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Respingimenti al confine tra Bosnia e Croazia: le PROVE audio e video

di Border Violence Monitoring, traduzione a cura di APS Lungo la rotta balcanica

17 dicembre 2018

- Link all’articolo originale (ENG) e alla traduzione

Il nostro database contiene ormai più di 150 rapporti di respingimento dal confine bosniaco-croato. Alla luce di questa cifra sembra difficile negare questa pratica illegale di espulsioni collettive di persone in cerca di protezione, perpetrate dalla polizia croata e spesso accompagnate da violenza.

Le persone che fanno ritorno dal confine con braccia o gambe rotte, con occhi sanguinanti o segni di percosse di manganelli sulla schiena, non sono casi isolati. Le loro ferite e testimonianze dimostrano pratiche indiscutibilmente istituzionalizzate e applicate con sistematicità - anche se il Ministro dell’Interno croato [1] continua a negare queste accuse e preferisce invece accusare i rifugiati di autolesionismo [2].

Nel frattempo, molti media internazionali hanno parlato di questo argomento e riportato quanto sta avvenendo al confine croato-bosniaco. Il Guardian, ad esempio, ha recentemente pubblicato un video che mostra un rifugiato che con molte ferite sanguinanti subito dopo essere stato respinto [3]. Tuttavia, per qualche ragione, finora le prove disponibili non erano state sufficienti per ritenere responsabili le istituzioni. Il nuovo materiale video fornito a Border Violence Monitoring da un gruppo anonimo dovrebbe ora colmare questa lacuna nelle prove.

Il materiale video dimostra i respingimenti illegali dalla Croazia

Il 20 novembre abbiamo ricevuto una lettera contenente un’ampia documentazione video dalla zona di confine bosniaco-croata. Per motivi di sicurezza, gli stessi informatori preferiscono rimanere anonimi; tuttavia, per l’ampiezza e per la precisione del materiale in accordo con altri rapporti, lo consideriamo autentico. Il filmato è stato ripreso da telecamere nascoste in una foresta vicino a Lohovo, Bosnia-Erzegovina, (coordinate 44.7316124, 15.9133454) tra il 29 settembre e il 10 ottobre 2018 e mostra 54 respingimenti.


Almeno 350 rifugiati, tra cui bambini piccoli, minori e donne, possono essere chiaramente visti nelle registrazioni video come vittime di questi respingimenti, che avvengono più volte al giorno e durante la notte. Se si verificano con la stessa frequenza con cui sono avvenuti nelle riprese, il numero di respingimenti in quel solo valico di frontiera supera i 150 al mese. Per la prima volta, il materiale può dimostrare in modo inequivocabile che la polizia croata conduce sistematicamente espulsioni collettive sul territorio bosniaco.

Nel rapporto del gruppo che accompagna il materiale si legge:

Questi respingimenti non vengono effettuati presso un posto di controllo ufficiale di frontiera e avvengono senza la presenza di funzionari bosniaci, pertanto sono illegali. Inoltre, la documentazione di varie ONG suggerisce che in precedenza le domande di asilo dei rifugiati sono state ignorate”.

Queste espulsioni oltre la frontiera non seguono procedure formali di rimpatrio [4] e non possono quindi essere giustificate con l’accordo di riammissione del 2007 tra l’UE e la Bosnia. L’unico modo legale per rimpatriare le persone sarebbe attraverso la procedura di riammissione al valico di frontiera ufficiale dopo che una domanda di riammissione è stata presentata alle autorità bosniache.

La prova di molteplici reati

In caso di mancato rispetto di tali procedure, gli agenti di polizia coinvolti violano il diritto internazionale, in particolare il divieto di espulsioni collettive di cui all’articolo 4 del quarto protocollo aggiuntivo alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo [5] e all’articolo 19 della Carta europea dei diritti fondamentali [6]. Analogamente, il diritto d’asilo, come stabilito dalla Convenzione di Ginevra sui rifugiati [7] e dall’articolo 18 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, non è concesso.

Secondo notizie di prima mano, i funzionari usano violenza contro un respinto su cinque nella sola località di Lohovo, un numero notevolmente inferiore rispetto ad altre località di respingimento al confine croato-bosniaco dove la violenza è sistematica. Qui come in altri luoghi, i telefoni cellulari vengono quasi sempre distrutti e restituiti in un sacchetto di plastica giallo”.

Negli stessi video, la violenza si manifesta sotto forma di calci e insulti. Colpi e urla che si possono sentire da vicino indicano che le percosse e le umiliazioni, ampiamente documentate da varie ONG [8], si verificano nelle vicinanze.


È interessante notare che il gruppo sembra stia progettando di rilasciare ancora più materiale video dal confine:

Abbiamo già altre registrazioni da altre località e le pubblicheremo non appena avremo raccolto abbastanza materiale. Poiché i respingimenti in altri luoghi spesso avvengono di notte, lavoriamo con telecamere termiche e altre attrezzature speciali”.

Con questo lavoro, il gruppo mira a contribuire alla fine dei respingimenti e della violenza della polizia in Croazia.

Chiediamo che le violazioni dei diritti umani al confine bosniaco-croato cessino immediatamente. Per questo è necessario che siano esaminate in un’indagine ufficiale sia dal Ministro dell’Interno croato, sia dalla Commissione Europea, che cofinanzia la sicurezza delle frontiere croate col Fondo per la sicurezza interna (ISF)”.

Il progetto Border Violence Monitoring sostiene queste richieste. Ora più che mai, le prove richiedono indagini immediate da parte delle autorità croate e della stessa Unione Europea, di cui la Croazia è uno Stato membro, che cofinanzia la sicurezza delle frontiere croate. La Commissione europea dovrebbe invitare la Croazia a fare indagini sulle espulsioni collettive di richiedenti asilo in Bosnia-Erzegovina e sulle accuse di violenza perpetrate dai funzionari croati. La Commissione europea dovrebbe inoltre avviare procedimenti giudiziari contro la Croazia per violazione del diritto comunitario.

Vorremmo mettere a disposizione del pubblico il materiale che ci è stato inviato, al fine di renderlo visibile come prova degli eventi quotidiani ai confini dell’Unione europea.

Il pacchetto di dati, comprendente la relazione, una panoramica del contenuto del materiale e tutti i video, può essere consultato o scaricato qui:
- https://files.borderviolence.eu/index.php/s/EYZdTo0OeGXrCqW

In caso di domande il progetto BVM può mettersi in contatto, in maniera criptata, con il gruppo anonimo.


Leggi anche altri report di organizzazioni internazionali come quello di Ombudsperson’s Office:
- https://www.hrw.org/news/2018/12/11/croatia-migrants-pushed-back-bosnia-and-herzegovina
- https://data2.unhcr.org/en/documents/download/65373#_ga=2.208810642.1213708470.1536311185-1864144361.1536311185
- Ombudsperson’s Office reports (in Croatian):
http://ombudsman.hr/hr/izvjesca-2017/izvjesce-pp-2017/send/82-izvjesca-2017/1126-izvjesce-puc ke-pravobraniteljice-za-2017-godinu
http://ombudsman.hr/hr/npm-novosti/cln/1263-pravobraniteljica-dostavila-dorh-u-sve-informacije-o -okolnostima-pogibije-madine-husseini-modulnpm