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Festival delle Migrazioni. Il viaggio dei migranti, il Decreto sicurezza: diritti alla meta, diritti a metà?

Vito D’Ambrosio

4 dicembre 2018

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Il Decreto Sicurezza è stato licenziato dal senato mercoledì 28 novembre 2018. La nuova legge a marchio Matteo Salvini, vice presidente del consiglio e Ministro degli Interni, in quaranta articoli sancisce disposizioni sulla sicurezza urbana, stanziamenti per le forze di polizia, utilizzo sperimentale del ‘taser’ (pistola elettrica). Introduce il reato di blocco stradale, il controllo sui noleggi di camion e furgoni (prevenzione di eventuali atti di terrorismo islamico come avvenne a Berlino, Nizza, Barcellona). Altre norme sono rivolte al contrasto alle mafie. Soprattutto questa legge mette mano al tema immigrazione con un combinato disposto di articoli che stanno facendo molto discutere.

Sabato primo dicembre. Un treno per Oulx parte da Torino Porta Nuova alle 14,15 precise. Corre abbastanza veloce verso la Valle di Susa e alle 15,27 trionfante ed in orario arriva in stazione. I viaggiatori non sono tanti. C’è il sole e il freddo non è ancora pungente. Le scarpette verdi di un ragazzo nero che scende dal treno per adesso gli possono bastare per arrivare al vicino centro di accoglienza. Con lui sono una dozzina arrivati fin qua. Non sono attrezzati per stare in montagna e per qualcuno sembra la sua prima volta. Non sono turisti: cercano il passaggio a nordovest. Andare in Francia è l’obiettivo.

Probabilmente oltre le montagne ci sono parenti, amici e conoscenze che possono aiutarli a ricostruire un futuro. È noto: la Gendarmerie francese ostacola il transito fino a compiere veri e propri abusi. La questione è grave e pericolosa. Nelle pieghe di questo difficile ‘passaggio’ e nel conflitto tra migranti e polizia di frontiera giocata l’inverno scorso il risultato è stato disvelato questa estate con il ritrovamento nei sentieri impervi delle montagne circostanti dei corpi stroncati dal freddo di tre giovani che ‘ci hanno provato’.

Le amministrazioni di Oulx, Bardonecchia e Claviere e in generale il comprensorio dell’Alta valle di Susa, hanno deciso di fare fronte comune a questa che è una enorme contraddizione.

In questa necessità i sindaci sono in prima fila nel gestire il flusso di persone. Sono loro i più perplessi sulle nuove norme: “Il tema degli invisibili, sostiene il sindaco di Oulx, Paolo De Marchis, è il grande problema e riguarda tutti noi”. E ancora: “La legalità è uno strumento per la giustizia. Se c’è una legge sbagliata potrebbe arrivare il momento della contestazione”. L’orecchio è teso all’arrivo delle persone, alla necessità di proteggerli e di accoglierli. “Il nostro primo obiettivo, dice il sindaco di Bardonecchia, Francesco Avato, è quello di non mettere a rischio la vita delle persone”. E ancora: “Noi rappresentiamo lo Stato e noi continueremo a fare un lavoro di riassetto degli equilibri migliorando il sistema, la nostra attività e l’organizzazione”. Pragmatici, attivi, concreti e solidali.

Ad Oulx è allestito nei pressi della stazione ferroviaria un punto di accoglienza in una struttura dei Salesiani. Dieci posti letti, una cucina, bagni “per evitare che i migranti dormano per strada o nei boschi con l’inverno alle porte”. Analoghi strumenti a Bardonecchia, strutture mobili della Croce Rossa a Calviere.

Ma la Valle di Susa era già in prima linea l’anno scorso quando il fenomeno era esploso a Bardonecchia. Qui la rete solidaristica ha messo insieme anime dai volti diversi: dalle associazioni di derivazione religiosa agli scout; dai centri sociali agli amministratori locali; i servizi sociali e il Terzo settore. Si tratta di una grande rete solidale che ha varcato il confine unendosi e creando collaborazione con il mondo solidale francese.

Un impegno che spiega Silvia Massara esponente di ‘Voci della cooperazione diffusa’, “È un lavoro di rete che ha messo insieme associazioni al di là ed al di qua della frontiera. È una rete che comunica e che ha come obiettivo la tutela della vita e della salute e vuole prendersi cura delle persone”. Dice Silvia che questi obiettivi sono patrimonio comune con la rete francese di Briançon.

Centocinquanta metri oltre la casa Salesiana, a dimostrazione della necessità di condividere, capire, sensibilizzare, il Comune di Oulx ha ospitato il ‘Festival delle Migrazioni: siediti vicino a me’. È la versione invernale di un analogo evento svoltosi a settembre a Torino e con grande partecipazione. Siamo nei locali dell’Istituto di Istruzione Superiore Statale ‘Luigi Des Ambrois’. Molte le iniziative conviviali, artistiche e seminariali che si sono alternate nella giornata.

