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Lettera aperta di 14 associazioni a Emmanuel Macron: “Lo Stato mette in pericolo i migranti”

Le Journal du Dimanche, 28 dicembre 2018

11 gennaio 2019

- Link all’articolo originale (FRA)

Médecins du monde France, Secours catholique-Caritas France e 12 altre associazioni denunciano in un editoriale del JDD “il fallimento dello Stato” nel proteggere e nel dare riparo ai migranti. Chiedono a Emmanuel Macron “di offrire una rapida soluzione di alloggio alle persone che si trovano in strada”.

È la constatazione di un fallimento quella che 14 associazioni, tra cui Médecins du Monde France, Secours catholique-Caritas France e Emmaüs France rivelano al JDD, in merito alla politica di Emmanuel Macron sull’accoglienza dei migranti. “A oggi, non possiamo fare altro che constatare il fallimento dello Stato nell’esercizio della sua responsabilità di protezione, riparo e accoglienza incondizionata”, scrivono in una lettera aperta al Capo dello Stato. “In qualità di associazioni e collettivi impegnati sul campo, operiamo quotidianamente con e presso gli esuli e misuriamo costantemente lo stato di precarietà in cui versano”, si legge.

Gli autori di questa lettera si spingono oltre assicurando che la situazione di queste persone “sconfina in una situazione di pericolo voluta intenzionalmente” dallo Stato. E ancora, “per uscire da questo vicolo cieco”, si appellano alla ”responsabilità” di Emmanuel Macron, ma anche a quella del Municipio di Parigi “di offrire una rapida soluzione di alloggio alle persone che si ritrovano in strada” e chiedono di ”creare una risposta permanente a una situazione di emergenza”.

L’editoriale:

“Signor Presidente, il Suo governo, la Sua maggioranza e i Suoi servizi hanno dimenticato presto l’impegno da Lei pronunciato il 28 luglio 2017. Ma, cosa ancora più grave, è Lei stesso ad aver dimenticato quell’impegno. Nelle ore in cui si intensifica l’ingiunzione di una giustizia sociale, Le ricordiamo le Sue parole: “Da adesso alla fine dell’anno, non voglio più vedere uomini e donne vagabondare per le strade o nelle foreste. Voglio alloggi di emergenza ovunque”. Un anno dopo, migliaia di persone, tra cui donne, uomini, bambini e famiglie condividono gli angoli più reconditi delle città, si riparano sotto scambiatori di calore, finiscono sui marciapiedi di Parigi e della periferia limitrofa. A ciò si aggiunge una spirale infernale alimentata da oltre tre anni; fatta di accampamenti, immobilismo, smantellamenti, diaspore a volte violente ma anche di molestie nei confronti degli esuli, dei cittadini solidali e dei collettivi che vengono in loro aiuto.

Oggi, questi senzatetto hanno sempre più difficoltà a nutrirsi, a curarsi, a trovare un’informazione affidabile per far valere i propri diritti fondamentali. Obbligati a nascondersi per sottrarsi alla violenza delle forze dell’ordine e alla pressione amministrativa, sono meno visibili nell’ambiente pubblico. Eppure ci sono.

“Le discussioni si intrecciano, le risposte sono sempre le stesse e non sono all’altezza di questa situazione di emergenza”

In qualità di associazioni e collettivi impegnati sul campo, operiamo quotidianamente con e presso gli esuli e misuriamo costantemente lo stato di precarietà in cui versano. Come tanti altri cittadini, non sopportiamo che queste persone vengano mantenute in condizioni di indigenza estrema.

Abbiamo incontrato in diverse occasioni il Municipio di Parigi e la prefettura d’Île-de-France per interpellarli direttamente sulle gravi mancanze che nuocciono alle persone e sulla necessità di trovare loro incondizionatamente un riparo immediato. Ma li abbiamo incontrati anche affinché si gettino le basi per una riflessione collettiva sull’alloggio e la sistemazione di tutte le persone che vivono in strada.

Le discussioni si intrecciano, le risposte sono sempre le stesse e non sono all’altezza di questa situazione di emergenza. Nonostante si mostri tanta buona volontà, giocano tutti a scaricabarile fino al punto di bloccarci in un ping pong istituzionale che è durato fin troppo.

Nel frattempo, i corpi e le anime si logorano. A oggi, non possiamo fare altro che constatare il fallimento dello Stato nell’esercizio della sua responsabilità di protezione, riparo e accoglienza incondizionata.

La prefettura dell’Île-de-France si accontenta infatti di riorientarci verso i dispositivi attivati in questi ultimi anni e a un programma invernale sottodimensionato, come ogni anno.

“Per uscire da questo vicolo cieco, siamo pronti a trovare insieme nuove soluzioni, sin da domani, a condizione che ci sia un impegno reale e un cambiamento di rotta politica”

Analogamente, nonostante gli sforzi profusi per migliorare l’accoglienza e l’attuale impegno per fare di Parigi una “città rifugio”, la realtà delle persone che vivono in strada tra i topi ci dimostra fino a che punto questa politica sia un fallimento. Se la precarietà aumenta nella società, è ancora più dura per coloro che ne sono ai margini, che vengono abbandonati al vagabondaggio.

È una realtà a Parigi, nell’Île-de-France ma anche a Grande-Synthe, sul litorale nord, e altrove. Noi ne siamo i primi testimoni, coloro che aiutiamo, le prime vittime. La situazione di pericolo in cui vertono equivale a essere una situazione intenzionalmente voluta.

Per uscire da questo vicolo cieco, siamo pronti a trovare insieme nuove soluzioni, sin da domani, a condizione che ci sia un impegno reale e un cambiamento di rotta politica.
Vogliamo creare una risposta permanente a una situazione di emergenza.

Signor Presidente, offrire rapidamente un alloggio alle persone che vivono in strada, far rispettare i loro diritti e non lasciare che la società civile, le associazioni, i collettivi, i cittadini si sostituiscano ai servizi statali è una Sua responsabilità - strettamente correlata alla figura del prefetto regionale - nonché quella del Municipio di Parigi.
Si tratta di un’esigenza, di un’autentica sfida di coesione sociale”.

Anne-Marie Bredin, rappresentante del collettivo Solidarité migrants Wilson; 
Philippe de Botton, presidente di Médecins du monde France; 
Véronique Fayet, presidentessa del Secours catholique-Caritas France; 
Catherine Gak, segretaria di La Gamelle de Jaurès; 
Marin Marx-Gandebeuf, rappresentante di Guide de la demandeuse et du demandeur d’asile à Paris; 
Gaël Manzi, presidente di Utopia 56; 
Jacques Mercier, presidente di Dom’Asile; 
Mélanie Mermoz, rappresentante del Collectif Audonien Solidarité Migrants; 
Marie Montolieu, presidentessa della Federazione parigina del Mrap (Mouvement contre le racisme et pour l’amitié entre les peuples – Movimento contro il razzismo e per l’amicizia tra i popoli); 
Jérôme Musseau, rappresentante del collettivo P’tits Dej’s solidaires; 
Malik Salemkour, presidente della Ligue des droits de l’homme; 
Corinne Torre, responsabile missioni per la Francia di Medici senza frontiere; 
Hubert Trapet, presidente di Emmaüs France; 
Jean-Marc Wasilewski, rappresentante degli États généraux des migrations Paris (Stati generali delle migrazioni)