi sono capri espiatori", si può leggere nel volantino distribuito al presidio. "Pagano gli “interessi” in termini di consenso all’eterna politica dell’emergenza permanente anche davanti al crollo radicale dei numeri di un’invasione che non è mai esistita.
Pagano sulla loro pelle il segnale politico che il nuovo corso di governo vuole comunicare, stringere i nodi dell’accoglienza per produrre clandestinità, precarietà, emarginazione.
Pagano sulla loro pelle il “famigerato” business dell’accoglienza che la coop. San Francesco incarna perfettamente, lucrare sui finanziamenti fornendo il minimo, confinando irresponsabilmente in situazioni inaccettabili persone che dovrebbero tutelare.
Pagano il grottesco tentativo della coop. San Francesco di strizzare l’occhio ai movimenti populisti, dimostrando fermezza e non "buonismo"
."

Punirne sette per colpirli tutti

Durante il presidio una piccola delegazione di richiedenti e associazioni solidali viene ricevuta in Prefettura.
"Il Capo di gabinetto si è dimostrato ostile e ha dichiarato che nessuna trattativa è possibile. La loro logica è di punirne sette per colpirli tutti: non possono e non devono pretendere nulla, ringraziare e tacere anche davanti alle violazioni più eclatanti. Non vogliono creare un precedente", afferma la delegazione.

Di fronte ad una tale chiusura le associazioni [1] decidono di continuare il presidio in Piazza dei Signori per tutto il tempo necessario: "Saremo al loro fianco a pretendere che giustizia sia fatta ...o, prendendo a prestito parole di altri, che la legalità sia ripristinata".

Domani, mercoledì, è inoltre prevista un’assemblea pubblica alle 11.30.