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“Chi tace è complice”: gli avvocati di Caltanissetta aderiscono alla manifestazione del 10 novembre

In un documento i legali denunciano le gravità e gli aspetti problematici del DL Immigrazione e Sicurezza

18 ottobre 2018

Pubblichiamo un documento redatto da singoli Avvocati del foro di Caltanissetta che operano nel settore Immigrazione e al quale hanno aderito diverse Associazioni e Movimenti anche al di fuori dal territorio di Caltanissetta.
Gli avvocati aderiscono e saranno presenti alla manifestazione nazionale del 10 novembre

Non possiamo non prendere posizione sul decreto Immigrazione e Sicurezza-c.d. “Decreto Salvini” approvato dal consiglio dei Ministri il 24 settembre denunciandone le gravità e gli aspetti problematici.

Il decreto prevede tra i vari punti: l’abrogazione del riconoscimento della protezione umanitaria e l’ampliamento delle possibilità e dei tempi di trattenimento nei Centri permanenti per il rimpatrio – CPR-. Viene inoltre completamente snaturato il sistema Sprar e viene introdotta una riforma della cittadinanza con misure fortemente limitative fino alla revoca della stessa.

Convinti che “chi tace è complice”, vogliamo evidenziare come un atto normativo così formulato appare in realtà tout court una legge razziale che viola la Costituzione e che si pone in totale contrasto con i diritti umani fondamentali, di cui l’Italia è sempre stata garante. E’ nostro dovere richiedere a gran voce che tale atto “disastroso” non venga convertito in legge dal Parlamento.

Diversi profili di incostituzionalità sono stati evidenziati e denunciati da più parti. Secondo il Presidente emerito della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flik, il “decreto sulla sicurezza e sui migranti” ha unificato il tema della “sicurezza” con quello dell’“immigrazione”, e l’averli messi insieme rischia di risolversi in una specie di etichetta preliminare nei confronti del migrante come di persona potenzialmente incline al crimine ed ad attentare alla sicurezza, il che vuol dire trattarlo come un diverso in modo non conforme a quanto prevede la Costituzione.
E ancora “L’idea di una revoca della cittadinanza ai soli migranti sia pure in presenza di una condanna e non come discorso generale è una misura la cui costituzionalità è molto dubbia, La cittadinanza non può essere usata come una sanzione accessoria o come un premio (sei stato bravo, ti do la cittadinanza, sei stato cattivo ti revoco la cittadinanza) perché la cittadinanza è un inserimento nella comunità che permane .Tanto è vero secondo la Costituzione “nessuno può essere privato per motivi politici della cittadinanza, del nome e della capacità giuridica ”.

Non possiamo non evidenziare i principali rischi che derivano dal testo del decreto, tra cui l’aumento dei contenziosi giudiziari, l’aumento di migranti irregolari sul territorio italiano e la cancellazione di diritti acquisiti, ponendosi nell’ottica generale l’assunto per cui “ogni immigrato è un criminale”.

E’ fondamentale far comprendere che non è negando o limitando il riconoscimento dei diritti ai cittadini stranieri che si potrà regolarizzare il fenomeno migratorio, anzi, con questo atto normativo la conseguenza che si produrrà sarà l’aumento vertiginoso e incontrollato della clandestinità.
I proclami finora diffusi circa la garanzia di massicci rimpatri altro non sono che slogan pubblicitari destituiti di qualsiasi fondamento normativo. E ciò in quanto i cittadini stranieri potranno anche accumulare una sfilza di provvedimenti di espulsione ma che non sarà possibile eseguire in assenza di identificazione da parte del paese di origine. Ecco perchè è solo costruendo rapporti di bilateralità con quei paesi che offrono garanzie di sicurezza – e rafforzando quelli già esistenti - dai quali dipende l’identificazione dei cittadini stranieri per consentire il rimpatrio lì ove sia dovuto, che potrà regolarizzarsi il fenomeno migratorio. In mancanza, l’unica conseguenza sarà l’aumento della fila di soggetti “clandestini” senza alcuna possibilità di controllo né rimpatrio.

Bisognerebbe avere il coraggio di dire che alcuni dei paesi con i quali l’Italia intrattiene già rapporti, hanno recentemente “chiuso le porte”, e che dalla nascita di questo Governo i rimpatri sono fortemente diminuiti.

E’ chiaro ed evidente che la finalità di questo decreto è non è arginare la clandestinità ma incrementarla nell’unico obiettivo di esasperare le tensioni sociali.

Anche l’ampliamento del tempo di trattenimento all’interno del CPR è ingiustificato e ciò in quanto è esteso per un periodo di gran lunga superiore a quello che sarebbe sufficiente per procedere all’identificazione dei soggetti stranieri. Ne deriva che la privazione della libertà per un tempo notevolmente più lungo altro non è che una gravissima conseguenza dell’inefficienza del sistema, e quindi una violazione inaccettabile.

Ma tra le ingiustizie di questo testo vi è anche il pregiudizio al “diritto d’asilo” e l’obbligo di lasciare il territorio nazionale per il richiedente protezione sulla base di una condanna non definitiva – per i reati richiamati nel decreto - in caso di pendenza del ricorso avverso la decisione della Commissione Territoriale. In questo modo viene cancellato uno dei principi fondatori della nostra Costituzione e del nostro Ordinamento ossia il principio di non colpevolezza fino alla condanna passata in giudicato che varrà come prerogativa riservata ai soli cittadini italiani in quanto “razza superiore”.

Con questo decreto si inaugura un “sistema di diritto” per i cittadini stranieri parallelo e diseguale al sistema di giustizia riservato agli italiani in totale spregio al principio costituzionale di non discriminazione per motivi di “razza”.
Per queste ragioni, saremo sempre pronti a prendere posizione a tutela di quei principi inviolabili e costituzionali che devono essere salvaguardati in un paese civile e in uno Stato di diritto, opponendoci agli attacchi messi in atto anche con atti legislativi .
Vogliamo, pertanto, affermare, che anche in quest’ordine di Avvocati, anche in questa città c’è chi, aderendo alla mobilitazione nazionale, dice no al razzismo e a tutti quegli atti di legge che non tutelano l’essere umano in sé per sé considerato, rischiando di tornare indietro di ben ottant’anni.

Ci associamo agli appelli lanciati da diversi organismi e organizzazioni affinché singoli, istituzioni, amministrazioni, associazioni, ONG facciano il possibile per costruire mobilitazioni e opporsi a questi provvedimenti, e chiediamo l’adesione al presente documento.

Anche noi vogliamo lanciare un appello agli organi istituzionali: se in una società civile l’applicazione di una legge porta a risultati ingiusti, iniqui, a trattamenti improntati alla disuguaglianza e disparità allora bisognerà fare richiamo a quei principi di diritto che in nome di un bene superiore andranno applicati in maniera prioritaria.

Questo è un dovere morale e istituzionale per assicurare giustizia.

- Per aderire al documento: delia.perricone@virgilio.it