logo

Documento a cura del
Progetto Melting Pot Europa
web site: http://www.meltingpot.org

redazione@meltingpot.org

Home » Cittadinanze » Notizie, approfondimenti, interviste e appelli

Di parole e di mare

Storie come anticorpi all’inverno salvinista che avanza

14 settembre 2018

Le voci e le narrazioni delle operatrici e degli operatori rappresentano un punto di vista irrinunciabile per comprendere quello che accade nel contraddittorio mondo dell’accoglienza, e possono contribuire a mettere a fuoco quali sono le sfide principali.
Condividi buone pratiche e strumenti utili per la rubrica "Il punto di vista dell’operatore", scrivi a redazione@meltingpot.org.

Fai una donazione al Progetto Melting Pot!

Di porte in faccia, David ne aveva ricevute davvero tante. Sembravano farlo apposta, o che il destino gli avesse giocato qualche brutto tiro. Una sfilza di “no, non puoi”, “no, non c’è niente”, gli si erano parati davanti negli ultimi anni e, ancor di più, negli ultimi mesi. Autotreni che paiono venire addosso, per non far rialzare, come colpi bassi ben assestati, nel punto giusto, al centro dello stomaco o al basso ventre, così da fiaccare il corpo e annebbiare la mente. Avrebbero steso anche il più inguaribile ottimista, quei “no”, specie nella sua situazione.

David, però, rimaneva in piedi, con la forza della tigna e dei nervi, per uno strano orgoglio che non ne voleva sapere di farsi indietro, un orgoglio timido, vergognoso, ma che proprio non gli si zittiva. E lo costringeva ad andare avanti, a ripresentare il suo bel viso di fronte all’ennesimo rifiuto come un bravo pugile, sempre pronto ad incassare.

Di primo acchito, non gli si dava una lira a vederlo così; silenzioso, remissivo, sempre incurvato, come a proteggersi dalle legnate che sarebbe presto arrivate, da una parte o dall’altra. Non interveniva mai, se non direttamente chiamato, non si affannava a dire la sua; le parole gli andavano sempre tirate a forza, come se avesse paura di pronunciarle troppo forte. Ogni volta che parlava lo faceva pianissimo.

Tutti gli si dovevano avvicinare se volevano sentire qualcosa, e gli chiedevano sempre di ripetere almeno due volte. Alla fine, il suo respiro si arrendeva e cacciava fuori le parole, malgrado lui. Il resto erano silenzi. Quello che lui non diceva andava intuito sul suo volto bello, ma dai lineamenti così rigidi che gli si vedeva la sofferenza nel non riuscire quasi a muoverli.

Non aveva nemmeno trentanni, David, anche se sui documenti ce ne erano scritti almeno dieci di meno. Succede spesso, qualche volta perché all’arrivo, nel trambusto, i ragazzi sbagliano a dire l’età, a fare i conti; altre volte lo fanno apposta: togliere qualche anno, in fondo, può sempre fare comodo.

David non era uno che colpiva, in mezzo al gruppo. Più volte era passato inosservato, così taciturno, con l’occhio basso difficile da incrociare, difficile da notare. Per tanto tempo avevano faticato persino a ricordarne il nome. “Come si chiama, quello con il berretto blu. Quello con la felpetta sempre addosso”. Non si sentiva, non chiedeva, non aveva segni particolari. Non creava mai problemi, anzi sembrava volersi fare così piccolo, da occupare nello sguardo di chi lo aveva a tiro il minor spazio possibile. A lungo, perciò, dentro il centro di accoglienza nessuno s’era curato di lui.

Eppure David c’era. Era, inoltre, un grande osservatore. Di quelli per i quali il silenzio rappresenta, oltre che uno strascico di timidezza, anche una scelta. E le due cose coincidevano perfettamente in lui: una certa ritrosia alle adunate di gruppo, e parlare poco, per parlare bene. A maggior ragione l’italiano, che non si sa mai, qualche scherzetto, con la sua grammatica pignola, può sempre tirarlo. Se poi si trattava di esprimersi in pubblico, allora l’emozione lo stremava e non c’era niente da fare, finiva sempre, inevitabilmente e con sua grande frustrazione, per incespicare. Fortuna che il rossore, se mai irrorava la sua pelle scura, non gli si vedeva.

David insomma c’era, e c’era sempre, anche se non visto. Non mancava un appuntamento, e non gli sfuggiva nulla. Ti spiazzava. Quando meno te lo aspettavi, quel ragazzo apparentemente imbarazzato e confuso tirava fuori una frase ricercata, una frase che c’era voluto un po’ a pensarla. Le parole se le era andate a pescare, con cura, nella rete giovane del suo italiano, e le aveva infilate una per una come con una collana di perle. Lo sentivi raramente, ma quelle poche frasi non erano nate a caso. Le aveva fatte sue, erano qualcosa che gli apparteneva, così rifinite da non potersi più sfilacciare. Sembrava, insomma, le avesse lette in qualche libro; e della letteratura, a volte, avevano anche quel tocco di poesia.

Fu questo che ce lo fece notare. Quel modo di parlare che sembrava non azzeccarci niente con tutto il resto, per la ricchezza di occhi pazienti, che avevano osservato a lungo e non si erano persi nel silenzio dell’inizio, sempre così necessario.
Che David non si sarebbe fermato, uno sguardo attento lo aveva capiva già da subito. Poi ci fu quel giorno al mare, un momento di svago come tanti, quando dalle piccole cose, da una frase o da un volto, si apre lo spiraglio su una vita. L’acqua. L’acqua che sì, aveva visto da lontano, in passato. E pure da vicino; a dire il vero, l’aveva anche attraversata.

Forse per qualcuno che non aveva mai saputo nuotare, avere il primo rapporto con l’acqua a bordo di un barcone, avrebbe dovuto lasciare una paura enorme. Se non altro, una certa repulsione. David no. Soltanto, non sapeva nuotare.

Quel giorno rimaneva nell’acqua bassa, e guardava insistentemente un altro che si era spinto lontano, sicuro e a suo agio come se ci fosse cresciuto, in mezzo al mare. David fu discreto, come sempre. Lo seguì con gli occhi, lo osservò, cercò di imparare qualcosa solo guardando. Poi lo aspettò, e quando quello gli fu vicino, gli chiese come si faceva a nuotare. “Io voglio imparare”, disse, “Devo andare a scuola anche per questo. Non posso fermarmi mai, di imparare”.

Nella famiglia di David, gli uomini hanno tutti la barba lunga. Tutti, tranne lui. David non ha mai spiegato bene il perché di questa scelta. Il suo è stato un semplice “no”.

Hanno provato a convincerlo, hanno cercato pure di farlo sentire in colpa per aver abbandonato una tradizione di famiglia. Lui ha tirato dritto, non ha tentennato. Forse David aveva capito molto, già allora. Non gli bastava una barba, per abbellirsi il viso.

Sara Forcella