logo

Documento a cura del
Progetto Melting Pot Europa
web site: http://www.meltingpot.org

redazione@meltingpot.org

Home » Cittadinanze » Notizie, approfondimenti, interviste e appelli

Limitazione illegale della libertà personale e condizioni durissime sulla Diciotti: il Garante nazionale invia due informative alle Procure di Agrigento e Catania dopo la visita sulla nave

«Situazione inaccettabile sotto il profilo del rispetto della dignità delle persone»

24 agosto 2018

Roma, 24 agosto 2018 - La visita di una delegazione del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale sulla nave Diciotti ha confermato le preoccupazioni per i rischi di violazione di norme nazionali e sovranazionali.
Per tale motivo il Garante Mauro Palma ha inviato una informativa su quanto riscontrato alle Procure di Agrigento e di Catania, che hanno aperto dei fascicoli relativamente alla vicenda Diciotti, per le loro opportune valutazioni.
Con una nota stampa il Garante fa sapere che, data la situazione e in considerazione delle esigenze di trasparenza, l’informativa è stata pubblicate sul sito web dell’organismo.

Nella lettera [1] emergono chiaramente quali sono le palesi violazioni del diritto che sono state riscontrate.

«Il primo aspetto da considerare - si legge - è la privazione della libertà de facto dei migranti che giovedì 16 agosto 2018 sono stati i tratti in salvo dalla Guardia Costiera e accolti in un vascello, cui non è stata data la possibilità di approdo fino al 20 agosto u.s. quando la nave Diciotti è attraccata al porto di Catania, senza tuttavia essere autorizzata allo sbarco delle persone soccorse.
Tale incongrua situazione di una nave italiana in acque italiane ha posto sin dall’inizio il problema della legittimità ai sensi dell’articolo 5 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) e dell’articolo 13 della Costituzione italiana. Alla data dell’accesso del Garante nazionale (il 23 agosto ndr.) dopo l’attracco al porto di Catania e dopo che il giorno precedente, sulla base di pressione della Procura presso il Tribunale dei minorenni di Catania, erano stati fatti scendere 27 minori non accompagnati risultavano presenti a bordo della nave 150 migranti di cui 13 donne: 130 provenienti dall’Eritrea, 10 dalle Isole Comore, sei dal Bangladesh, due dalla Siria, uno dalla Somalia e uno dall’Egitto.

La situazione di perdurante privazione della libertà, che a parere di questo Garante è fuori dallo schema di legalità che il nostro ordinamento prevede, è corroborata da tutta una serie di elementi di fatto che Le sottopongo per le Sue valutazioni.

- Alle persone non è consentito scendere dall’imbarcazione malgrado non vi sia alcun atto motivato di limitazione della libertà personale disposto nei loro confronti da parte della competente Autorità, né alcuna apparente ragione pratica di impedimento. A tal proposito, è stato riferito che proprio nella serata del giorno antecedente alla visita del Garante, in occasione dello sbarco dei minori stranieri non accompagnati era stata ottenuta la “libera pratica sanitaria” da parte della sanità marittima portuale.

- In merito alle informazioni fornite ai migranti relativamente alla prolungata permanenza a bordo della nave senza possibilità di sbarco, secondo quanto riportato al Garante, si tratta di notizie generiche riguardanti problemi di organizzazione dello sbarco.

- Il Garante ha altresì rilevato la presenza sia di un dispositivo di vigilanza interna a bordo della nave composto da squadre di quattro membri dell’equipaggio, di cui uno armato, che alternandosi sorvegliano costantemente il ponte ove sono alloggiati i migranti, sia di un nucleo di Forze di Polizia armato appostato
sulla banchina ai piedi della scaletta di accesso al vascello. Va peraltro evidenziato che sul ponte funziona un sistema di videosorveglianza che
rende visibile dalla plancia di comando ogni area della zona di vita dei migranti.

