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Piloti volontari: «Chi lo farà se noi non lo facciamo?» (I parte)

Charly Célinain, le courrier de l’Atlas - 2 novembre 2018

25 dicembre 2018

- Link all’articolo originale (FRA)

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Si sono dati per missione di essere “gli occhi aerei” delle navi di salvataggio che navigano nel Mediterraneo. Una missione necessaria e complicata.

L’idea è nata da una semplice domanda: come aiutare le navi di soccorso che percorrono il Mediterraneo per venire in aiuto alle imbarcazioni dei migranti in difficoltà? José Benavente Fuentes, pilota professionista, ha logicamente pensato alla localizzazione aerea. Dopo averci riflettuto a lungo, parla del progetto ad un altro pilota, Benoît Micolon. Lo scorso gennaio fondano insieme l’associazione Pilotes Volontaires (Piloti Volontari) e a partire da aprile sorvolano il Mediterraneo. Una missione ambiziosa che ha però un suo numero di problemi. Benoît Micolon ce ne parla:

Quando José le ha chiesto di unirsi a lui in quest’avventura, lei ha esitato? Perché?
Una sera di gennaio, alla fine di una normale conversazione, José mi parlò di un progetto che aveva in mente da un po’ di tempo. Mi chiese la mia opinione su certi aspetti tecnici ed operazionali, ma non credo che in quel momento il suo intento fosse quello di reclutarmi.

Mi sono allora informato per conto mio per potergli fornire delle precisioni tecniche che mi aveva chiesto. Mi sono presto reso conto che si era già perso troppo tempo, poiché molte vite erano già in pericolo ogni singolo giorno.

Mi è sembrato quasi come un dovere di mettere le mie competenze aereonautiche al servizio di questa causa umanitaria. Chi lo farà se noi non lo facciamo?

Qualche giorno più tardi ho annunciato a José la mia volontà di impegnarmi nel progetto al suo fianco, al 200%.

A fine gennaio nasceva così ufficialmente Piloti Volontari, con la presentazione in prefettura dello statuto dell’associazione.

Quali sono stati i vostri dubbi al momento di iniziare, tenuto conto del fatto che avete messo del vostro denaro personale nel progetto?

Abbiamo deciso di comprare l’aereo con i nostri risparmi per non perdere troppo tempo, puntando sul fatto che avremmo trovato poi dei donatori per sostenerci, dal momento che avremmo salvato delle vite.

E’ complicato in effetti convincere qualcuno quando nulla è stato ancora fatto e quando il progetto è solamente una bozza su un foglio di carta. L’idea era quindi di dare prova della nostra efficacia… ed il piano ha funzionato! Il rischio dal punto di vista finanziario era stato superato, poiché anche se il progetto non fosse andato a buon fine, avremmo sempre avuto la possibilità di rivendere l’aereo e recuperare una parte dei soldi.
L’incognita maggiore riguardava l’ottenimento delle varie autorizzazioni di volo, ma alla fine è andato tutto bene. Stiamo rispettando scrupolosamente i diversi regolamenti e tutto va bene.

Attualmente quanto tempo durano queste missioni? La sua carriera professionale ne è influenzata?

Io e José abbiamo consacrato tutte le nostre vacanze ed il nostro tempo libero al lancio del progetto.

Dobbiamo volare più spesso possibile, quando le condizioni meteo lo permettono, per tentare di salvare il massimo di vite possibile. Fortunatamente siamo riusciti a formare diversi piloti ed osservatori. Pilotes Volontaires conta oggi circa 10 membri attivi che partecipano alla vita dell’associazione. Io e José siamo dunque meno presenti sul campo rispetto agli inizi, ma organizziamo e seguiamo le missioni da vicino. Ci passiamo tutto il nostro tempo libero.
Il mio datore di lavoro non è disposto ad aiutarmi con il progetto Pilotes Volontaires. Devo quindi rispettare questa sua scelta e fare in modo che questo progetto umanitario non abbia un impatto sulla mia vita professionale.

Dal mese di maggio le vostre missioni hanno permesso di salvare circa 4.000 persone. Vi aspettavate di vedere così tante persone in pericolo?
Sapevamo che c’erano molte persone in pericolo in mare, ma non avevamo idea della frequenza alla quale avremmo individuato le imbarcazioni in difficoltà. In più del 50% delle missioni scopriamo delle persone in pericolo di morte…

Personalmente, ciò che mi preoccupa di più sono le imbarcazioni che non vediamo, quelle che sono affondate durante la notte, prima ancora che avessimo la possibilità d’individuarle durante la giornata. Ciò che mi preoccupa sono tutte quelle navi che sono affondate perché non abbiamo potuto volare o perché, anche se ci trovavamo in volo, non le abbiamo viste perché la zona è vastissima. Tutte queste vite perse di cui nessuno mai parlerà. Quelle migliaia di genitori che restano al paese e che non riceveranno mai notizie dei loro figli e delle loro figlie e che vivranno con la speranza di rivederli un giorno. Tutti quei lutti impossibili… perché non ci sono corpi da seppellire… nessuna sepoltura da fare… nessuna tomba da ornare di fiori…