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Nador (Marocco): “Sappiamo che quello che facciamo qui è pericoloso”

Speciale AYS (Are you Syrious?), 29 dicembre 2018

9 gennaio 2019

- Link all’articolo originale (ENG)

Maltrattamenti, violenze e furti: questo è quello che affrontano ogni giorno le persone sub-sahariane in viaggio verso Nador, Marocco. In migliaia si nascondono nel bosco, cercando un modo per attraversare il Mediterraneo e raggiungere la Spagna, come via d’accesso per l’Unione europea. Nello stesso momento, parte della popolazione locale, che vive anch’essa ai margini della società approfitta di questa situazione.

Leggi anche:
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Faras Ghani, Al Jazeera - 3 dicembre 2018

I villaggi vicino i campi nelle foreste stanno approfittando della condizione dei migranti nascosti lì in attesa del loro viaggio verso l’Europa. La polizia fa violenza su queste persone ogni mattina. Marocco e Libia, due Paesi in cui i diritti umani non sono rispettati, sono tra le nazioni che ricevono di più i fondi stanziati dall’UE per le migrazioni al di fuori del continente. Foto: AYS

29 dicembre 2018

L’autobus da Nador si ferma in una piccola comunità della periferia; questa è l’ultima tappa. Due uomini si sporgono dal finestrino di un’auto, preoccupati del nostro arrivo.

E’ pericoloso da queste parti, che cosa ci fate qui?”, ci chiedono, prima di andare via.
Omar Nafi è il presidente dell’Associazione Marocchina dei Diritti Umani, della sezione di Nador (AMDH Nador), l’organizzazione per i diritti umani più grande del Paese. Secondo lui, la polizia ha occhi ovunque, e le persone del posto fanno segnalazioni. AMDH Nador aggiorna spesso la sua pagina Facebook con notizie di violazioni di diritti umani, deportazioni illegali e violenze da parte della polizia.

Nador è una piccola città, 10 km a est dal territorio spagnolo di Melilla, in Marocco. Le facciate dei palazzi sono di colori chiari e sbiaditi, mentre gli hotel sono affollati in questo periodo dell’anno. Qui ci sono molti fast food, bar con solo camerieri uomini e giovani marocchini che vivono per le strade.

Momodou* però non sa molto di queste cose. Vive in quella che gli abitanti del luogo chiamano “la foresta”, che si trova proprio sulla collina vicino la fermata dell’autobus. Questo è il motivo per cui gli uomini nella macchina ci hanno detto che è un luogo poco sicuro; è una sorta di universo parallelo visto dalla città.
Siamo i nostri stessi medici, avvocati, facciamo tutto…”, afferma Momodou*.
Momodou*, 23 anni dal Gambia, parla bene inglese. Ha lavorato nel mondo del turismo ed era un musicista, prima di dover partire.

Secondo Omar Nafi, presidente di AMDH Nador, non è né semplice, né vantaggioso, portare l’attenzione sulle violazioni dei diritti umani in Marocco. Operare nella “foresta” è praticamente impossibile, sia per loro, che per le organizzazioni internazionali.

Amnesty è stata qui, ma poi sono stati costretti a lasciare (…). Una chiesa svizzera qualche volta ci porta del cibo, ma niente più”, spiega Nafi. (AYS non ha ricevuto la conferma da Amnesty)

Nel villaggio vicino la “foresta”, le persone del posto vendono beni di prima necessità in piccoli negozi. Alcuni degli abitanti lavorano qui, in cambio di un pasto. Foto: AYS

Una nazione

Momodou* vive nella foresta da nove mesi ormai. Ci racconta che è impossibile entrare senza un invito. Scherzosamente ci definisce delle spie e le foto infatti devono essere fatte previo consenso. Un uomo dall’Africa occidentale è il “boss” da queste parti. È arrivato in Marocco più di dieci anni fa e ha iniziato ciò che Momodou* chiama i suoi affari: aiuta le persone a spostarsi. Momodou* chiama la foresta “una nazione”: qui le persone si aiutano l’un l’altro, ci dice. È un ambiente tranquillo. Se qualcuno inizia una rissa, allora lui/lei deve pagare una multa di 100 euro alla comunità. Se la cosa poi si ripete, allora quel qualcuno non potrà salire sulle successive cinque barche in partenza per l’Europa. Dall’altra parte, è come se fossero intrappolati qui in qualche modo, spaventati dalle deportazioni e dalla detenzione.

