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Con l’arrivo di “Capitan junior” in che direzione va il Trentino?

Le prime mosse di Fugatti tra nuovo razzismo istituzionale e ordinari episodi di discriminazione

9 dicembre 2018

Di Daniel Bekele, Centro sociale Bruno

Attraversiamo un periodo dove il ministro degli interni Salvini o “Il capitano” (come viene chiamato dal “suo” popolo) cavalca comodamente la cresta dell’onda.

Si può, senza nessuna ombra di dubbio, affermare: è l’uomo più forte del momento. Se lo gode anche al massimo dimostrando ogni volta che lui è l’uomo potente.
Tutte le volte ci indigniamo per dichiarazioni offensive o le sue politiche repressive che prendono sempre di mira il nemico, “il clandestino. La strategia è sempre la stessa. Consiste nel creare a tavolino un problema per poi montarlo mediaticamente incutendo timore alla gente. Di conseguenza si propone la soluzione che salvi la situazione e lo faccia passare come il salvatore della patria.

Beh, che novità! Appunto qui l’intento non è di appropriarsi la primogenitura di questa “formula”. Però, ahimè, molta gente ci casca. È una strategia che fa presa e su cui il “Capitano” ha basato tutta la sua campagna elettorale (di odio). Una campagna che terminerà alle elezioni europee quando forse diventerà l’unico uomo al comando? Ma su questo staremo a vedere, solo il tempo ci saprà dire.

Un altro dato di fatto è che l’opposizione parlamentare (sì, quella parte che in teoria dovrebbe reagire e provare a fermalo) è in apnea, schiacciata da quell’onda, in totale confusione e disorientamento. Ogni tanto fa capolino senza fare nulla di concreto e viene schiacciata nuovamente.

Detto ciò spostiamo un attimo l’attenzione sul Trentino e su quello che è accaduto - e sta accadendo - nelle ultime settimane. Il neo eletto presidente leghista della Provincia, pochi giorni dopo che si è insediato sulla poltrona, ha assunto subito la postura del capitano Salvini. Ci ha fatto capire in modo esplicito che la bussola della sua nave indica quella direzione, segue le orme tracciate dal suo leader e che qui - nel piccolo contesto provinciale - l’uomo forte è lui.

Il 20 novembre 2018 esce una notizia che ha sconvolto molti. Il presidente Maurizio Fugatti, alias "Capitan junior", ordina che il servizio di vitto e alloggio messo a disposizione per 40 richiedenti asilo – molti pachistani – sia sospeso. Queste persone, giunte a Trento via terra a differenza di quelle che sono state trasferite dopo gli sbarchi dal ministero degli interni, erano state inserite in un progetto finanziato dal Comune di Trento (con fondi stanziati dallo Stato) in una struttura della Provincia. Una decisione che ha lasciato molti allibiti e indignati ed è apparsa come la prima prova di forza per far vedere al suo elettorato e al resto della popolazione che la musica è cambiata, insomma che la "pacchia è finita". Capitan jr spiega così la sua ragione in un’intervista: “Siccome la gran parte sono pachistani, i pachistani diciamo che si attirano l’un con l’altro perché sono familiari tra di loro, il rischio è che se noi procediamo così nelle prossime settimane arrivano degli altri”. Quindi c’era un altissimo rischio dell’invasione pachistana e Capitan jr è intervenuto per evitarla.

L’altro tema che gli sta a cuore è la sicurezza e ha agito subito stanziando 50 mila euro per mettere delle guardie armate nei dintorni delle chiese cittadine perché si vuole “garantire l’ingresso ai fedeli”. Una procedura che vorrebbe poi allargare anche ai treni e agli autobus. Non solo, i capitreno e gli autisti verranno muniti di spray anti-aggressione.

