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Roma - Non moriremo di stenti

I rifugiati di via Scorticabove: «Sgombero imminente del nostro presidio: pretendiamo risposte dal comune di Roma»

26 settembre 2018

Riceviamo, pubblichiamo e diffondiamo il comunicato congiunto dei Rifugiati sudanesi di Scorticabove e della rete di attivisti a supporto, che da oltre tre mesi attendono, uniti, risposte concrete da parte delle istituzioni, ancora assenti.
Nella galleria fotografia di Vanna D’Ambrosio, alcuni momenti - difficili e logoranti - del presidio che resiste.


Roma, martedì 25 settembre - Questa mattina, insieme agli attivisti ed attiviste della rete solidale che si è formata a nostro sostegno, siamo andati presso il Dipartimento Politiche Sociali del Comune di Roma.

Avevamo bisogno di inchiodare questa amministrazione capitolina alle sue responsabilità: a quanto pare, infatti, lo sgombero del nostro presidio avverrà a breve e l’assessora Baldassare si è chiusa da oramai 20 giorni in un improbabile silenzio.

Da quasi tre mesi siamo stati sfrattati dalla nostra abitazione, in cui avevamo dato vita ad una esperienza di autogestione e mutualismo.
Da quasi tre mesi siamo in mezzo ad una strada, abbiamo sopportato la pioggia ed il caldo di agosto; resistendo a tutto questo perché convinti che la nostra Comunità debba essere preservata.

Nel corso di questi mesi, abbiamo avviato un tavolo di confronto con l’assessora Baldassarre, presentandole un progetto di autorecupero di uno spazio pubblico dismesso, scritto assieme a docenti universitari ed alle realtà solidali.
Dopo ben 4 incontri, il 5 settembre, l’interlocuzione con l’istituzione si è arenata perché si attende da mesi un parere dell’Avvocatura del Comune di Roma sulla possibilità di svolgere una co-progettazione finalizzata all’assegnazione di un bene. Parere richiesto dall’assessorato alle Politiche sociale, ponendolo come pre-condizione necessaria per poter continuare il confronto.

Siamo rimasti in attesa che questo benedetto parere arrivasse, pur convinti della legittimità della nostra proposta costruita anche insieme ad associazioni di legali.
Nel frattempo, però, arriva la notizia che sgombereranno il nostro presidio ed, allora, ecco che i nodi vengono al pettine.


Oggi questi nodi sono stati portati all’attenzione del capo staff della Baldassarre, l’avvocato Montini, il quale ci ha comunicato che il parere dell’Avvocatura è arrivato e che sono pronti a iniziare nuovamente il tavolo, con una direttiva della Giunta in cui si individuano gli immobili su cui avviare la progettazione.
Benissimo! Peccato che, in tutto questo, il Comune stia facendo orecchie da mercante dinanzi ad uno sgombero di cui è a conoscenza e rispetto al quale non vuole prendere provvedimenti.

Per questo, abbiamo chiesto all’avvocato Montini un impegno pubblico immediato: far uscire in giornata una nota dell’assessorato in cui si palesa che il tavolo verrà riconvocato ed in cui si prende una posizione contro l’azione di polizia che avverrà nelle prossime ore.

Siamo stanchi di assistere a questo andamento schizofrenico dell’istituzione comunale che, prima, decide di riconoscerci come interlocutori, affermando di essere consapevole dell’enorme valore sociale della nostra esperienza e, successivamente, adotta un atteggiamento abulico dinanzi alle perenni minacce di sgombero.

Non assisteremo all’ennesimo teatrino del rimpallo delle responsabilità tra Campidoglio e Prefettura, un gioco perverso finalizzato solo a farci morire di stenti o a prenderci per sfinimento.

Siamo stanchi, sì. Ma non cediamo un passo rispetto alla nostra lotta e continueremo a difendere il nostro diritto alla protezione internazionale e a vivere dentro questa città con dignità come abbiamo fatto finora, in piena autonomia, e spesso ignorati dalle istituzioni.
Come nel caso della totale latitanza da parte del IV Municipio, che si è palesato solo in queste ultime ore, tramite le parole della Presidente Della Casa, per contendere la paternità del futuro sgombero alle forze di estrema destra che ormai da tempo cercano di infiltrarsi nell’area della Tiburtina con i loro messaggi di odio e criminalizzazione della povertà, come dimostrato dai recenti accadimenti a Casal Bruciato e Pietralata.

Abbiamo sopperito alle vergognose mancanze istituzionali; siamo sopravvissuti alla gestione di una cooperativa disonesta immischiata in Mafia Capitale; ci siamo da soli dotati degli strumenti necessari per la nostra emancipazione.
Non indietreggiamo di un passo rispetto a quanto abbiamo conquistato.
Andiamo avanti, consapevoli che tanti sono i cittadini e le reti solidali intorno a noi; consapevoli che la nostra battaglia riguarda tutta questa città ed anzi tutto il nostro Paese.
Sì, perché questo Paese è anche nostro e vogliamo cambiarlo insieme.

Rifugiati sudanesi di Scorticabove - pagina FB