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Ancona. Ghetto in Marcia contro razzismo ed esclusione sociale

La popolazione si mobilita contro l’apertura di una sede di Casapound ribadendo il proprio rifiuto ai seminatori di odio e intolleranza

8 ottobre 2018

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Era ampiamente preventivabile che la nascita del governo guidato da Lega e Movimento 5 Stelle aprisse in Italia una nuova fase politica e sociale, sdoganando definitivamente fascisti e razzisti di ogni risma grazie anche al robusto contributo offerto dalle politiche per l’immigrazione del precedente esecutivo guidato da Paolo Gentiloni, che con il famigerato decreto Minniti aveva abbattuto l’ultimo argine di civiltà a favore di una società accogliente, solidale e inclusiva.

Di sicuro non è un’esagerazione dire che quello che si respira attualmente in tutto il Paese è un clima tremendamente simile a quello degli anni venti del Novecento. Le numerose aggressioni nei confronti dei migranti, moltiplicatesi da nord a sud nel corso degli ultimi mesi, gli atti di squadrismo ai danni di militanti antifascisti, come di recente accaduto a Bari, e persino le farse giudiziarie, come quella ha portato all’arresto del sindaco di Riace Mimmo Lucano, sono i segnali più evidenti di una grave deriva antidemocratica che rischia di travolgere tutto e tutti.

Tuttavia, di fronte a questo quadro inquietante, e pur con tutte le difficoltà del momento, la fondamentale mobilitazione e il protagonismo di movimenti e organizzazioni antirazziste sembra incoraggiare il risveglio sociale di molte coscienze, annichilite dal bombardamento mediatico che negli ultimi anni ha dipinto il fenomeno immigrazione in termini esclusivamente allarmistici, al solo scopo di alimentare paure e stereotipi spesso privi di fondatezza.

In tal senso una prova arriva da Ancona, dove sabato 6 ottobre un lungo e festoso corteo si è articolato tra le vie dei quartieri popolari e multiculturali Archi e Piano San Lazzaro, mentre a poche centinaia di metri era in corso l’inaugurazione di una nuova sede di Casapound, alla presenza del leader nazionale Simone Di Stefano.

La manifestazione, indetta da diverse realtà , ha visto sfilare centinaia di persone dietro parole d’ordine inequivocabili: chiusura immediata del covo fascista e nessuno spazio per razzismo e intolleranza nel capoluogo dorico. Insomma un netto no alla provocazione di Casapound, che per avviare la sua opera disgregatrice volta a fomentare la guerra tra poveri ha scelto proprio il quartiere meticcio di Piano San Lazzaro, dove la percentuale di cittadini stranieri residenti è di circa l’80% e, al di là della deformata lettura propagandistica della destra e dei partiti populisti, si registra un buon livello di integrazione sociale, grazie soprattutto alla presenza di numerose associazioni e di attività economiche gestite da immigrati.

Un insediamento che è stato accompagnato nei giorni precedenti dai proclami intimidatori (ma che in realtà non intimidiscono nessuno) di qualche lugubre personaggio locale dell’organizzazione neofascista, che attingendo al solito e ridicolo armamentario xenofobo si è scagliato contro ogni forma di multiculturalismo, bollando come ghetto un’intera comunità dove italiani e immigrati vivono e lavorano fianco a fianco e i loro figli frequentano le stesse scuole e gli stessi spazi ludici.

Significativa, dunque, è stata la scelta di tante persone, in larga parte abitanti dei due quartieri, che durante la sfilata del corteo si sono uniti spontaneamente ai manifestanti facendo proprio lo slogan della manifestazione, “Ghetto in Marcia contro razzismo ed esclusione sociale”, identificandosi così con l’universo di valori contestato da Casapound.

Una presa di posizione ferma, assunta nel solco della migliore tradizione antifascista che da sempre caratterizza la città, ma soprattutto una dimostrazione di forte consapevolezza in merito alla necessità di non concedere alcuna agibilità politica a chi predica l’odio razziale, anche quando, proprio come in questo caso, la loro presenza si risolve nella pura testimonianza di uno sparuto gruppo di squallidi esaltati.

Non a caso, infatti, anche sabato, come sempre avviene quando Casapound decide di organizzare iniziative ad Ancona, a dare man forte alla decina di camerati locali, sono giunti militanti da tutta Italia e in particolare dal Lazio, regione in cui, peraltro, sono tristemente noti i legami che uniscono i fascisti del terzo millennio alla criminalità organizzata in un universo di affarismo e violenza che va spazzato via dai nostri territori.

Cosa ne sarà del progetto di dichiarato da Casapound, quello di radicare il partito in città per presentarsi alle prossime elezioni amministrative, sarà solo il tempo a dirlo. Tuttavia il palese nervosismo e le scomposte dichiarazioni rilasciate dallo stesso Di Stefano ad alcuni giornalisti locali in merito all’ostilità manifestata nei loro confronti dalla città, fa propendere per l’idea che, ancora una volta, l’ennesimo tentativo di radicare un’organizzazione di estrema destra ad Ancona, come avvenuto alcuni anni fa con Forza Nuova, è destinato miseramente a fallire.