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“Io sono ombra” - Dispersione scolastica al 15%, bambini lavoratori, minorenni stranieri che scompaiono, irreperibili aumentati di 5 volte rispetto al 2017: è emergenza

8 gennaio 2019

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Christian ha dodici anni, capelli neri brizzolati, occhioni color castagna da bambino e sguardo da uomo indurito. Sarà alto un metro e trenta, non di più.
Vive in un buco di casa all’interno di una colata di cemento imponente. Una grande topaia con dentro centinaia di piccole topaie: una sorta di carcere a cielo aperto. E’ il lascito di un piano architettonico mal progettato, trasformato dalla città in una finta elemosina per i miserabili della terra. Un inferno con un oceano di calcestruzzo e fiumi di droga che affluiscono da ogni parte. Un posto che mette ansia, che dà l’impressione di impossibilità di fuga.
Sembra la metafora vivente della claustrofobia.
Christian non va a scuola, quando gli domando il perché mi guarda sorpreso e scioccato per un secondo. Poi si riprende, in tono serio mi dice: "Perchè devo fare mangiare mia madre".
Non è l’unico figlio, ma è l’unico figlio ancora in libertà.
Ha il motorino, uno stipendio mensile. E’ un corriere.
Ama la musica classica, ascolta Chopin, Beethoven, Bach e Mozart. Quando suona quella pianola da due soldi, ti fa vibrare l’anima e scoperchiare le emozioni. E’ un talento cristallino.
Farebbe il mazzo a qualunque bambino di qualunque scuola privata di qualunque città italiana.

Ahmed ha diciannove anni, è da cinque anni nel nostro Paese. E’ stato catapultato in Italia dai suoi genitori, ha addosso la pressione delle aspettative della sua famiglia. Non odia suo padre, mi risponde quasi imbarazzato.
"Non lo odio" mi ripete fermo, con gli occhi neri traditi da uno scorcio di brillantezza genesi della commozione: mi spiega che i suoi genitori non avevano alternative. Poteva partire solo lui, il più grande tra i fratelli. Suo padre l’avrebbero rimandato indietro e sarebbe stato punito dal regime.
Mi spiega che ama la fisica e la matematica, che studia nel tempo libero ed il suo sogno è sempre stato diventato professore.
"Rimarrà un sogno", mi dice fermamente. "Sognare l’impossibile può rendere pazzi, finisci per crederci", mi spiega laconico.
Vive in una stanza per universitari, fa cinque chilometri a piedi all’andata e cinque al ritorno, metà dello stipendio lo manda in Egitto. Il resto lo usa per vivere qui.
"Quando fanno i resoconti della giornata, sono più veloce della calcolatrice" sogghigna, per poi aspirare un tiro di una sigaretta e far infrangere il fumo nelle stelle.

Christian è italiano. Ahmed è egiziano.

Hanno in comune, tra le tante, una cosa: crescere nelle sabbie mobili dell’ingiustizia più feroce, quando per sopravvivere devi catapultarti nella realtà della giungla. Non sanno cos’è la scuola. Non sanno cos’è sognare.
Sono bambini diventati uomini troppo in fretta. Sono futuri uomini destinati a rimpiangere l’essere bambini. Sono uomini che, quando vedranno un ragazzino calciare un pallone, abbasseranno lo sguardo a terra con rimpianto.
I minorenni in Italia che abbandonano la scuola sono tanti.
I minorenni in Italia preda delle organizzazioni criminali sono tantissimi.

Sicilia e Sardegna hanno il 24% di dispersione scolastica, ben al di sopra della media nazionale (Italia 15%) [1].
In questo contesto s’inseriscono le storie dei ragazzini italiani che non si siedono sui banchi.
Storie drammatiche, come quelle dei minori stranieri non accompagnati che giungono in Italia con l’obiettivo imprescindibile e primario di lavorare per sostenere la propria famiglia rimasta nel Paese di origine.
I minorenni non italiani che finiscono al di fuori dei sistemi di protezione sono tanti, troppi.
L’esercito dei minori fantasma [2]: preda di associazioni mafiose, di lavori sfiancanti, di sfruttamento sessuale e lavorativo.
Finiti in una ragnatela architettata ad hoc da uomini (italiani e stranieri) che lucrano avidamente sulla pelle di minorenni indifesi.

Segnalazione dei MSNA [3]:

La chiusura delle frontiera ha, di fatto, portato ad un restringimento dello stock di segnalazione dei MSNA: chiaramente il minorenne incontra maggiori difficoltà nello sbarco in Italia, il rischio di rimanere intrappolato nelle carceri libiche e in quelle nuove egiziane diviene sempre più probabile.

In tal senso "basti pensare all’intesa raggiunta da Angela Merkel con Al Sisi, a cui si accoderanno probabilmente le altre nazioni europee: bloccare i migranti in Egitto, non farli salpare nel Mediterraneo, in cambio di soldi ed aiuti economici allo Stato cofirmatario" [4].
Il nuovo accordo tra la Germania ed il faraone ha di fatto rafforzato le carceri di Assuan e Il Cairo, riproponendo un accordo drammaticamente simile a quello tra Unione Europa e Turchia.
Nell’intesa tra Bruxelles ed Ankara veniva sacrificato il popolo siriano e soprattutto i bambini [5], incanalati nel lavoro nero e nello sfruttamento.
In questo nuovo, il risulto sarà lo stesso: i minorenni saranno sacrificati sull’altare come capretti.
Inoltre, se da un lato le segnalazioni di MSNA in Italia sono diminuite drasticamente nel 2018 (dopo l’accordo con la Libia), è altrettanto vero che è aumentato l’unico dato che non doveva aumentare: gli irreperibili.

Gli irreperibili nel 2018, mese per mese:

Il quadro che emerge è drammatico.
- Il numero dei minorenni irreperibili da Gennaio (4.332) a Novembre (5.314) è aumentato vertiginosamente: +982.
- Ancora più grave la situazione se comparata all’anno prima. Nel 2017, da Gennaio (5.373) a Novembre (5.581): +208 irreperibili.
- Sintesi: i bambini scomparsi nel 2018 (982) sono quasi cinque volte di più (4,72 per l’esattezza) rispetto allo scorso anno (208).

La situazione è di piena emergenza: i minorenni stranieri spariscono. Sempre di più.

"Io sono come un’ombra.
Quando sto davanti la gente non mi guarda neanche. Quando sono dietro, le persone camminano più veloce per evitarmi.
Ormai c’ho fatto l’abitudine: dalle ombre, però, può nascere qualcosa di buono.
Mi ricordo di quando mio padre, prima di addormentarmi, faceva le ombre cinesi con le mani: proiettava sul muro le forme degli animali.
Mi piaceva un sacco come faceva il coccodrillo, sembrava vero.
Ma è una vita fa.
Una vita fa
".
(M., 17 anni, ragazzo diventato uomo da anni)

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Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali