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Pescatori tunisini in attesa di giudizio dopo aver “salvato centinaia di migranti”

Lorenzo Tondo, The Guardian - 5 settembre 2018

14 settembre 2018

- Link all’articolo originale (ENG)
Leggi anche:
- L’equipaggio di un peschereccio tunisino arrestato in Italia mentre prestava soccorso in mare di Valentina Zagaria

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Sei uomini arrestati in mare dichiarano di aver visto l’imbarcazione dei migranti in pericolo e di averla portata al sicuro

Palermo - Amici e colleghi si sono uniti in difesa di sei uomini tunisini in attesa di giudizio in Italia con l’accusa di traffico di esseri umani, dichiarando che si tratta di pescatori che nel corso degli anni hanno salvato centinaia di migranti e rifugiati che rischiavano di annegare nel Mediterraneo.

Gli uomini sono stati arrestati in mare nel fine settimana, dopo aver sganciato dal peschereccio una piccola barca che stavano trainando, con a bordo 14 migranti, a 24 miglia da Lampedusa.

Le autorità italiane hanno dichiarato che l’equipaggio di un aereo di Frontex aveva individuato il peschereccio per la prima volta a oltre 80 miglia nautiche da Lampedusa e aveva deciso quindi di monitorare la situazione. Dopo aver visto il peschereccio sganciare l’imbarcazione dei migranti ha avvisato la polizia italiana, che solo allora ha arrestato in mare tutti i membri dell’equipaggio presenti sul peschereccio.

Secondo i loro avvocati, i tunisini sostengono di aver visto una barca di migranti in pericolo e di aver deciso di comune accordo di trainarla con sicurezza in acque italiane. Dichiarano di aver chiamato la Guardia Costiera italiana, per darle modo di intervenire e di portare i migranti a terra.

Il Pubblico Ministero ha accusato gli uomini di aver introdotto illegalmente la barca in acque italiane e dichiara di non avere prove di alcun SOS lanciato dalla barchetta dei migranti o dal peschereccio.

Tra gli arrestati c’era il 45enne Chamseddine Ben Alì Bourassine, noto nella sua città di origine, Zarzis, nei pressi del confine libico, per aver salvato migranti e per il suo impegno a portare a terra i resti umani che trova nelle sue reti per dare alla vittima spesso ignota una degna sepoltura.

Subito dopo l’arresto, centinaia di tunisini si sono riuniti a Zarzis in segno di protesta e l’associazione dei pescatori Tunisini ha mandato una lettera all’Ambasciata italiana a Tunisi per esprimere il proprio sostegno agli uomini.

Il capitano Bourassine e il suo equipaggio sono pescatori dediti al lavoro, il loro valore umano supera di gran lunga i rischi che affrontano ogni giorno,” ha dichiarato. “Quando vediamo una barca in pericolo in mare non ci facciamo domande sul colore della pelle o sulla religione.”

Secondo i suoi colleghi di Zarzis, Bourassine si impegna molto per dissuadere i giovani tunisini dalla migrazione illegale. Nel 2015 ha preso parte a un’esercitazione di salvataggio in mare organizzata a Zarzis da Medici Senza Frontiere (MSF).
Giulia Bertoluzzi, una regista e giornalista italiana che ha diretto il documentario Strange Fish su Bourassine ha detto che tutti conoscono questi uomini nella loro città di origine.
A Zarzis Bourassine e il suo equipaggio sono degli eroi nell’ombra,” ha dichiarato Bertoluzzi al Guardian. “Un po’ di tempo fa circolava una petizione per richiedere la sua candidatura per il premio Nobel per la pace. Da allora ha salvato migliaia di vite.
I sei tunisini ora detenuti in Sicilia, ad Agrigento, sono in attesa del processo. Se saranno ritenuti colpevoli, potrebbero essere condannati a un massimo di 15 anni di carcere.

La polizia italiana ha dichiarato: “Abbiamo agito secondo il nostro protocollo. Dopo che il peschereccio ha sganciato la barca, si è di nuovo diretto a sud delle Isole Pelagie dove altri pescherecci erano al lavoro, nel tentativo di nascondersi.”

Non è la prima volta che le autorità italiane arrestano pescatori e li accusano di favoreggiamento all’immigrazione clandestina. L’8 agosto 2007 la polizia arrestò due pescatori siciliani per aver portato 44 migranti in acque italiane. Il processo durò quattro anni ed entrambi gli uomini furono assolti da ogni accusa.

Leonardo Marino, avvocato ad Agrigento che ha difeso decine di pescatori tunisini accusati di traffico di esseri umani, ha detto al Guardian: ”La verità è che i migranti sono percepiti come nemici, e invece di accoglierli abbiamo deciso di combattere con leggi repressive chiunque tenti di aiutarli.