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Spagna - Cambiare punto di vista

Montse Sánchez*, Eldiario.es - 2 ottobre 2018

5 ottobre 2018

- Link all’articolo originale (ESP)

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Guardando a ciò che sta accadendo in questi giorni, settimane, mesi, anni, con gli arrivi collettivi via mare di persone migranti sulle nostre coste, è indispensabile ripensare e modificare il sistema di accoglienza. Dopo trent’anni di sbarchi, siamo davvero di fronte ad una situazione di sovraffollamento? Non sarà forse che, pur con tanti anni di esperienza alle spalle, non siamo riusciti a sistematizzare e capitalizzare dei protocolli che ci permettano di affrontare eventi che si ripetono?

Non è possibile scaricare quella responsabilità alle lavoratrici e volontarie delle ONG che fanno quello che possono: un vorrei ma non posso senza risorse né organizzazione. Lo Stato ha lasciato che fossero le organizzazioni sociali a sopperire alla sua incapacità, sollevandosi così dalla responsabilità di dovere lavorare all’interno di un sistema di accoglienza incentrato sul rispetto dei diritti umani. Lo abbiamo visto quest’estate, quando si sono violati i diritti delle persone che arrivavano.

È responsabilità dello Stato far rispettare i Diritti Umani, il diritto a ricevere un trattamento dignitoso, il diritto delle madri e dei padri a non essere separate dalle proprie figlie e a ricongiungersi a loro in caso ciò fosse avvenuto, il diritto a non essere criminalizzate poiché non hanno commesso nessun reato, il diritto a essere salvate quando le loro vite sono in pericolo… Insomma, Diritto alla Vita con la V maiuscola.

È necessario cambiare punto di vista. L’immagine del sovraffollamento è stata messa in scena con persone che dormivano sui barconi di salvataggio, con centri chiusi improvvisati in strutture sportive, con trasferimenti di persone sui pullman verso il nord che poi venivano abbandonate lungo la strada in diverse città del paese. Ma quali sono stati in realtà i criteri per decidere chi rientrava e chi no nel programma di Assistenza Umanitaria per Immigranti e chi doveva ricevere il biglietto del pullman che porta verso il confine settentrionale? Sono veramente tante le persone che arrivano? Dipende dai punti di vista. Se si tiene in considerazione la terribile tragedia di quelle persone che sono annegate durante la traversata, allora sono molto poche. Mancano all’appello i morti e i dispersi.

È necessario cambiare punto di vista. Chi è appena arrivato viene alloggiato in centri polisportivi, in improvvisati commissariati ambulanti, o addirittura trasferito forzatamente in altre città, senza contatti, senza alternative. Non è un trattamento dignitoso per chi ha rischiato la vita. La mancanza di posti nel programma di Assistenza Umanitaria per Immigranti non può essere una scusa. Questo programma dipende dal Ministero del Lavoro, Immigrazione e Sicurezza Sociale, lo stesso che durante il governo del PP (Partito Popolare) si chiamava Ministero per il Lavoro e la Sicurezza Sociale.

Un cambio di nome non cambia niente. Questo programma prevede a grandi linee tre mesi di permanenza in centri o alloggi di accoglienza. Se si risulta idonei per la richiesta di Protezione Internazionale, dopo molte peripezie, si ha diritto ad accedere a un programma di aiuti un po’ più duraturo. Altrimenti, arrangiati da solo. E adesso neanche più quello: il collasso. Questa è la parola che giustifica tutto. Ma si tratta del collasso di un sistema in verità inutile. Dal collasso può nascere l’opportunità di creare un sistema migliore. È questa l’urgenza, creare un sistema utile alle persone, non improvvisare un’uscita rapida.

Mi domando quale sia la differenza tra il governo del PP e il governo del PSOE (Partito Socialista Operaio Spagnolo). In materia di immigrazione non la vedo. Il gesto che tutte abbiamo applaudito dell’accoglienza dell’Aquarius è ormai un miraggio rispetto al rimpatrio delle 116 persone sbarcate sul suolo spagnolo e “accolte” nel CETI (Centro di Permanenza Temporanea per Migranti) soltanto un giorno prima. Passi avanti e passi indietro. Politica di Vendetta. La violenza e l’aggressione di alcune di queste persone ai danni di membri della Guardia Civile non può rappresentare una giustificazione all’interno di uno Stato di Diritto. In tal caso, quello stesso Stato avrebbe dovuto avviare un’indagine e procedere contro chi aveva commesso quei reati, e non eseguire un’espulsione collettiva e sommaria.

È necessario cambiare punto di vista nei confronti dei nostri bambini e bambine. Sì, nostri, perché qualsiasi bambina che si trovi in Andalusia ha diritto ad essere protetta. Smettiamo di colpevolizzare i bambini e le bambine che scappano dai centri, che non vogliono essere aiutate, che delinquono, che consumano droghe, perché non è colpa loro se non siamo capaci di proteggerli, è il nostro sistema ad aver fallito. Cosa abbiamo? Centri per minori sovraffollati. La prima volta in cui si registrò una condizione di sovraffollamento fu in un centro per minori di Algeciras nel 1996. Più che un evento circostanziato, aneddotico o un aumento degli arrivi, sembra un problema strutturale. Il Garante del Popolo Andaluso e Garante per l’infanzia accumula reclami sui centri per minori, i quali dovrebbero essere dotati di risorse materiali e umane, con personale competente e attento alla condizione dei bambini migranti.

Chiamiamoli bambini e bambine, perché è quello che sono. Ci siamo abituati a dire MSNA (Minori Stranieri Non Accompagnati), come se parlassimo di un’altra categoria sociale. Bisognerà tener conto della loro condizione, cultura, lingua, esperienze pregresse, senza però distinzioni per quanto riguarda l’assistenza all’interno del programma di protezione dei minori, poiché hanno gli stessi bisogni degli altri bambini e bambine.

Per questo è necessario cambiare punto di vista. Non è grazie all’aumento di denaro e di risorse, per altro necessario, che avremo un sistema di accoglienza migliore. La sfida sta nel cominciare a vedere le migrazioni non come un problema ma come un’opportunità, come un cambiamento in un mondo in continua fluttuazione. Solo così potremo dare il benvenuto garantendo il rispetto dei Diritti Umani, quando avremo imparato che muoversi è naturale, mentre vedere persone che muoiono lungo le frontiere o non trattarle con la dignità che meritano è contro natura.

* Montse Sánchez, cooperante sociale presso la ONG CEAIN