Se andiamo in città, la polizia ci farà del male, ruberà i nostri soldi, ci imprigionerà” spiega Momodou*.

La foresta” è un mondo a parte: una piccola nazione sconosciuta alla maggior parte delle persone a Nador. Sull’autobus, Leemu* tiene la testa bassa per tutto il tragitto, guardando in basso con la fronte poggiata sul sedile di fronte a lui. Un gruppo di giovani ragazzi dice qualcosa, lo chiama, offendendolo, prima di scendere. Lo indicano e ridono di lui mentre scendono dall’autobus. Il razzismo qui non è un segreto.

E’ impossibile per persone dal sub-sahara vivere in città. La polizia li prende, abusa di loro o li deporta”, Nafi ripete le stesse cose che ci ha detto Momodou*.

Nador è una piccola città sulla costa marocchina di circa 160.000 abitanti. Nessuno dal sub-Sahara osa entrare, spaventati dalla polizia che potrebbe beccarli, maltrattarli o derubarli. Per questo, “portiamo fuori i nostri soldi, non puoi nemmeno immaginare”, afferma Momodou*. Foto: AYS

Accordo senza efficacia

Nel 2018, gli sbarchi in Spagna attraverso la cosiddetta rotta del Mediterraneo occidentale, sono aumentati del 163%, rispetto allo stesso periodo l’anno scorso. Secondo l’UNHCR, finora sono arrivate più di 55.000 persone, la maggior parte delle quali passando per il Marocco. Così come in Europa, alcuni hanno camminato per giorni. Nel frattempo, 687 persone sono morte o disperse. Ma il trend si sta invertendo: nel 2015, secondo le statistiche dell’UNHCR, sono arrivate più persone attraverso il confine di terra, in corrispondenza della città di Ceuta.

A quei tempi, spiega Omar Nafi, era più economico. Ma d’allora, il confine è stato rafforzato (da Frontex, recinzioni e guardie di frontiera). Negli ultimi due anni, il numero di migranti marocchini che hanno raggiunto la Spagna è aumentato di otto volte; questo dimostra che questa nazione non può neppure garantire condizioni decenti ai suoi stessi cittadini. Infatti, stando all’UNHCR, il 21% di coloro che arrivano in Spagna è di origine marocchina.

Emigrare via mare è costoso. Spagna, Marocco, anche i trafficanti traggono vantaggi da questa situazione”, afferma Nafi.

L’anno scorso, 212 persone sono morte durante il viaggio. Al summit delle Nazioni Unite a Marrakesh il 10 dicembre, i leader di tutto il mondo hanno sottoscritto il Global Compact per le migrazioni. L’obiettivo era quello di trovare un sistema comune per gestire i flussi migratori e l’integrazione. Cerca inoltre di trovare un modo per collaborare su una questione che divide il mondo: l’accoglienza o meno di coloro che scappano da guerre, povertà e persecuzioni. Questo documento, suddiviso in 23 punti, non è vincolante. Infatti, diversi Paesi europei, come Polonia e Slovacchia si sono già ritirati. Questo significa che questo accordo potrebbe anche non avere nessun effetto.

Prima di questo incontro, un report di AMDH Nador ha parlato di deportazioni di massa da un centro vicino Nador, il centro di detenzione di Arekmane. I video pubblicati su Facebook mostrano le condizioni all’interno del campo, o persone con il volto coperto, portati con un bus verso l’aeroporto internazionale di Casablanca. Momodou* conosce Arekmane, è uno dei motivi per cui le persone si nascondono nella foresta.

11 amici sono scomparsi quattro mesi fa; da allora nessuno ha avuto più notizie”, afferma.

Adesso, mentre passiamo vicino al campo, sembra vuoto. I militari sono gli unici rimasti. Secondo Omar Nafi, AMDH Nador ha sporto una denuncia per violazioni nei confronti dei sub-sahariani che vivono nella regione, ma non crede che questa possa cambiare le cose. È probabile che venga respinta anche prima di arrivare in tribunale.

