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Verona - La carovana dei diritti non si ferma: «l’unica e ineludibile richiesta è che i 7 richiedenti asilo vengano reintegrati nel programma di accoglienza»

2 agosto 2018

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La Prefettura di Verona prende ancora tempo e non decide sul reintegro nel sistema d’accoglienza dei sette richiedenti asilo che avevano rifiutato di essere considerati dei pacchi postali, una vicenda emblematica dell’inadeguatezza del sistema straordinario di accoglienza veronese. La risposta non è quella in cui confidavano le associazioni e le realtà solidali che sono scese in piazza per richiedere una soluzione immediata.

Dalla pagina facebook di "Veronesi aperti al mondo" fanno sapere che la Prefettura non ha del tutto chiuso ma, ancora più subdolamente, ha richiesto tempo: dai 2 ai 15 giorni, e possibilmente senza iniziative pubbliche né dichiarazioni ai giornali.
Per le associazioni è una «richiesta inaccettabile, una cinica presa in giro, orientata a portarci allo sfinimento»; le stesse, invece, rilanciano un percorso pubblico, aperto e includente verso coloro che di fronte a un’ingiustizia non si girano dall’altra parte.

"Unica scelta possibile ora è quella di rifiutare un ricatto sulla pelle di chi ha subito il torto, e sarebbe costretto ad attendere una risposta in mezzo alla strada, in una delle settimane e città più calde d’Italia".

Giorni torridi, non solo dal punto di vista climatico

Ci siamo lasciati martedì mattina (31 luglio ndr.) in piazza dei Signori, dove aspettavamo delle risposte dalla Prefettura. Risposte che non sono arrivate. Ci è stato nuovamente chiesto di attendere e possibilmente di evitare iniziative pubbliche.
La richiesta è certamente inaccettabile, somiglia a una cinica presa in giro, orientata a portarci allo sfinimento. Indifferente al fatto che 7 persone dovrebbero passare queste calde giornate in mezzo a una strada.
In quanto attiviste e attivisti solidali, insieme ai 7 ragazzi abbiamo deciso di rifiutare questo ricatto. E di metterci in marcia. “Bussate e vi sarà aperto”, qualcuno diceva. Lo abbiamo fatto, e qualcuno ha risposto alle nostre richieste.
Risposte parziali a condizioni di emergenza, che non possono ripristinare un diritto ingiustamente sospeso.
La carovana dei diritti è in marcia, in cerca di qualcuno che condivida le nostre istanze. Perciò continueremo a bussare sempre più forte. Soprattutto ai cancelli della Prefettura: perché l’unica e ineludibile richiesta è che i 7 richiedenti asilo vengano reintegrati nel programma di accoglienza.

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