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Quattro annotazioni doverose sulle carovane migranti

Arpas/Democratizando la palabra - 9 novembre 2018

18 novembre 2018

- Link all’articolo originale (ESP)

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Vi proponiamo la traduzione di questo articolo dell’associazione salvadoregna Arpas/Democratizando la palabra [1]

Quattro annotazioni doverose sulle carovane migranti

Primo: le tesi cospirazioniste avanzate da alcuni giornalisti, analisti, politici e funzionari - di destra e di sinistra - sono ridicole

Secondo questi brillanti opinion-leaders, le carovane dei migranti centroamericani sarebbero manipolate o risponderebbero a più di una cospirazione machiavellica alimentata dal presidente venezuelano Nicolás Maduro, dall’ex speculatore finanziario George Soros o, magari, chissà dal governante statunitense Donald Trump.

I predicatori di queste teorie cospirazioniste sembrano dimenticare che le migliaia di compatrioti (donne, uomini, bambini, giovanissimi) stanno fuggendo dalla violenza, dalla povertà e dalla mancanza di opportunità dell’Honduras, del Guatemala e de El Salvador, paesi in cui la fanno da padrone modelli economici neoliberisti artefici di marginalizzazione ed esclusione di vasti settori della popolazione, mentre un gruppo ristretto fatto di famiglie di oligarchi, grandi imprese e multinazionali accentra in sé la ricchezza.

Secondo: le carovane non sono un fenomeno recente

Quanti paiono sorpresi dinanzi alle carovane negano che la migrazione delle popolazioni hondureña, guatemalteca e salvadoreña ci sia sempre stata - seppur in forma latente -, perché le cause del fenomeno non sono affatto nuove. I popoli centroamericani hanno sofferto decenni di fame, violenza e disoccupazione.

La novità è che ora i migranti hanno deciso di muoversi in massa, in modo visibile e coordinato per aiutarsi e proteggersi a vicenda. Solo così evitano di pagare i c.d. “coyote”, di essere arrestati dalla polizia dell’immigrazione o di essere aggrediti, violati, sequestrati o uccisi dalle bande criminali. Perché questo accadeva quando viaggiavano da soli o in piccoli gruppi.

Terzo: chi sono i responsabili di questo esodo, di questo crocevia di migliaia di migranti?

Chi sta “dietro le quinte” a generare queste carovane sono i governi - attuali e precedenti - di Honduras, Guatemala ed El Salvador, che hanno imposto, mantenuto o non smantellato i modelli neoliberisti, così come le élite oligarchiche e le multinazionali che fanno profitti proprio grazie a quelle politiche generatrici di miseria, violenza, degrado ambientale, etc…. .

Allo stesso modo ne sono responsabili i governi degli Stati Uniti, che attraverso gli organismi finanziari (FMI e Banca Mondiale), le loro ambasciate e le loro multinazionali hanno esercitato pressioni affinché fossero implementati gli aggiustamenti di matrice neoliberista, spalleggiando i governi e le oligarchie centroamericane.

Questo è ampiamente dimostrato in Honduras: il governo statunitense promosse o comunque tollerò il colpo di stato contro il presidente moderato/riformista Manuel Zelaya, riconoscendo la vergognosa elezione truccata di Juan Orlando Hernández, un presidente-fantoccio finanziato dalle mafie e il cui governo ha inabissato il paese in una grave crisi politica, economica e sociale.

Quarto: È piuttosto penoso il fatto che, nonostante le carovane, la migrazione e le sue cause non costituiscano un tema centrale nell’attuale campagna elettorale del paese (El Salvador, n.d.T.).

E questo anche se tutti i candidati alla presidenza hanno in vari modi a che fare con la questione: uno è stato Ministro degli Esteri per quasi un decennio (Hugo Martínez, FMLN), un altro gode di un’ampia base elettorale e di sostegno finanziario proprio dalla diaspora (Hugo Martínez, FMLN), un altro ancora è diventato un imprenditore negli Stati Uniti (Joshua Alvarado, VAMOS), mentre l’ultimo ha studiato negli USA e parla l’inglese perfino meglio dello spagnolo (Carlos Calleja, ARENA/PCN/PDC).

Nessuno parla di smantellare il neoliberismo, di redistribuire la ricchezza attraverso una riforma fiscale progressiva per la quale “paghi di più chi ha di più”, di portare i salari ad un livello dignitoso, di combattere seriamente la corruzione, di ri-nazionalizzare le pensioni e le altre misure che, nell’ottica di una riforma strutturale, genererebbero quelle condizioni di vita degna per le quali le persone non sarebbero più costrette a unirsi in carovane migranti.