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A Senigallia il consiglio comunale respinge la proposta della Lega per escludere i migranti dalle graduatorie per gli alloggi popolari

27 novembre 2018

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Dal mare di intolleranza che sta sommergendo da tempo l’Italia, di tanto in tanto affiora qualche piccola isola di speranza, buona al momento per riprendere fiato, ma anche per restituire fiducia e coraggio a coloro che, nonostante tutto, rifiutano la resa al “Salvini-pensiero” e continuano a crede nell’idea di una società accogliente e solidale.

Stiamo parlando di Senigallia, dove di recente la maggioranza di centrosinistra in consiglio comunale ha respinto una proposta di delibera avanzata dal gruppo della Lega Nord che avrebbe potuto creare un nuovo caso Lodi. In riva all’Adriatico, però, anziché i servizi scolastici, a finire nel mirino degli “uomini verdi” sono state le graduatorie per l’assegnazione delle case popolari e, in particolare, l’alta presenza di famiglie straniere tra le prime posizioni.

Un tema particolarmente delicato e sensibile, di quelli attraverso cui è facilissimo capitalizzare consensi soffiando sul fuoco del razzismo e della xenofobia che alimenta la guerra tra ultimi, gli italiani che fanno sempre più fatica ad accedere al diritto alla casa, e gli ultimissimi, i migranti per i quali l’abitazione appare spesso
addirittura un miraggio.
Così, anche a Senigallia, come già avvenuto in altre parti d’Italia, i leghisti non hanno perso tempo a mettere in campo la loro solita infida strategia, ovvero ingannare le persone facendo credere che sia giusto far parti uguali tra diseguali. Evocando e rivendicando come requisito fondamentale l’uguaglianza di diritti tra italiani e stranieri, la proposta presentata dal consigliere della Lega Nord mirava all’introduzione di una pseudo norma volta a imporre ai richiedenti alloggio stranieri, come avviene per gli italiani, una certificazione prodotta da consolati o ambasciate per attestare ai fini dell’Isee la non proprietà di beni immobili nei propri Paesi di origine, in luogo di un’autocertificazione.

Un principio che, al di là dell’apparenza su cui scommette la Lega, non ha nulla di equo, perché di fatto avrebbe obbligato i migranti a certificare ciò che per molti di loro non è certificabile. Infatti, non è difficile comprendere come per la stragrande maggioranza delle persone provenienti da paesi africani e asiatici - paesi in gran parte sprovvisti di strutture equiparabili ai nostri uffici catastali - risulti praticamente impossibile produrre la documentazione richiesta, con la conseguenza di essere estromessi dalle graduatorie per l’alloggio popolare.
Una discriminazione bella e buona non solo tra popolazione autoctona e stranieri, ma anche tra stranieri e stranieri, e precisamente tra quelli provenienti da paesi in grado di fornire la documentazione richiesta e quelli invece impossibilitati.

Tuttavia va detto che per fortuna, o forse sarebbe meglio dire per cultura, c’è ancora chi, evitando di rispondere sempre e solo alla pancia prova a parlare alla testa dei propri concittadini, tentando di far capire che più si negano i diritti e più si sminuisce il valore dell’accoglienza, più difficile risulterà costruire modelli di integrazione vera, stabile e duratura.
In questo senso, il consiglio comunale di Senigallia non ha fatto altro che respingere la proposta leghista esattamente per ciò che era: un atto di razzismo istituzionale, finalizzato come sempre a disgregare la comunità.

A spiegare il senso di quel voto contrario è stato proprio il sindaco di Senigallia, Maurizio Mangialardi:

La proposta non è stata bocciata perché presentata dalla Lega, come sostiene il loro rappresentante in consiglio, ma semplicemente perché l’abbiamo ritenuta iniqua e profondamente discriminatoria,

volta solamente a escludere i migranti dalle graduatorie per l’assegnazione delle case popolari. Provvedimenti del genere sono in discussione in moltissimi consigli comunali e, purtroppo, spesso c’è chi per calcolo elettorale tergiversa e si arrocca su posizioni più prudenti. Io invece credo, e di conseguenza agisco, che su questi temi non bisogna essere prudenti, penso che i soggetti più deboli vadano tutelati, anche a discapito del consenso. Lo faccio perché provo a guardare al disegno complessivo che la Lega e i suoi alleati di governo stanno delineando per il futuro del nostro Paese, e quel che vedo non solo non mi piace, mi inquieta. Molte volte di fronte alle grandi tragedie della storia ci chiediamo: come è stato possibile? Ecco, non vorrei che in futuro ci sia qualcuno a doversi porre una analoga domanda in riferimento alla nostra epoca ”.

Molto netto anche l’assessore comunale al Welfare Carlo Girolametti, che evidenzia il carattere propagandistico, ma non per questo meno pericoloso della proposta leghista: “Anche risalendo tramite il consolato a una abitazione di proprietà, chi dovrebbe calcolare la rendita catastale da inserire nella dichiarazione Isee? Ma se per assurdo fosse possibile acquisirla, la normativa italiana prevede una franchigia di 7000 euro sul valore della casa e la rendita catastale per abitazioni anche intorno a 20.000 euro è irrisoria, certamente non tale da determinare anche lievi spostamenti in graduatoria. E poi, chi affronta viaggi in condizioni disumane, è credibile che possegga case da decine di migliaia di euro nel proprio paese? Sulla politica dell’odio i partiti come la Lega sono cresciuti, ma a un prezzo molto elevato che stiamo pagando tutti: il peggioramento della qualità delle relazioni umane che riguarda tutti noi, italiani e non”.