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L’umanità non si arresta: solidarietà a Mimmo Lucano

Il comunicato dell’Associazione La Kasbah di Cosenza

3 ottobre 2018

Era il 2002 quando ci recammo per la prima volta a Riace. Il paese era pressoché spopolato: solo poche famiglie di rifugiati e una manciata di operatori che se ne prendevano cura, ravvivavano un paese deserto, decadente e senza prospettive.

Negli anni, oltre ad ampliare il numero delle persone accolte, l’amministrazione Lucano ha creato una biblioteca comunale, una piazza con giochi attrezzati per i bambini, un sistema di raccolta differenziata porta a porta con l’uso degli asinelli, un orto biologico a terrazzamento; ha reso le vie del paese colorate e piene di richiami alla lotta alla mafia attraverso la realizzazione di murales realizzati da giovani artisti, ha dato vita a un festival cinematografico sui diritti umani, ha creato posti di lavoro.

A Riace sono nate, infatti, numerose cooperative che hanno permesso a coloro che erano costretti ad emigrare di restare con le proprie famiglie. Soprattutto, ha creato un clima di convivenza pacifica fra i popoli.

Se i reati contestati sono quelli riportati all’interno del comunicato stampa della procura di Locri, esprimiamo incondizionata solidarietà a Mimmo, il quale ha avuto il coraggio di disattendere leggi ingiuste e disoneste per aiutare persone fragili, perseguitate, probabilmente abusate, violentate e torturate.

Eventuali irregolarità o superficialità amministrative non possono infangare, coprire, offuscare, screditare e cancellare quanto Mimmo abbia fatto in tanti anni, con sacrifici e passione.

Abbiamo ancora negli occhi e nelle orecchie i suoi discorsi accorati per il rispetto dei diritti umani e delle persone in quanto tali, prima ancora che italiani, africani, iracheni, afgani, palestinesi, curdi.

Non possiamo credere che Mimmo sia la persona descritta dalla Procura.

Da oltre sette anni, denunciamo il malaffare che c’è dietro all’accoglienza di tipo emergenziale, dalla cosiddetta emergenza nord africa (che emergenza non fu circa 50.000 arrivi in due anni contro i tre milioni di profughi che dalla Libia scapparono nella piccola e già sofferente Tunisia) agli attuali CAS, passando per alcuni centri di prima accoglienza per i minori aperti in prossimità degli sbarchi, in spregio a tutte le più elementari normative, in nome di un emergenza che non c’era.

Nei confronti di tutti quei gestori malfattori, gli organi istituzionali hanno proceduto alla chiusura dei centri, senza conseguenze giudiziarie né amministrative né tanto meno penali, anche in presenza di palesi violazioni dei diritti umani e di utilizzo scellerato delle risorse pubbliche.
A loro nessuno ha mai chiesto il conto!

Attendiamo ancora di vedere come finirà il processo sulla mala gestione del CARA di Isola Capo Rizzuto, la cui criminale gestione denunciamo pubblicamente da oltre 10 anni e della cui vicenda stranamente i media hanno deciso di non occuparsi più, se non per dovere di cronaca nel momento in cui si tratta di diffondere comunicati della procura o udienze.

Ancora oggi il metodo emergenziale è utilizzato da questo governo (il cui partito maggioritario si è eretto a paladino di legalità e giustizia) che vuole far passare il “Decreto Salvini” con procedure d’urgenza ma senza alcun presupposto, considerato che lo stesso ministro - grazie al mirabile lavoro preparatorio attuato dal suo predecessore - ha reso quasi impossibile raggiungere il nostro paese a coloro che scappano dalle fiamme dei tanti inferni la cui esistenza preferiamo ignorare.

Grazie a questo approccio politico al fenomeno migratorio, la violazione dei più elementari diritti umani non farà che acuirsi, a tutto vantaggio di un sistema malavitoso che paradossalmente finirà sempre più in mano alle coop nere (vedi inchiesta “Mafia Capitale”, così come le vicende del Comune di Fondi, quelle di Borgo Mezzanone, di Trapani o di Padova).

Riteniamo che il rispetto delle regole debba essere il primo baluardo per chi nella nostra regione voglia cambiare realmente le cose, ma fin quando ci sarà più di una legalità da usare a proprio uso e consumo, sulla base di interessi politici o di poteri nascosti che da sempre relegano la Calabria a ultima regione d’Italia e d’Europa, disobbedire alle leggi sia un dovere.