La vista entrando in uno dei campi nella foresta più piccoli fuori Nador. Foto: AYS

La vita nella “foresta”

Il terreno della strada principale, sulla quale c’è la fermata dell’autobus, è coperto di polvere. Nel piccolo villaggio, ci sono un paio di negozietti che vendono prodotti basilari. Le persone del posto vendono uova, farina, coca cola e caffè a tutti coloro che non possono arrivare in città. "I prezzi per noi sono più alti, rispetto a quelli che per le persone del posto”, afferma Momodou*.

Attualmente rappresentano un grande business: nella zona ci sono circa 16 campi di fortuna come questo in cui vive Momodou. Tende di diverse grandezze, fuochi e biancheria pulita appesa agli alberi. Momodou* crede anche che 60-70 persone facciano uso di droghe, perlopiù marijuana e hashish, usate per non pensare troppo e per calmarsi. Gli mancano il suo flauto e la sua chitarra, che erano piacevoli per lui.

Le persone del posto sono povere: approfittare di coloro che vivono nelle foreste è diventato una fonte di guadagno. Nel villaggio c’è un piccolo bar con un tavolo da biliardo e una tv per lo sport, mentre migliaia e migliaia di altre persone vivono nella foresta; nessuno conosce le cifre esatte.

Loro (le persone del posto) affittano stanze per 20 DH (2 euro) a notte. A volte, quando ho disponilità, rimango qui. È come un hotel a cinque stelle, rispetto al mio bunker”, ci dice Momodou* con un leggero sorriso.

Il bunker, così come lo chiama, è la sua tenda. Otto persone dormono qui. È coperta con un telo di plastica e un tessuto camouflage. All’interno, il suolo è fangoso e ci sono molte grandi bottiglie d’acqua vuote. L’acqua è un’altra cosa che devono prendere nel villaggio.

Uno dei bunker all’interno del campo, dove dormono otto persone. Foto: AYS

Quasi ogni mattina, secondo Momodou* e anche altre persone che sono qui, squadre di poliziotti arrivano. Distruggono tutto “solo per fargli del male”, come afferma Momodou. Ogni volta, bisogna impacchettare tutti i propri averi e nasconderli per le montagne. La maggior parte delle volte però, alcuni del posto, che sono dalla loro parte, avvisano del loro arrivo.

Se i marocchini avessero voluto aiutarci, allora l’avrebbero fatto, aiutandoci a ricostruire i nostri bunker. Ma non l’hanno fatto. Dobbiamo prendere il materiale e fare tutto da soli”.

È tutta una questione d’affari. Un metro del telo di plastica in uno di questi negozi costa 10 DH (1 euro). Dopo le squadre di poliziotti, è il turno dei “cattivi ragazzi marocchini”. Le gang di criminali del luogo rubano tutto quello che riescono. Altri invece, che vivono ai margini della società marocchina, vendono coperte, giubbotti di salvataggio e altri indumenti per 15 euro.

Ne abbiamo bisogno”, racconta Momodou* riferendosi sia alle persone del posto, che alle giacche di salvataggio.

Le persone che vivono nella foresta cercano di ricostruire il campo dopo uno dei raid. Foto: privata

Marocco = Libia

Il 14 dicembre, pochi giorni dopo il vertice delle Nazioni Unite, la Commissione Europea ha dichiarato in conferenza stampa che nel 2018 i fondi (Fondo europeo fiduciario per l’Africa) per il Marocco saranno aumentati fino a 148 milioni di euro. Come affermato dal Commissario europeo per le migrazioni Dimitris Avramapoulos in conferenza stampa, questi soldi saranno utilizzati per “rafforzare la gestione dei confini, per combattere i trafficanti e per aumentare la tutela per i migranti, cercando di evitare le partenze irregolari attraverso gli aiuti economici nella regione. Queste sfide collettive richiedono soluzioni condivise e collaborazione, e l’UE è con il Marocco”.

