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A Padova inizia il #pacchiatour

22 novembre 2018

C’è chi dice che la pacchia è finita.
Noi francamente, siamo stufi di sentire politici parlare di pacchia, disinformando e generando odio e razzismo. Ci chiediamo quale idea di pacchia abbiano, soprattutto quando i soggetti interessati sono migranti, poveri o altre categorie cosiddette "vulnerabili".

Probabilmente la pacchia che intendono è quella di ventenni che, dopo mesi di viaggio nelle condizioni più terribili, dopo essere sopravvissuti a quello che è il più grande cimitero al mondo (il mar Mediterraneo), arrivano in Europa e vedono le proprie vite messe in pausa, in attesa di verdetti che stabiliscono il diritto rimanere o meno, senza la possibilità di ampliare le proprie conoscenze o perseguire quel pieno sviluppo della persona umana, diritto riconosciuto dall’articolo 3 della nostra Costituzione.

Forse ancora, è quella di migliaia di ragazze e donne che dopo violenze e stupri, incastrate nel commercio della tratta, subiscono ulteriore discriminazione una volta arrivate in Italia, in quanto non solo migranti ma anche puttane, in un paese che ha tutta una serie di difficoltà nel tutelare adeguatamente sex workers e pensare percorsi di fuoriuscita degni.

O forse ancora è quella di chi, una volta superate le mille trafile burocratiche che pongono a attenta e minuziosa analisi la propria vita passata, ottiene un permesso e si ritrova escluso dalla rete dell’accoglienza, in cerca di un reddito e di un tetto all’interno di un mercato della casa e del lavoro neanche troppo velatamente razzista, avendo come unica e ultima soluzione accattonaggio e occupazione.
Forse ci sono troppi esempi di come questa pacchia, questa guerra imposta agli ultimi su briciole, sia un po’ troppo strumentale a alcuni, richiamandosi al vecchio divide et impera.

Bene, forse è ora di pretendere un po’ di pacchia per tutti, ovvero delle garanzie e dei diritti che possano soddisfare i bisogni primari di tutte e tutti, senza discriminazione alcuna, altrimenti quelli che si vanno a costruire altro non sono che privilegi. Queste garanzie e questi diritti dovrebbero mirare a assicurare casa, reddito, lavoro, salute, formazione, opportunità e prospettive, questo in maniera universale e incondizionata.

I contenuti del Decreto Sicurezza e Immigrazione del Ministro dell’Interno Salvini non fanno altro che togliere garanzie, togliere diritti: detto altrimenti creare esclusione. Pensiamo che aumentare l’esclusione sociale sia la prima causa dell’illegalità, illegalità diffusa che genera insicurezza, insicurezza che immediatamente diventa problema di ordine pubblico da risolvere con soluzioni repressive e poliziesche. Ecco a questa narrazione, forse, contrapponiamone un’altra: lavoriamo sull’esclusione sociale, aboliamo le politiche che la incrementano e realizziamo percorsi che mirano all’inclusione.
Inclusione significa estendere il più possibile diritti e garanzie. Ovvero se secondo alcuni, diritti e garanzie sono pacchia, sarà pacchia per tutte e tutti.

Per questo, durante questi giorni, la Pacchia sarà in mezzo a noi, davanti a luoghi simbolici di questa esclusione messa in campo da politiche razziste e discriminatorie. La Pacchia reclamerà residenza, lavoro, reddito, case, salute e ogni garanzia sociale per vivere e non sopravvivere per tutte e tutti: migranti, italiani, studenti, lavoratori, disoccupati, saltimbanchi e mangiafuoco.
Seguiteci!

La Pacchia è qui in città e ora si prenderà tutto!
La Pacchia continua!