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Torino, Ex Moi: cronaca di uno “sgombero dolce”

Una nota del Csoa Gabrio

9 agosto 2018

8 agosto 2018 - Ieri i quotidiani ci raccontavano con aria trionfalistica dello Sgombero dolce in salsa Torinese, ma il dolce a volte provoca carie e nausea.
Per tutto il weekend si sono susseguiti segnali che indicavano Lunedì 6 agosto come il "gran giorno", tra messaggi anonimi, voci di occupanti avvertiti per telefono e la presunta convocazione di 5 mediatori per il lunedì alle 5,00.


Data l’insistenza delle voci alcuni occupanti hanno fatto le valigie e si sono trasferiti nelle altre palazzine, altri se ne sono andati del tutto, qualcuno si è chiuso in stanza.
Alcuni invece hanno passato la notte dandosi i turni davanti alla porta della palazzina, evitando però di barricarsi dentro, come avevano già deciso nelle assemblee degli ultimi giorni.

Alle ora 6,00 di Lunedì, confermando quanto dicevano le voci, si sono presentate una decina di dolcissime camionette di celere e una sessantina di dolcissimi Digos, che travolgendo abitanti e solidali davanti all’ingresso hanno fatto irruzione nella palazzina.

Tutta l’area è stata circondata da anti sommossa e invasa da scientifica, cinofila, funzionari e giornalisti. Solo dopo è arrivato il gruppo di mediatori e ancora più tardi il tristemente noto Project Manager dello "sgombero umanitario", ovvero il personaggio che ha fatto arrestare ben 4 occupanti nei mesi scorsi, con accuse ridicole.

Una prova muscolare che di dolce e soft non aveva nulla, probabilmente si aspettavano un po’ più di resistenza.

Poco dopo l’irruzione alcune persone, per lo più anziani e donne con bambini, sono scese con le valigie già pronte, lasciandoci pensare che già sapevano, altr* invece non hanno aperto le porte all’insistente bussare, molti non erano in casa al momento dell’irruzione e il cordone di celere non li faceva accedere a prendere i loro averi, se non dopo lunghe discussioni (in tarda serata arrivavano ancora persone che scoprivano che gli era stata murata la casa).


In totale si parla di un ottantina di persone sgomberate e portate all’Hub di Settimo, per essere poi smistate nei prossimi giorni nelle soluzioni abitative della cooperativa BABEL (ex Terra del fuoco), vincitrice del primo lotto di carne umana.
L’unica voce confortante è che le famiglie verranno tenute insieme, staremo a vedere.

In ogni caso 80 persone non rispecchiano la capacità della palazzina, molti come già detto si erano spostati negli altri palazzi, molti di più tra uomini e donne invece in questo periodo sono a Saluzzo e nel foggiano a fare i braccianti. Alcuni di questi ultimi infatti chiamavano preoccupati chiedendo dove sarebbero andati ad abitare una volta tornati a Torino.

C’è da scommettere che queste persone hanno perso la casa e quanto gli è stato murato dentro e non essendo presenti in queste settimane e non potendo esserlo nelle prossime, non avranno neanche una ricollocazione all’interno del progetto.
Stando ai numeri da una palazzina che nei periodi invernali offre riparo a 180 persone, solo 80 sono state sgomberate e inserite nel progetto di Compagnia di San Paolo, non capiamo come davanti a questi dati i fautori dello sgombero possano cantare vittoria.

Un particolare interessante è che i funzionari del Progetto abbiano distribuito i tanto agognati titoli di viaggio ai Somali presenti nella palazzina, diritto che la prefettura di Torino negava senza un perché da 5 anni.

Probabilmente la promessa dei documenti ha fatto sì che in molti e molte si siano in fine rassegnati allo sgombero e al reinserimento nell’ennesimo ed inutile percorso di accoglienza con durata di un anno senza opporre grande resistenza, rendere ricattabili le persone negando dei diritti fondamentali ha dato i propri frutti .
In conclusione ora sono tutti contenti, San Paolo, Appendino, Salvini, il questore e le cooperative.

Fra un anno invece le persone sgomberate si troveranno di nuovo in mezzo a una strada, ma chissà che con i titoli di viaggio non vadano a portare il problema altrove in Europa.

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