Un’altra caratteristica di questa Giunta riguarda la preoccupazione per i crocifissi e i presepi. Sicuramente un problema prioritario rispetto agli altri reali presenti nel territorio. Tutto ciò perché si vuole salvaguardare i “valori cristiani, universali e di amore”. In una lettera spedita negli scorsi giorni ai dirigenti degli enti pubblici precisa che: “occorre trasmettere alle nuove generazione la consapevolezza del proprio passato e delle proprie radici, consapevolezza senza la quale ben difficilmente si possono sviluppare processi di integrazione”.
Ecco, quando proprio lui parla di processi di integrazione, dopo che ha spedito come un pacchetto 20 richiedenti asilo in un’altra regione, cascano le braccia a chiunque. La contraddizione è evidente. Anche a quelli come me che non sono conoscitori della Bibbia e non sono cristiani praticanti. Tutto è buono per condire sterili slogan: Natale, presepi, sicurezza, vigilantes, tradizione…

Infine, vorrei concludere con una notizia uscita su un giornale on line locale che riguarda un ragazzo che ho conosciuto ai tempi dell’università. Il quale - proveniente dal Congo e nero - si trovava nei pressi di una casetta dei mercatini di Natale a bere un vin brulè con due amici. Finché non sono arrivati due uomini della sicurezza che si sono avvicinati per accertare che non stesse infastidendo i due ragazzi. “Mi sono venuti incontro. (..) senza rivolgermi la parola (una guardia ndr) ha chiesto ai miei due amici: ‘Lo conoscete? Sta con voi?’. Loro hanno risposto: ‘Sì, perché? C’è qualche problema?’ e allora il tizio ha spiegato: ’Pensavo vi stesse disturbando, sapete c’è gente che gira a chiedere soldi qui”. Episodio gravissimo e triste!

A mio avviso però, da un altro lato, non ci trovo nessuna novità. Cioè, episodi di questo tipo, xenofobi, pieni di odio e ignoranza, succedevano anche prima pure a Trento, città che si è sempre definita accogliente e aperta. Molti ne sanno qualcosa ma pochi ti credevano quando glielo raccontavi. O facevano finta di ascoltarti e poi passavi come “l’esagerato, anche se fosse così sarà uno su mille”.

La differenza è che oggi questi personaggi si sentono legittimati e autorizzati a discriminare apertamente. Come se essere nero fosse un reato, o possa destare sospetto o addirittura essere associato a colui che chiede l’elemosina (che non può mai essere un reato), spaccia o delinque. Ecco a cosa ha portato l’indifferenza e il non saper cogliere i segnali di questi ultimi anni. Bisogna fermare subito questa gente. Sarebbe ora che ce ne accorgessimo tutti.

D’altro canto, molte persone si stanno mobilitando dal basso dimostrando già da subito la loro contrarietà a questo tipo di politiche e azioni. Rifiutano la vulgata che usa gli immigrati come capro espiatorio e oggetto di becera propaganda. Insomma, in questo momento, sia a livello locale sia nazionale, vi sono cittadini/e che si muovono e non si fanno travolgere dall’onda dell’odio. Non sono poche, si organizzano e creano reti di mutualismo, assemblee antirazziste, sportelli legali e scuole d’italiano, immaginano percorsi per resistere e disobbedire all’ultima legge razziale del governo. Hanno dato prova di essere #indivisibili alla manifestazione del 10 novembre, hanno preso parola nel corteo femminista del 24 novembre. A Trento hanno costruito da agosto un percorso antirazzista plurale e ampio, i cortei antirazzisti e in difesa di Mimmo Lucano e Riace hanno riempito piazze e strade, le occasioni di incontro hanno riempito le sale comunali come è successo giovedì scorso quando circa 120 persone hanno partecipato al dibattito sulla legge Salvini [1].
Tutto ciò è molto importante ma va visto come un determinato punto di partenza. Di strada, per togliere consenso ai piccoli uomini che si credono grandi capitani, ne abbiamo ancora molta da fare.