Tra le tante segnaliamo due eventi. Un dibattito dal titolo ‘Valle di Susa: i nostri modelli di accoglienza” che ha proposto, per l’appunto, l’esperienza dei sindaci della Valle coinvolti nell’accoglienza. Un secondo incontro ha riflettuto sul tema dei diritti delle persone. In tutti e due le assemblee il convitato di pietra è stato il Decreto sicurezza.

Un decreto che “Ci preoccupa perché sta demolendo il sistema di accoglienza che funzionava e togliendo la protezione umanitaria si produrrà un aumento dei clandestini”. Così Pietro Gorza, antropologo che ha animato il dibattito sui diritti e che ha sottolineato come “Di questa valle dobbiamo mettere in risalto i fatti positivi. Questo territorio si muove in modo corale: Caritas, anarchici, associazioni, volontariato, Carabinieri, Enti locali si sono tutti dati da fare per alleviare le fatiche dei migranti. Qui in Valle di Susa c’è una Italia bella che non ha paura”.

Questo governo ha dichiarato guerra ai migranti e a chi fa accoglienza” lo dice Alberto Mossino presidente di PIAM Onlus e operatore sociale in quel di Asti. Secondo lui “Le migrazioni e l’accoglienza sono parte dello sviluppo locale. Se tagliamo le migrazioni il territorio non regge”. Il riferimento ai lavori agricoli è evidente. Quest’anno nelle belle zone di produzioni vinicola delle Langhe e del Monferrato nella vendemmia sono venuti meno la manovalanza dell’est che negli anni passati era sempre presente. Ora sono cambiati gli equilibri e le persone si sono spostati in altri paesi dove si guadagna di più. Dice Mossino che solo l’utilizzo dei migranti ha risolto un problema che poteva compromettere la produzione vinicola.
Questo territori ha fatto quanto era nelle sue possibilità. Cosa faremo domani? Dobbiamo parlarci e studiare bene la nuova legge e trovare un nuovo modo per resistere a tutto questo”. È la strategia proposta da Barbara Mauri, responsabile Area Minori e Famiglia del Con.I.S.A. Valle di Susa, il consorzio intercomunale socio assistenziale.

Operando in un contesto complesso il pensiero dell’avvocatessa Laura Martinelli dell’ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione) corre al Decreto Sicurezza e sottolinea le tante incostituzionalità della norma voluta da Salvini. Inoltre, argomenta Martinelli, nell’articolato del dispositivo emerge prepotente “la precarizzazione della situazione dei migranti”. Sostiene che “le persone che non hanno più un riconoscimento di rifugiato entrano in un limbo ed è per questo motivo che vogliono scappare”. Infatti la “protezione umanitaria copriva una ampia parte del sistema di accoglienza ed ora non esiste più”. In sostanza, conclude l’avvocatessa, “Nel giro di un anno il numero di illegali è destinato oggettivamente a crescere”, con buona pace per la sicurezza.

Un paese come l’Italia che conosce l’emigrazione non “Dovrebbe gestire il fenomeno come un fatto emergenziale. È sbagliato!”. A dirlo è Coly Souleymane, economista e mediatore culturale. Senegalese, da quindici anni in Italia. Il suo è un punto di vista prezioso visto che arriva da un paese, il Senegal, che ha un saldo tra emigranti ed immigrati positivo gestendo questo fenomeno con politiche ‘normali’ occupandosi anche del rimpatrio di chi vuole tornare a casa tema che qui, in queste norme, non è nemmeno preso in considerazione.

Gli slogan ‘prima gli italiani’ o ’padroni a casa nostra’ “non solo sono razzisti e rivoltanti ma sono proprio sbagliati concettualmente: l’Europa si avvia verso una democrazia internazionale ed una nazionalità europea”. Lo spiega Umberto Morelli professore ordinario di Storia dell’Europa. Ma aggiunge che in questo momento stiamo “Tornando ai confini e il capro espiatorio è l’immigrato”. Sostiene la tesi altri studiosi che indicavano l’idea “Della cittadinanza europea ai rifugiati”. Cosa impedisce tutto questo? “Un fatto culturale che, dice Morelli, è dentro di noi, nel nostro cervello. Pensiamo allo stato nazionale ma non è più così, il mondo è un villaggio globale. Se questo pensiero prevale, prevale la guerra”. Tra Oulx e Briançon l’idea di cittadinanza cosmopolitica e globale è già realtà e va oltre le disposizioni degli stati dando retta alle necessità di restare umani.

A sera è la musica dei Kora Beat che riscalda gli animi. Fuori la temperatura è scesa sotto lo zero. Duecento metri più in là con l’ultimo treno che arriva da Torino è sicuro che un altro ragazzo con le scarpe di tela sta arrivando alla stazione di Oulx cercando il suo passaggio di Nordovest.