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Minori detenuti dall’Australia tentano il suicidio

La Vanguardia (Internacional), 3 settembre 2018

16 settembre 2018

- Link all’articolo originale (ESP)

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Un rapporto rivela l’aumento di casi traumatici tra i rifugiati definendoli “persone distrutte”

Sidney - Un rapporto [1] del Consiglio Australiano per i Rifugiati (n.d.T. Refugee Council of Australia) dello scorso lunedì (3 settembre 2018 n.d.T.) afferma che bambini fino al settimo anno di età rinchiusi a Nauru [2] in centri di detenzione per immigrati tentano continuamente il suicidio, qualcuno di loro addirittura cospargendosi di combustibile.

Il documento rivela che la situazione delle 900 persone senza documenti detenute in questa nazione del Pacifico, tra cui 109 minori, “supera le maggiori preoccupazioni” espresse dai difensori dei diritti dei richiedenti asilo.

Il rapporto, che è stato pubblicato in concomitanza con Forum Forum delle Isole del Pacifico di questa settimana a Nauru, indica che i livelli di trauma, abusi e disperazione tra i rifugiati, classificati come "persone distrutte", sono aumentati e assicura che la politica australiana di detenzione obbligatoria nelle isole del Pacifico ripresa nel 2012 “ha traumatizzato i bambini a tal punto da rifiutarsi di mangiare e tentare di uccidersi”.

Inoltre denuncia gli “sforzi senza precedenti” dei governi australiani per mantenere la situazione segreta e bloccare il trasferimento nel suo territorio di persone che hanno urgente bisogno di cure mediche e, quando viene fatto, separa le famiglie. Questo sarebbe il caso di circa 35 persone le cui famiglie si ritrovano sparse tra Nauru, l’isola Manus in Papua Nuova Guinea e l’Australia.

Ci sono genitori che non hanno mai tenuto in braccio i propri piccoli, madri che hanno dovuto lasciare i propri bambini a Nauru”, dice il documento che avverte che la crisi dei rifugiati sembra non avere fine, nonostante l’accordo sottoscritto con gli Stati Uniti nel 2016 per l’accoglienza di 1.250 rifugiati.

Da allora solo 371 persone sono arrivate negli Stati Uniti, a quasi due anni dalla firma dell’accordo , e circa 121 sono stati respinti, mentre altre stanno aspettando di essere accolte provengono da paesi che hanno un "controllo estremo" essendo zone di conflitto.

Il rapporto viene pubblicato pochi giorni dopo che 84 organizzazioni hanno pubblicato una richiesta di includere le politiche di detenzione obbligatoria australiana nell’agenda del Forum delle Isole del Pacifico, appuntamento al quale il primo ministro australiano Scott Morrison non parteciperà.

È importante che i paesi delle isole del Pacifico responsabilizzino l’Australia, e qualunque altro paese abbia delle reposnsabilità, sui propri doveri in termini di diritti umani di tutti i rifugiati e richiedenti asilo”, riporta la missiva.

Molti rifugiati e richiedenti asilo sono fuggiti da zone di conflitto come l’Afganistan, Darfur, Pakistan, Somalia e Siria: altri sono scappati da discriminazione, è il caso della minoranza Rohingya in Birmania (Myanmar).