- Inoltre, deve essere constatato che in osservanza alle procedure relative alle attività di search and rescue nel momento della salita a bordo nella nave ai migranti soccorsi, insieme agli effetti personali, sono stati requisiti i telefoni cellulari e che fino a quando era in corso la visita del Garante, non si era proceduto alla loro restituzione. Questa circostanza chiaramente impedisce la loro capacità di comunicazione con l’esterno, inclusa la possibilità di mettersi in contatto con i propri familiari e affetti. A tal proposito, va precisato che il Comandante ha informato il Garante di avere espresso ai migranti la disponibilità a utilizzare la strumentazione di bordo per contattare chi volessero qualora ne avessero la necessità ma nessuno ne avrebbe usufruito; inoltre il Comandante ha riferito di avere autorizzato nella giornata di domenica 19 la restituzione dei cellulari ma poiché in fase di navigazione non c’era copertura della rete, i migranti – secondo quanto riferito - non si sarebbero dimostrati interessati a rientrare nella disponibilità dei loro dispositivi. A seguito di espressa richiesta della delegazione durante la visita, il Comandante ha assicurato che avrebbe dato immediate disposizioni per la restituzione dei telefoni personali e la predisposizione di un allacciamento alla rete elettrica per consentirne la ricarica della batteria.

Il secondo aspetto - continua la lettera - che vorrei sottoporre alla Sua attenzione riguarda le condizioni materiali degli ambienti che ospitano i migranti a bordo della nave, assolutamente inidonee a permanenze prolungate come quella che si sta verificando nel caso specifico.

Le persone soccorse sono allocate sul ponte della nave senza possibilità di accesso ai locali al coperto destinati esclusivamente all’equipaggio. Consumano i pasti accovacciati a terra e come giaciglio dispongono esclusivamente di cartoni e coperte che utilizzano sia per isolarsi dal pavimento che per coprirsi dal freddo.
Sul ponte l’equipaggio ha montato un telo per offrire un minimo di copertura e riparo dalle intemperie e in genere dalle condizioni climatiche, ma appare evidentemente una misura provvisoria e precaria.

I migranti hanno a disposizione solamente due servizi igienici assolutamente insufficienti per le esigenze di 150 persone: si tratta di due bagni chimici riadattati con scarico diretto in mare, privi di lavandini. L’unica possibilità di acqua corrente per la pulizia personale è costituita da una pompa sul ponte utilizzata anche per il lavaggio dei vestiti. Durante la settimana trascorsa a bordo della nave i migranti hanno avuto la possibilità di effettuare solo una “doccia” con acqua corrente non riscaldata grazie a un impianto improvvisato sul ponte dall’equipaggio con un tubo.
Queste condizioni indipendentemente dagli sforzi compiuti dal Comandante e dall’equipaggio che questo Garante ha potuto apprezzare anche nel corso della visita, rientrano in un quadro complessivo che potrebbe essere giudicato come configurante quella situazione di trattamento inumano e degradante inderogabilmente vietato dall’articolo 3 della CEDU, uno dei soli quattro articoli della Convenzione che non ammette alcuna deroga.

Dal punto di vista sanitario - questo è il terzo aspetto che il Garante vuole portare all’attenzione dei Procuratori - mi preme portare alla sua attenzione, in base al Medical Report del 20.08.2018 acquisito nel corso della visita risultano esservi numerosi casi di scabbia, precisamente: 69 casi di presunta scabbia e 5 casi di scabbia avanzata. A tutti viene somministrato un antistaminico chiaramente lenitivo della sintomatologia ma non risolutivo, solo i casi in fase avanzata sono trattati con lavaggio con acqua e applicazione di crema antiscabbia. Appare evidente come la forzata condivisione di un unico spazio e le carenti condizioni igienico-sanitarie sia personali che ambientali, come l’impossibilità di una pulizia adeguata degli indumenti e delle coperte in uso non possano che aggravare ulteriormente la situazione. Inoltre, le persone sono apparse fortemente debilitate, in seguito alla grave malnutrizione e disidratazione riscontrata al momento di salire a bordo, tanto da risultare necessaria la somministrazione quotidiana di integratori, secondo quanto riferito dai medici del CISOM, oltre a un’alimentazione completa per sopperire alle gravi carenze nutritive sofferte.

Infine - conclude l’informativa - non si può omettere di sottolineare l’immane e professionale impegno profuso dal Comandante Kothmeir, dal suo equipaggio e da tutte le professionalità presenti a bordo nel gestire tale nuova e inaspettata situazione che tuttavia, a parere di questo organismo, rimane irrimediabilmente incongrua e inaccettabile sotto il profilo del rispetto della dignità delle persone».