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In Trentino la giunta leghista taglia i servizi basilari dei progetti d’accoglienza

Alcune considerazioni del Comitato per la Pace e i Diritti Umani di Rovereto e dell’Osservatorio sul Campo di Marco

14 dicembre 2018

‘’La sicurezza, bisogno primario dell’uomo, è un sentimento che può nascere solo da legami di fiducia, dal senso di comunità e non dall’odio e dall’espulsione di chi è diverso’’.

Rovereto - I cittadini e le associazioni del Comitato per la Pace e i Diritti Umani di Rovereto e dell’Osservatorio sul Campo di Marco, esprimono il loro sconcerto e la loro preoccupazione per la decisione del Presidente della Provincia Autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, che ha stabilito – in base alle disposizioni del Ministero dell’Interno – il taglio o la riduzione, entro poche settimane, dei servizi che in questi anni hanno indubbiamente ottenuto eccellenti risultati nell’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale.

Dal comunicato diffuso recentemente dal dirigente generale, dott. Silvio Fedrigotti, emerge che verranno drasticamente ridotti indispensabili servizi. Inoltre non verranno più effettuati corsi di lingua e cultura italiana, orientamento al lavoro, relazioni di unità e anche sostegno psicologico.

Proprio su questo sostegno psicologico noi vorremmo soffermarci. Le persone riconosciute vulnerabili perché mostrano i segni e i disturbi provocati dai gravi traumi subiti (sfruttamento, violenze e aggressioni di varia natura compresa quella sessuale, malnutrizione, impossibilità di essere curati, umiliazioni psicofisiche, detenzione e respingimenti) richiedono indiscutibilmente interventi di assistenza, riabilitazione e cure adeguate.

E’ bene considerare che molte persone, per motivi di carattere umanitario, hanno legittimamente ottenuto il diritto a soggiornare nel nostro paese. Tali motivi corrispondono ad obblighi di protezione determinati dalle nostre norme costituzionali, da convenzioni internazionali e dai trattati per il riconoscimento dei diritti umani.

Evidenziamo che studi di psico-traumatologia hanno dimostrato come le percentuali più elevate e le forme acute di disturbo da stress post-traumatico si riscontrino là dove le persone vulnerabili, nel paese ospitante, non trovino forme adeguate e rassicuranti di accoglienza o arrivino a subire una forma di ri-traumatizzazione per trattamenti inumani e degradanti, nonché per la detenzione in centri di espulsione.

Il decreto Sicurezza annullerà anche ogni forma di tutela per queste persone, esacerbando le loro condizioni psicofisiche e provocando gravi ricadute che potranno coinvolgere il contesto sociale prossimale.
Si rischia così di annullare ogni sforzo affrontato insieme a loro per avviarsi verso una nuova necessaria speranza di vita.

La cancellazione di forme di cura e tutela per “offrire nuova speranza di vita” è un forte sconcerto anche per coloro che, con impegno e dedizione, hanno operato, ottenendo esiti positivi, sia come incaricati dalle istituzioni provinciali che come volontari, e ora dovrebbero adeguarsi a tali disposizioni.

Ad ogni modo le conseguenze di queste decisioni sarebbero molteplici, non ultime le possibilità di occupazione da parte di centinaia di operatori del settore finora espletate.

L’unica certezza è che così non sarà possibile nessuna protezione e nessuna sicurezza per i cittadini e ancor meno per i richiedenti asilo.