Nonostante questo, il problema, così come chiarito da Nafi, è che il Marocco non tiene conto dei diritti umani. Per esempio, alla AMDH Nador è stata vietata l’organizzazione di un incontro sulle violazioni di diritti umani nella regione. Fino alle ultime settimane di dicembre 2018, il 21% delle 55.000 persone arrivate in Spagna sono di origine marocchina. È evidente che il Paese non riesce a proteggere i suoi cittadini, lasciando soli quelli di origine sub-sahariana. Allo stesso tempo, il Marocco cerca di limitare i flussi verso l’Europa, seguendo l’obiettivo dei fondi europei. DW ha avvisato che il Marocco potrebbe essere in realtà un partner pericoloso.
Il risultato è infatti una soluzione come il campo di detenzione di Arekmane.

Il campo di detenzione di Arakmane, fuori Nador. Foto: AMDH- Nador

Il grande problema è che l’UE da denaro al Marocco; e questo Paese li usa come vuole. Ciò comprende abusi, campi di detenzione e deportazioni. Non c’è nessuno a controllare ciò che fanno le autorità”, afferma Omar Nafi.

La situazione è simile a quella già esistente in Libia, dove nessuno conosce effettivamente quello che sta succedendo nei campi di detenzione. In Libia, il sistema non funziona: le milizie, così come il governo corrotto, violano i diritti umani. Ci sono molti report a riguardo. Ciò nonostante, Marocco e Libia sono tra i Paesi al di fuori del confine europeo che ricevono più fondi dall’UE.

Secondo la Commissione Europea, la necessità di aiuti economici e cooperazione con il Marocco è aumentata nel 2018. Ma nelle foreste, la vita rimane la stessa. Durante i nove mesi qui, Momodou* ha imparato il metodo; ha anche imparato che qui la vita è difficile.

Sappiamo che ciò che facciamo qui è pericoloso (…) ma anche la nostra vita è a rischio”.

Sua sorella è morta in mare, era incinta di sei mesi. Il marito di lei si trova in Francia, mentre lui è ancora qui, in cammino sulle colline per evitare di esser derubato o maltrattato. Portano fuori i loro soldi, spiega Momodou*. Più importante di ogni cosa era il suo passaporto gambiano; si è perso durante uno dei raid della mattina; ricorda di averlo lasciato in un paio di jeans abbastanza nuovi.

Il viaggio verso l’Europa, o meglio la rotta via mare, è costosa. La tariffa “normale” è di 2.000 euro, con massimo 65 persone sulla stessa imbarcazione. Poi c’è il biglietto VIP: 3.000 euro con un numero minore di persone sulla barca, che potrebbe anche partire prima. Questo corrisponde a meno tempo passato nella foresta. Prima di arrivare sulla barca, i trafficanti stipano queste persone nelle auto, stretti come sardine, racconta Momodou*. Ogni volta qualcuno riesce in questa impresa, mentre la comunità nella foresta sacrifica una pecora donata dal “boss” del campo.

Interno del negozio, l’ingresso del quale si vede anche in una delle foto precedenti, è possibile caricare i cellulari. Foto: AYS

Momodou* è impegnato al telefono mentre cammina sulla strada polverosa, cercando di organizzare qualcosa che sembra complicato. Così come tutti gli altri qui, è arrivato a Nador per poi partire. I suoi soldi ormai sono finiti. Vuole arrivare in Francia, Svezia o in qualsiasi altro posto dove iniziare una nuova vita. La cosa più importante è poter lavorare e suonare di nuovo la sua musica.

Non sono qui per guadagnare, come fanno altri, ma se posso aiutare qualcuno che può farmi partire, allora lo farò”.

Mamodou* ha cercato invano per due volte di passare per la città di Tangeri; la prossima volta passerà per Nador. Ci sono tre punti principali da cui partono le navi, e circa 20 possibili punti di partenza. I trafficanti vengono nella foresta regolarmente, alcuni vivono lì. Tutto quello che è un segreto altrove, qui è ovvio, non c’è bisogno di nascondere le cose. Nessuno ti guarda a prescindere.

Durante il nostro viaggio di ritorno in autobus, Momodou* ci indica un’auto senza targa valida. Si tratta di un trafficante.

Non passerà per la strada principale a Nador”, afferma Momodou* indicando l’auto.